Al cuore non si comanda, non sempre si ama ciò che si dovrebbe amare semplicemente perché più bello o, nel calcio, più vincente. Categorie quasi da algoritmo, ma l’amore o la passione di un tifoso non sono un algoritmo: l’abbiamo visto con Raì, nell’ultimo episodio di “Ti ricordi, lo vedremo anche oggi. Al cuore non si comanda, frase fatta. Ma il cuore deve starsene zitto quando devi lasciare il tuo paese, la tua casa e ciò che al tuo cuore piace per cercare fortuna altrove. In Italia è capitato a tanti quando il Paese di amore ne aveva tanto ma di pane poco: per guadagnarselo c’erano l’America o al lato opposto l’Australia. È il paese che sceglie la famiglia Tiatto dal Veneto: Werribee, paese a pochi chilometri da Melbourne.

Qui cresce Daniele Amadeo: da buon italiano sceglie di giocare a calcio e siccome è bravo emerge coi Bulleen Lions, la squadra della comunità italiana dello stato di Victoria. Ottima ala, veloce, piede sinistro: tecnicamente non eccelso ma pronto a dare l’anima in campo, anche troppo. Lo notano i Melbourne Knights e ne fanno un titolare fisso, vincendo due campionati. È la generazione, la sua, dei primi australiani che riescono a guadagnarsi l’Europa calcistica: con Okon, Aloisi, Slater, Emerton, Kewell. E anche per Danny arriva la chiamata giusta: c’è la Salernitana di Aliberti che da qualche anno punta la Serie A, nel 1996 vuol provarci con mister Franco Colomba e coi primi stranieri nella storia dei granata, il sudafricano Phil Masinga, gli olandesi Maickel Ferrier e Stefan Jansen e appunto Danny Tiatto.

Sulla sinistra l’australiano male non fa, ma la squadra non funziona e l’annata è pessima: dopo un bel gol al Chievo Danny finisce fuori, e poi va in Svizzera, al Baden. Sembra una bocciatura: può capitare per chi parte da un campionato non performante come quello australiano, ma arriva la seconda chance dall’Inghilterra. Un prestito allo Stoke e poi la chiamata da Manchester, sponda City. I tempi degli sceicchi e di Guardiola sono ancora lontani: è il City scalcagnato di Jimmy Grimble, in Seconda Divisione (la C inglese) e che gioca a Maine Road e non all’Ethiad, ma Danny accetta, e fa bene. È veloce, ha un buon cross, ma soprattutto un temperamento che va a nozze con la mentalità dei tifosi del City: non si perde un contrasto, anzi spesso se li va a cercare, beccandosi un sacco di espulsioni. Ma dà l’anima e guadagna la prima promozione con i Citizens. L’allenatore Royle ne fa un suo pupillo, mettendolo in qualsiasi ruolo tranne in porta, venendo premiato con prestazioni tutto cuore…e mazzate per gli avversari. Con Tiatto in campo il City viene promosso per la seconda volta di seguito e arriva in Premier: a quel punto Danny è un idolo dei tifosi. Si farebbe ammazzare piuttosto che perdere un contrasto e questo sugli spalti piace tantissimo.

Il punto è che a volte è troppo: il City retrocede subito e sulla panchina arriva Kevin Keegan, che non ha la pazienza di Royle. Non ce l’ha quando Tiatto si fa espellere contro il Norwich e passando davanti alla loro panchina calcia tutte le borracce per aria: ne vien fuori, ovviamente, una rissa e Keegan porta via Tiatto stringendolo per il collo. Quando Danny se ne accorge gli assicura che l’avrebbe ucciso e poi invece di restare a guardare la partita va al pub con gli amici a bere. Un’immagine che ancora oggi fa il giro del web, quella di Keegan che tiene Tiatto per il collo: ma chiariranno subito, Tiatto sarà ancora determinante per la vittoria della Championship, all’epoca First Division, con il record di punti. Non sarà lo stesso in Premier, quando Danny decide, appena mandato in campo per difendere il risultato contro il Blackburn Rovers, di farsi cacciare dopo sei minuti.

“Tiatto? Chi è Tiatto? Tiatto non esiste”, dirà Keegan dopo l’episodio, praticamente tenendo fede coi fatti alle sue parole, non mandandolo più in campo. Sarà ceduto al Leicester, dando prova anche qui delle sue doti di lottatore, venendo eletto miglior giocatore dell’annata 2005-2006, salvo poi grazie alle solite bizze rompere anche coi Foxes e tornare in Australia chiudendo la carriera. Una meteora a Salerno, ma ancora oggi amatissimo a Manchester soprattutto e a Leicester, dove pure hanno visto di meglio. E sabato compie 48 anni Danny: con la Salernitana in A, il City campione d’Inghilterra e forse d’Europa, il Leicester che ha alzato la Fa Cup… non male come compleanno.

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