Il Pd si avvicina alla Lega che paga per il secondo mese di fila l’ingresso nel governo di unità nazionale. Il M5s crolla e paga caro probabilmente il video di Beppe Grillo sulla vicenda giudiziaria del figlio. Tra i leader di partito nessuno aumenta il proprio indice di gradimento, le uniche eccezioni sono Carlo Calenda che comunque è ancora dietro a tutti gli altri capi partito a parte Matteo Renzi e – anche se non ha un partito – Maurizio Lupi per l’ipotesi che possa essere candidato a sindaco di Milano. E’ questo il quadro dei dati che esce dall’ultimo sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera.

In quest’ultimo mese, dice la rilevazione, è calato ulteriormente l’indice di gradimento nei confronti nel presidente del Consiglio Mario Draghi: 4 punti in meno. Draghi aveva già registrato una flessione tra febbraio e marzo del 7 per cento. Il risultato è che dal 69 per cento dei primi giorni di governo ora l’indice di gradimento per il presidente del Consiglio è sceso al 58, che comunque resta una quota molto alta di fiducia. Stabile il giudizio nei confronti dell’intero esecutivo, al 56 per cento.

L’indice di gradimento per il capo del governo è di un punto superiore a quello del suo predecessore: Giuseppe Conte resta il leader politico che raccoglie più gradimento, con il 55 per cento. Tutti gli “avversari” sono staccati di parecchio (la prima inseguitrice è Giorgia Meloni, stabile al 37), ma l’ex premier è in calo per il secondo mese consecutivo: -2 tra marzo e aprile, dopo il -4 tra febbraio e marzo. In tutto fa un -6 che lo porta a valori di gradimento che aveva già toccato quando guidava il governo. Questo calo, secondo quanto spiega Nando Pagnoncelli sul Corriere, è dovuto “in parte al venir meno del ruolo istituzionale e al sempre più probabile incarico di leader del M5s che gli aliena una parte del consenso trasversale precedentemente acquisito”. A questo va aggiunto probabilmente anche che Conte è abbastanza scomparso dai giornali e dalle tv, a parte qualche apparizione con i post su facebook o gli interventi in dibattiti in streaming.

Se, come detto, Meloni è la sua prima inseguitrice, a calare vistosamente è anche il ministro della Salute Roberto Speranza, oggetto della campagna del centrodestra nelle ultime settimane perché indicato come responsabile di un presunto eccesso di rigore sulle misure anti-Covid. Speranza perde 3 punti in un mese e si attesta al 36 per cento di gradimento. Seguono poi appaiati il segretario del Pd Enrico Letta (-3) e quello della Lega Matteo Salvini (-2), protagonisti in questi giorni di un duello continuo: entrambi sono valutati al 30 per cento. Dietro ci sono Silvio Berlusconi (-1) e Carlo Calenda (+1). Più staccati gli altri: Giovanni Toti è al 23 per cento (-4 in un mese), Nicola Fratoianni al 22 (-3), Angelo Bonelli stabile al 19, Maurizio Lupi al 19, Vito Crimi al 14 e Matteo Renzi al 10, in calo di un altro punto nell’ultimo mese.

Infine i partiti. In testa c’è sempre la Lega che però registra la quinta flessione consecutiva nella serie storica dell’Ipsos da novembre ad oggi: il Carroccio è sceso dal 25,5 dell’autunno al 21,9 di oggi. Nell’ultimo mese il ribasso è stato dello 0,6. Quello che più si fa notare è che ora il Pd è a un solo punto di distanza per effetto di un incremento nell’ultimo mese dello 0,6 per cento. Lega e Pd non sono mai stati così vicini negli ultimi anni.

Ma è Fratelli d’Italia a essere di nuovo protagonista del balzo in avanti più evidente: secondo Ipsos oggi sfiora il 19 per cento (18,9) grazie a una progressione dell’1,7 per cento in un solo mese, pescando probabilmente dalle altre forze politiche di centrodestra ma anche dal non voto e dagli indecisi. Si tratta del valore più alto registrato da Ipsos per il partito di Giorgia Meloni.

Il tonfo della settimana è quello dei Cinquestelle: 2 punti in meno nell’ultimo mese. Il Movimento disperde tutto il patrimonio raccolto tra marzo e aprile, frutto della “incoronazione” di Conte a nuovo leader. Il M5s è ora al 16.

Sotto al 10 ci sono Forza Italia (in recupero all’8 per cento, +0,4 nell’ultimo mese), Azione al 2,8 (+0,4), Sinistra Italiana al 2,2 (+0,2), Italia Viva al 2 (-0,2), +Europa (-0,2) e Europa Verde (-0,3) all’1,3, Articolo 1 all’1,1 (-0,1).

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