I 30 seggi conquistati dal suo partito, il Likud, che si è confermato prima formazione politica del Paese non sono bastati al premier uscente, Benjamin Netanyahu, per formare una nuova maggioranza di governo dopo le quarte elezioni in Israele in due anni caratterizzati dallo stallo politico. È naufragato ieri, a un mese dall’assegnazione del mandato esplorativo, il tentato accordo tra il primo ministro uscente e il leader della formazione Yamina, Naftali Bennet, che avrebbe permesso a Bibi di rimanere alla guida del governo per la quinta volta consecutiva. Il presidente Reuven Rivlin ha così deciso di affidare l’incarico di formare un governo al capo dell’opposizione e del partito centrista Yesh Atid, Yair Lapid.

La decisione del Capo dello Stato è arrivata, ha comunicato lui stesso, “sulla base dei consigli e delle indicazioni dei partiti secondo cui Lapid ha dalla sua 56 seggi”. Un numero non sufficiente a garantire un governo di maggioranza, che in Israele è possibile solo col controllo di 61 seggi sui 120 totali della Knesset. Ma la sfida di Lapid sarà proprio quella di racimolare l’ok degli ultimi leader ancora in bilico per cercare di formare una maggioranza eterogenea. Se riuscisse a realizzare il suo piano, partendo dai 17 seggi del suo partito, la coalizione anti-Netanyahu potrebbe raggiungere la quota minima di 61 seggi.

“La mia considerazione principale – ha aggiunto Rivlin – si è basata su chi ha la probabilità più elevata di ottenere la fiducia alla Knesset. Lapid ha questa possibilità, sia che sia lui a presiedere il governo o un altro candidato in un esecutivo in cui però sia il premier alternato”. Il presidente ha incontrato in mattinata sia Lapid che il leader di Yamina e ha poi spiegato che anche quest’ultimo “è interessato a un governo stabile e non ha escluso un governo di Lapid”. Resta da capire quali saranno le richieste di Bennet, che in queste elezioni ricopre il ruolo di ago della bilancia che può sbloccare lo stallo politico, per permettere la formazione di un nuovo esecutivo senza Netanyahu.

Commentando il fallimento dei colloqui con il leader del Likud, Bennet aveva spiegato ieri che “la proposta di Netanyahu non è comprensibile. Io non ho chiesto la premiership, bensì un governo. E questo lui non lo ha”. Questo perché, ha insistito, il partito religioso sionista di Bezalel Smootrich, satellite del Likud, ha “bruciato i ponti” per un governo di destra “puntellato” dal partito arabo islamista di Mansour Abbas. “Come gli ho sempre detto – ha incalzato il capo di Yamina – sono a disposizione di Netanyahu a patto che riesca a fare un governo di destra”. Un esecutivo, ha proseguito, che eviti le quinte elezioni, “la cosa più distruttiva”. Per questo, ha concluso, se Netanyahu non “riuscirà a fare un governo, allora cercheremo di fare un governo di unità nazionale“.

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