Ha venticinque anni ed è arrivato al traguardo di 250 numeri: a festeggiare questo compleanno è Scarp de’ Tenis, il più diffuso street magazine italiano. Detto così, all’inglese, fa più scena ma la traduzione italiana rende meglio l’idea della filosofia di questo giornale: il mensile della strada.

Una dicitura riportata in copertina che non è solo uno slogan, ma descrive il carattere di questa rivista che dal 1996 esce ininterrottamente per volere della Caritas ambrosiana e italiana. Il giornale, oggi diretto da Stefano Lampertico, non si trova in edicola ma sul marciapiede e davanti alle parrocchie a Milano, Napoli, Torino, Venezia, Vicenza, Cremona, Varese, Como, Firenze, Rimini, Verona e Genova. Viene diffuso in ventimila copie ogni mese e dà lavoro a più di 130 persone in tutta Italia: gravi emarginati, disoccupati, persone che vogliono integrare i redditi minimi. Nei mesi scorsi, durante il lockdown dovuto alla pandemia, quando i venditori non hanno più potuto incontrare gli acquirenti, il giornale ha potenziato il servizio di social shop.

Ma non è solo questo che fa di Scarp de’ Tenis un mensile della strada: i suoi servizi, le sue inchieste, le stesse rubriche scritte da giornalisti noti al grande pubblico, hanno uno sguardo attento ai fenomeni sociali, mettono al centro la persona e danno rilievo alle tante foreste che crescono anziché parlare dell’albero che viene abbattuto.

I venticinque anni di Scarp de’ Tenis hanno accompagnato la fine del Novecento e l’ingresso nel Nuovo Millennio, facendo da osservatorio speciale a un periodo che ha conosciuto trasformazioni rilevanti (la digitalizzazione; le nuove famiglie; l’espansione dei diritti individuali fino alla pandemia) ma anche nuove forme di povertà che la rivista ha permesso di conoscere meglio: la solitudine dei giovani e dei più anziani; le nuove occupazioni; lo sfruttamento lavorativo; l’emigrazione e l’immigrazione.

Lungimiranti le parole dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini: “Credo che senza questo giornale la città sarebbe più muta, la distrazione sarebbe più autorizzata, e chi passa oltre indifferente avrebbe meno sensi di colpa”.

In occasione della pubblicazione che coincide anche con il 25esimo anno di fondazione, tracciano un affresco inusuale del Bel Paese due ex direttori di grandi giornali, Carlo Verdelli e Ferruccio De Bortoli, e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. E ancora il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti e don Virginio Colmegna che da direttore di Caritas Ambrosiana nel 1996 volle fondare Scarp de’ tenis con l’intento di “dare voce a chi non ha voce”.

Ne viene fuori un affresco dove, per una volta, il “mondo di sopra” di chi ce la fa e quello “di sotto” dei sommersi, sono compresi in un unico quadro grazie al quale lo sguardo può proiettarsi in avanti ed immaginare un futuro migliore. Ad arricchire il numero-anniversario, le rubriche degli editorialisti che si sono aggiunti negli anni alla grande famiglia di Scarp: Piero Colaprico, Giangiacomo Schiavi, Bianca Stancanelli, Giorgio Terruzzi e Alex Corlazzoli (autore di questo articolo ndr). Quelli degli ex direttori, Paolo Lambruschi e Paolo Brivio e del direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. Un pezzo ironico e divertente di Giacomo Poretti. Tre racconti inediti: di Daniela Palumbo, Giuseppe Catozzella e Antonella Cilento. Le interviste alla sociologa Chiara Saraceno e all’attrice Marisa Laurito. Le illustrazioni di Mauro Biani, Angelo Fiombo, Grazia Sacchi, Giampaolo Zecca, Andrea Bianchi Carnevale. E infine il viaggio nelle canzoni di Enzo Jannacci che parlano degli ultimi, dei più fragili, come quella che ha dato il nome al giornale.

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