Un violentatore seriale. E le vittime di Antonio di Fazio, 50 anni, imprenditore, potrebbero essere almeno cinque secondo la procura di Milano che ha chiesto e ottenuto l’arresto disposto dal giudice per le indagini preliminari Chiara Valori. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguito dai carabinieri. I reati contestati sono violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali aggravate. L’uomo risulta, secondo gli investigatori, amministratore di una azienda farmaceutica milanese.

Le indagini sono partite dalla denuncia di una studentessa universitaria di 21 anni che ha raccontato di essere stata invitata a un incontro di lavoro tra imprenditori per uno stage e di aver perso completamente i sensi dopo aver bevuto un caffè. Si era risvegliata a casa dell’uomo stordita e con addosso i vestiti indossati la sera precedente. La perquisizione domiciliare eseguita, dopo qualche giorno, ha permesso di ritrovare, nascoste in una nicchia della cucina, due confezioni del medicinale “Bromazepam” (ansiolitico della famiglia delle benzodiazepine). Ulteriori approfondimenti investigativi, effettuati in collaborazione con il Nucleo Investigativo di Milano, hanno consentito di accertare grazie all’analisi dagli impianti di videosorveglianza e dei dati gps registrati dallo smartwatch in uso alla vittima, nonché da accertamenti informatici eseguiti su vari telefoni e computer utilizzati dall’imprenditore, che quest’ultimo, dopo aver invitato la giovane vittima alla presunta riunione di lavoro, le ha somministrato, mescolandola con un caffé e un succo d’arancia, un’elevata dose di benzodiazepine, tale da provocarle un’intossicazione con avvelenamento. Nel grande appartamento erano presenti anche la madre e il figlio minorenne.

Lo scopo era quello di trattenerla in casa contro la sua volontà fino al mattino seguente; porla in uno stato di incapacità di volere e di agire per abusarne e fotografarla. Successivamente l’uomo, preoccupato dall’esito della perquisizione e dalle indagini in corso, ha tentato di crearsi un alibi e accusato la studentessa e la sua famiglia di un tentativo di estorsione ai suoi danni. Gli investigatori invitano tutti coloro che hanno incontrato l’imprenditore, accusando successivamente uno stato d’incoscienza, a contattare immediatamente i Carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte, in viale Umbria 62 a Milano. Per gli invstigatori le vittime in totale sono almeno cinque, al momento le altre vittime, non sono state identificate ma nell’appartamento sono stati trovati indizi di altre violenze ai danni di ragazze altrettanto giovani. Nella galleria fotografica trovata nel telefono sono state rilveate fotografie di altre ragazze, “dello stesso tenore” di quelle che riprendevano la giovane che ha denunciato, “scattate dall’ottobre 2020”. Una galleria fotografica, è scritto nell’ordinanza di misura cautelare del gip, “degna di un novello Barbablù“. Di Fazio aveva nel telefonino le foto della giovane incosciente per via dei tranquillanti che le aveva somministrato e ciò, per gli inquirenti, non ha una spiegazione alternativa se non quella di “documentare il trofeo conquistato“. Così è stato anche per altre ragazze. Amante della bella vita e di auto lussuose e ritenuto un millantatore, sulla scorta di un contratto di forniture di mascherine alla Regione si spacciava come Alto commissario per l’emergenza Covid. L’arrestato in casa aveva anche una pistola finta, un lampeggiante e un tesserino del ministero dell’Interno. Secondo l’accusa, millantava anche rapporti con imprenditori internazionali.

Di Fazio aveva dei tesserini falsi che attestavano la sua appartenenza ai servizi segreti e alla Guardia di Finanza. L’imprenditore sarebbe stato già condannato in passato proprio perchè, per evitare controlli stradali, era solito esibire i tesserini contraffatti, oltre ad una pistola giocattolo e al lampeggiante blu delle auto di servizio, che teneva in macchina. La ragazza che lo ha denunciato e i suoi genitori, da quanto si è saputo, erano amici da 10 anni dell’imprenditore.

Secondo gli inquirenti l’indagato ha anche cercato di inquinare le prove e precostituirsi un alibi tramite i famigliari (la cui condotta è reputata “equivoca e reticente”), denunciando la ragazza per calunnia ma, soprattutto, inventandosi una tentata estorsione da parte dei congiunti della vittima, a suo dire in difficoltà economiche. C’è però di più: il fidanzato della ragazza, che preoccupato perché non rispondeva al telefono, era andato a casa sua, saputo quello che era successo aveva chiamato l’imprenditore il quale ha risposto che aveva sbagliato persona. Dopo alcuni giorni il giovane aveva ricevuto una telefonata da un uomo con accento meridionale che l’aveva apertamente minacciato: “Ti squarcio in due“. Di Fazio, anche parlando con una sua amica cartomante, aveva cercato di denigrare la ragazza, ipotizzando ritorsioni contro la sua famiglia. Il racconto della vittima, per quanto sommario in un primo tempo, per via dello stato di semi incoscienza in cui si trovava, si è fatto sempre più dettagliato e le analisi tecniche del tracciato del suo cellulare e le immagini delle telecamere vicino all’abitazione dell’ imprenditore e la sua lo hanno confermato. È stato persino accertato che avevano mangiato del sushi, ordinato a una società di delivery.

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