Il premier Mario Draghi ha rinunciato al compenso per la carica di presidente del Consiglio, che ammonta a 114mila euro lordi in base alla legge 218 del 1999. Il predecessore, Giuseppe Conte, se l’era tagliato del 20% e percepiva quindi 91.800 euro lordi. La notizia è emersa mercoledì sera, quando sul sito di Palazzo Chigi – come previsto dalle norme sulla trasparenza – sono stati pubblicati i documenti sui redditi e i patrimoni di alcuni membri del governo. Compreso l’atto con cui l’ex presidente della Bce dichiara la sua rinuncia. Anche Mario Monti nel 2012 rinunciò all’emolumento, ma era senatore a vita e continuò a percepire il trattamento da parlamentare. L’anno dopo il governo Letta avrebbe varato una legge che vieta in ogni caso il cumulo tra lo stipendio da membro del governo e indennità parlamentare. Tra gli altri membri del governo il più ricco è Vittorio Colao, ministro dell’Innovazione tecnologica: nel 2019 ha percepito, tra incarichi in Vodafone e altre società e dividendi, 3,3 milioni di sterline pari a 3,9 milioni di euro. Sul sito mancano ancora le dichiarazioni di diversi sottosegretari e dei ministri Renato Brunetta, Roberto Cingolani, Luigi Di Maio, Giancarlo Giorgetti e Stefano Patuanelli. Brunetta, Di Maio, Giorgetti e Patuanelli, che sono parlamentari, le hanno però pubblicate sul sito della Camera di riferimento.

Nel 2019 redditi per 581mila euro – L’ultima dichiarazione dei redditi del capo del governo, quella del 2020 riferita all’anno fiscale 2019 quando l’ex governatore di Bankitalia ha terminato il mandato alla guida dell’Eurotower, attesta redditi imponibili per 581.665 euro. In particolare il premier ha percepito, in quell’anno, 498mila euro di redditi da lavoro dipendente e assimilati oltre a 82.189 euro di compensi da lavoro autonomo per attività “non esercitate abitualmente”. Il suo patrimonio consiste in dieci fabbricati uno dei quali Londra – alcuni in comproprietà e uno in comunione dei beni – e sei terreni. In più c’è una partecipazione di 10mila euro nella società semplice Serena. Non risulta invece nessuna auto, barca o aeromobile di proprietà. I familiari – moglie, figli e altri parenti entro il secondo grado – non hanno dato il consenso alla pubblicazione dei loro dati reddituali.

La documentazione pubblicata comprende anche il dettaglio dei rimborsi spese per le trasferte: per ora ce n’è solo una, di marzo 2021, probabilmente in occasione della visita del premier a Bergamo per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. Il trasferimento è costato 330 euro, pasti e pernottamenti 549 euro.

Le dichiarazioni di ministri e sottosegretari – Vittorio Colao, ex numero uno del gruppo Vodafone chiamato da Draghi a gestire la transizione digitale, l’anno scorso ha presentato l’ultima dichiarazione per i redditi in Gran Bretagna dove ha lavorato per anni. Ha percepito 2 milioni di sterline da Vodafone, 89mila da Verizon, 57.500 da Unilever e 288.384 sterline come compenso da lavoro autonomo, oltre a 795mila sterline a titolo di dividendi. In totale fa 3,3 milioni di sterline, che corrispondono a 3,9 milioni di euro. Non risulta pubblicata la sua dichiarazione di accettazione o rinuncia al compenso da ministro.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli nel 2019 ha dichiarato 212.911 euro e come Draghi ha rinunciato al compenso connesso alla carica. Così come l’altro sottosegretario Franco Gabrielli, che nel 2019 da capo della Polizia ha guadagnato 189mila euro lordi, il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (M5s), deputato, che dichiara poco più di 95mila euro di redditi, la titolare degli Affari regionali Mariastella Gelmini (Forza Italia), con 98mila euro dichiarati nel 2019, Mara Carfagna (Forza Italia), con 135mila euro di imponibile, e le ministre Fabiana Dadone (M5s), Erika Stefani (Lega) e Dalila Nesci (M5s), tutte con compensi da parlamentari intorno ai 98mila euro. Tutti loro hanno optato per l’indennità da parlamentare rinunciando dunque a quella da ministro, come impone la legge del 2012. Niente compenso per la carica nemmeno per Vincenzo Amendola (Pd), sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministro, che nel 2019 ha percepito redditi per soli 33.375 euro, la cifra più bassa tra i membri del governo. Percepirà invece l’indennità di 110mila euro come ministro Elena Bonetti (Iv), che nel 2019 ha dichiarato 70mila euro.

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