A Piacenza, a cavallo degli arresti poi revocati di due sindacalisti Si Cobas, il magazzino è stato svuotato e il gruppo FedEx ha annunciato la chiusura del sito che dà lavoro direttamente a 300 famiglie. Decisione presa dopo aver annunciato il contrario davanti al Prefetto, un mese prima. A Padova gli operai hanno pochi giorni di tempo per decidere del loro futuro: accettare un contratto al ribasso che cancella alcune delle tutele conquistate negli anni dallo stesso sindacato di base o perdere il posto. A Napoli un lavoratore descrive la situazione prima dell’ingresso in azienda dei Si Cobas e taglia corto: “Prima del 2014? Il discorso è abbastanza semplice: i contratti non esistevano proprio, nel senso che si lavorava e basta, senza alcun diritto”, dice al fattoquotidiano.it.

La corporation americana resa immortale a Hollywood da Tom Hanks – che in Cast away consegna il pacco a lui affidato anni dopo essere precipitato in mezzo all’Oceano – nel 2016 ha acquisito per 4,4 miliardi di euro la multinazionale dei Paesi Bassi TNT, leader dei corrieri espressi, per ridisegnare l’industria globale dei trasporti e della logistica. Oggi in Italia è oggetto di un’ondata di scioperi e proteste. Nessuno fra politica e parti sociali ha potuto visionare il piano industriale europeo che riguarda anche la Penisola, dove la multinazionale è guidata da Stefania Pezzetti, ex presidente della Federazione Italiana dei Trasportatori (Fedit). La strategia si intravede dalle singole mosse. Sullo sfondo c’è una tendenza generale: quel “servizio essenziale” che durante la pandemia non si è fermato nemmeno per un giorno – e sono stati tanti i contagi tra i lavoratori – ora diventa una filiera industriale da riorganizzare. E, in attesa dello sblocco dei licenziamenti, le aziende fanno le loro mosse partendo da una posizione di forza: secondo un’elaborazione per ilfattoquotidiano.it di Humangest – una delle principali agenzie del lavoro in Italia – il 35% dei lavoratori provenienti dal mondo della ristorazione e pubblici esercizi si sta ricollocando in ambito logistico. Significa una gran “massa” di nuovi lavoratori interinali, a basse tutele, pronta a entrare e sostituire la manodopera altamente sindacalizzata che negli ultimi anni ha preso possesso dei magazzini in Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto, con grossi avanzamenti sul piano di diritti e salari.

Padova, l’internalizzazione al ribasso – Nel sito di Padova TNT-FedEx ha appena siglato un accordo con la sola Cgil, che rappresenta 20 dei 180 lavoratori. Tenendo fuori dalla firma l’Adl Cobas, sigla di base diffusa anche in altri magazzini del triveneto che conta circa 130 iscritti a Padova e non ha potuto visionare il documento. L’accordo in apparenza è rivoluzionario. Dopo anni di appalti e subappalti della manodopera all’esterno con il consorzio Pharum, la multinazionale ha promesso di assumere direttamente i lavoratori. Accettando una delle più importanti rivendicazioni dei sindacati di base: l’internalizzazione, contro l’abuso di false coop e consorzi. Dove però, negli anni, i facchini sono stati assunti a tempo indeterminato e hanno costruito una schema salariale di gran lunga migliore rispetto al contratto nazionale della logistica.

Ilfatto.it ha visionato una copia dell’accordo. E non è tutto oro quello che luccica. L’assunzione presso TNT-FedEx è infatti subordinata alla firma di verbali di conciliazione definiti “tombali”: significa che il lavoratore rinuncia a qualunque pretesa sul passato, incluse potenziali cause di lavoro. Nel nuovo contratto da accettare entro maggio spariscono anche i premi di produzione contrattati a livello aziendale, costruiti come una quindicesima mensilità nel corso del tempo e arrivati a “pesare” fino 1.500 euro l’anno prima della pandemia (750 nell’anno del Covid). La società promette che non ci saranno esuberi rispetto ai lavoratori presenti nel sito negli ultimi sei mesi di attività. Ma allo stesso tempo propone incentivi all’esodo da 40-45mila euro lordi a testa – cifre mai viste nel settore a bassa qualifica della logistica – mettendo nero su bianco con la firma della Cgil la necessità di avere invece lavoratori interinali a tempo determinato e in somministrazione per garantire la flessibilità del sito produttivo.

L’assunzione dei facchini – tutti addetti cha già lavorano in quel magazzino almeno da sei mesi, molti da anni – passa anche per colloqui personalizzati al fine di valutarne le abilità. Oltre a una serie di pratiche al limite come la richiesta dei codici fiscali dei parenti (anche per soggetti non a carico del lavoratore, prassi che quindi non ha nulla a che vedere con le detrazioni fiscali) e del casellario giudiziale per verificare eventuali precedenti penali. In un settore lavorativo, la logistica, in cui la manodopera è al 90% straniera e spesso con piccoli precedenti legati al processo migratorio. Oltre al fatto che i decreti sicurezza targati Matteo Salvini, anche dopo le modifiche varate lo scorso dicembre, prevedono la perdita del permesso di soggiorno per lo straniero che si macchia del reato di blocco stradale (equiparato in questo senso a reati come il terrorismo). Classico illecito da proteste sindacali nella logistica, attuato quando si bloccano i cancelli di un magazzino per impedire alle merci di entrare e uscire recando quindi un danno all’azienda.

La “mente” dell’accordo siglato dalla Cgil si chiama Romeo Barutta, responsabile regionale per il trasporto merci della Filt. Sentito dal fattoquotidiano.it lo difende inserendo l’internalizzazione dei lavoratori dentro un processo più ampio: “Qual è ormai il vantaggio di avere i lavoratori in appalto per FedEx se nell’handling il 95% dei costi sono il costo del lavoro?”, si domanda. “Non stanno più in piedi e la mia opinione è che le cooperative andrebbero abolite”, dice, smentendo però la posizione a difesa delle coop di lavoro tenuta dalla Cgil per almeno un decennio, come dimostrano diversi documenti visionati dal fatto.it. La firma senza l’accordo dei lavoratori? “I sindacati di base stravolgono i contratti collettivi nazionali di lavoro e la differenza che passa fra operai e impiegati. Io capisco che gli operai pretendano giustamente 50 o 100 euro in più al mese perché fanno lavori faticosi, pesanti, di notte, ma non si può lavorare sui livelli di inquadramento stravolgendo il Ccnl”. Barutta difende invece quelle che definisce conquiste dei sindacati confederali: “Abbiamo ottenuto un bonus di 3-4 giorni all’anno di malattia pagata dall’azienda senza certificato medico. C’è una polizza assicurativa vantaggiosa. C’è un’indennità di 55 euro medi per tutte le mensilità, che compensa gli scavalchi di livello precedenti. Questi sono soldi che si prendono dal primo giorno che si lavora, senza bisogno di anzianità, anche per i neoassunti”. Gli risponde a distanza il coordinatore nazionale dell’Adl Cobas, Gianni Boetto: “L’obiettivo di FedEx è cancellare gli accordi migliorativi che abbiamo conquistato in questi anni e annullare la nostra presenza. Negli anni in cui operavano le cooperative in appalto, la Cgil stava dalla parte di Fedex sostenendone la positività. Oggi che grazie alle lotte dei Cobas non è più conveniente pagare un costo elevato per il personale delle società in appalto procedono con le internalizzazioni. E la Cgil si trova ancora dalla parte di FedEx”.

L’ultima tappa risale al 14 aprile. Davanti al Prefetto di Padova, Renato Franceschelli, i rappresentanti della multinazionale hanno confermato di voler procedere a partire dall’1 di maggio. La responsabile del personale, Carla Maiocchi, ha messo a verbale che la società “intende firmare accordi solo con organizzazioni firmatarie del Ccnl”. Con la “volontà di applicare il modello organizzativo che prevede la gestione diretta” da “estendere progressivamente a tutti i siti partendo dalla sperimentazione che si sta realizzando in questa provincia”.

Le promesse di Piacenza – L’8 febbraio 2021, dopo 15 giorni di scioperi e picchetti di fronte al magazzino di Piacenza, l’avvocato di FedEx Daniele Parisi fa mettere a verbale davanti al prefetto di Piacenza, Daniela Lupo, al Questore e all’Ispettorato del Lavoro che il piano industriale della società “per l’Italia non prevede alcun impatto sul personale addetto alle attività di handling e pickup-delivery anche compreso quindi il sito di Piacenza”. Un mese dopo, il 10 marzo, 29 lavoratori vengono indagati dalla procura locale per le proteste e i picchetti che hanno portato a quell’accordo sul fronte dell’occupazione ma anche a impegni su ticket restaurant e premi di produzione. Per due dei leader locali del sindacato Si Cobas, Carlo Pallavicini e Mohamed Arafat, scattano le manette e i domiciliari. I pm e la gip che convalida gli arresti, nelle carte, parlano di “picchettaggio oppositivo” che diversamente da quello “persuasivo” esula dall’esercizio delle libertà sindacali. Gli inquirenti scrivono di “sedicente lotta di classe” usata “fuori da qualsiasi vertenza e relazione industriale” e slegata da “legittime rivendicazioni salariali o trattative” e invitano il sindacato di base a comportarsi come la Cgil locale “incline a promuovere le rivendicazioni degli iscritti nel perimetro delle regole”. Parole che non convincono il Tribunale del Riesame di Bologna che un paio di settimane dopo libera i sindacalisti. Tanto è bastato. Nei giorni in cui scatta l’indagine – e l’agitazione dei lavoratori, con una manifestazione in città che conta più di mille persone – il magazzino emiliano viene svuotato dirottando le merci su altri siti.

Un mese e mezzo dopo l’accordo in prefettura viene annunciata la chiusura dello stabilimento. “Licenziati dalla sera al mattino, un colpo durissimo per il mondo del lavoro piacentino nonostante da un anno si cerchi una soluzione condivisa”, ha detto alla Camera dei Deputati Stefania Ascari del Movimento Cinque Stelle, chiedendo al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, di intervenire con urgenza. “Sono lavoratori che non hanno mai interrotto nemmeno un giorno l’attività dentro i magazzini o quelle di corrieri e trasportatori per evitare il collasso del sistema distributivo del Paese, anche con riferimento alla distribuzione delle merci sanitarie essenziali durante l’emergenza”. La motivazione dell’improvviso dietrofront di FedEx che da settimane sta creando tensione sociale e agitazioni in città? Ufficialmente sconosciuta. Si parla dell’apertura di un nuovo hub internazionale a Novara, sfruttando la vicinanza con l’aeroporto di Malpensa. Ma, come sa bene chiunque si occupi di logistica, dal punto di vista geografico la scelta ha poco senso: l’Italia è a forma di “Y” e Piacenza è il punto di incrocio di infrastrutture di trasporto e rotte commerciali. Un incontestabile fatto geografico che ha fatto della logistica la ricchezza di quell’area dell’Emilia, dopo la stagione dell”oro rosso” – il pomodoro. Di certo c’è che nella sola provincia l’agguerrito sindacato SI Cobas ha da poco superato le 4mila iscrizioni di lavoratori infilandosi nelle catene degli appalti di manodopera di gruppi internazionali come Ikea, Leroy Merlin o, per l’appunto, FedEx. Tanto che oggi ciò che per anni è stata la bestia nera delle aziende – l’assunzione diretta – diventa un’opzione preferibile per aggirare lo strapotere del sindacato di base negli appalti. Lo dimostrano il caso di Padova e altri segnali, come le 200 assunzioni dirette promesse a Bologna, bypassando nuovamente il SI Cobas che rappresenta la quasi totalità degli operai.

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