Il Partito democratico proporrà di inserire nella riforma del fisco la tassa di successione per i patrimoni oltre i 5 milioni di euro. Dopo il botta e risposta a distanza, pacificato con una telefonata nei giorni scorsi, Enrico Letta ha visto il presidente del Consiglio Mario Draghi e ha ribadito che i dem porteranno avanti la proposta. “Con Draghi abbiamo parlato delle grandi riforme“, ha detto poco dopo a Quante Storie su Rai3, “quella della giustizia, che è importantissima, la riforma del fisco, dentro cui noi proporremmo varie idee, fra cui quella sulla successione per i patrimoni più ricchi, poi le semplificazioni, il mercato del lavoro. Con Draghi abbiamo condiviso un metodo, noi portiamo le nostre proposte, lavoriamo nella stessa direzione”. L’incontro è avvenuto in mattinata a Palazzo Chigi e fonti di governo hanno confermato che al centro della discussione ci sono state le riforme.

Il segretario Pd è stato convocato dopo che la sua proposta, il 20 maggio scorso, era stata bruscamente liquidata dallo stesso Draghi. Non era la prima volta che Letta ne parlava, ma l’uscita di un’intervista al Corriere della sera in cui la rilanciava si era accavallata con la conferenza stampa del decreto Sostegni bis. E interpellato sull’argomento, il premier si era limitato a rispondere: “Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata, ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli“, ha detto. Se non una bocciatura definitiva, sicuramente non un’apertura. Al botta e risposta era seguito, il giorno dopo, un colloquio telefonico tra i due. Secondo le ricostruzioni a innervosire Draghi sarebbero state le tempistiche e la discussione è stata rinviata all’apertura del dossier sulla riforma fiscale.

Ecco però che Letta, negli ultimi giorni, ha rilanciato la proposta in svariate occasioni e lo ha fatto praticamente in solitudine. E’ vero che nel Pd, almeno sulla carta, ha più di una sponda sull’argomento, ma non mancano i “distinguo”. “In Italia la tassa di successione non esiste praticamente“, ha ribadito oggi su Rai3 Letta dopo l’incontro con Draghi. “I ricchi europei la pagano e non capisco perché i ricchi italiani non debbano farlo. Sono convinto che loro sarebbero disposti a dare una mano ai giovani”. Se in Italia la tassa di successione non esiste ma negli altri Paesi sì, e i ricchi degli altri Paesi la pagano, non vedo perché questo non possa avvenire anche qua. Credo che i ricchi italiani siano disposti ad aiutare, a dare un contributo a un giovane che nasce in un posto sfortunato o che non ha alle spalle una famiglia che gli permette studi e una formazione di livello”.

La strategia di Letta al momento è quella di insistere sulla proposta. Il governo Draghi rischia di schiacciarne i componenti in un appiattimento generale delle posizioni che sul lungo periodo non può che penalizzare in termini di consensi. Ma il problema per Letta è anche il fuoco amico che di sicuro non lo sta supportando su questo fronte. “Quella idea di Letta è una cosa scritta in un libro, hanno fatto un gran casino su una cosa ovvia, non è una proposta di governo”, ha detto Romano Prodi parlando a Fuori Tg su Rai3 nei giorni scorsi. “Io ne ho scritti mille di libri, ne hanno fatto un incidente per incastrare Letta”.

Resta da capire poi che tipo di appoggio la proposta può trovare in Parlamento. Ieri a dare del “folle” a Enrico Letta è stato il leader di Italia viva Matteo Renzi, accusandolo di aver “alzato le tasse” quando era presidente del Consiglio. “Per me le tasse devono essere buttate giù”, ha detto a Rete4. “Perché è vero che sulla tassa di successione altri Paesi ce l’hanno più alta, ma allora andiamo a prendere anche l’altro livello di pressione fiscale di quei Paesi. Perché noi siamo tra quelli che tassano più di tutti”. Contrario anche il centrodestra. Ieri ad attaccare Letta è stato Roberto Occhiuto, capogruppo Fi alla Camera: “Nuova tassa di successione, ius soli, ddl Zan: Enrico Letta deve aver sbagliato governo. Qualcuno spieghi al segretario dem che a Palazzo Chigi non c’è la sinistra, c’è bensì un esecutivo di unità nazionale, guidato da una personalità non politica come Mario Draghi, e sostenuto anche da Forza Italia e Lega. Le priorità per il Paese sono ben altre, a cominciare dall’emergenza sanitaria e da quella economica. Il Partito democratico vuole davvero realizzare questi punti divisivi? Alle prossime elezioni si presenti agli elettori con un programma che prevede l’aumento della pressione fiscale, la cittadinanza facile per tutti, e lo stop alla libertà di espressione nel nostro Paese: vediamo quanti voti prende. Ma fino a quel momento Letta la smetta di minare ogni giorno il cammino di questo governo”.

Ma pure guardando agli alleati della coalizione giallorossa, la proposta di Letta non gode di un grande sostegno. “Non ho ben compreso il perché di una proposta come quella di Letta sulla dote ai diciottenni”, ha detto ieri a Radio Capital la ministra M5s Fabiana Dadone. “Non capisco il motivo che porta ad associare due discorsi totalmente distanti tra loro: da una parte quello della fiscalità generale e dall’altra le strategia a supporto dei giovani. Sicuramente si deve lavorare per aiutare i giovani nel loro percorso di emancipazione, ma senza legarlo ad altre dinamiche. In Italia si parla tanto del problema dei giovani ma meno dei loro problemi”.

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