La Corte Federale d’Appello sanziona il presidente della Lazio, Claudio Lotito, con 12 mesi di inibizione e con una multa di 200mila euro a carico della società. È questa la decisione presa dall’organo Figc sul “caso tamponi“, ovvero le presunte violazioni del protocollo Figc anti Covid. Accolto in parte il reclamo proposto dalla Procura Federale, respinto invece il reclamo proposto dalla Lazio. Il Tribunale federale in primo grado aveva condannato a sette mesi di inibizione il presidente biancoceleste e a 12 mesi i due medici, Ivo Pulcini e Fabio Rodia (confermati in appello). Il pronunciamento era apparso favorevole alla società biancoceleste, alla luce delle pesanti accuse della Procura sulle violazioni dei protocolli Covid, ma la Lazio aveva deciso di presentare ricorso. Cosa che ha fatto anche la Procura che aveva chiesto 13 mesi e 10 giorni di inibizione per Lotito e 16 mesi per i medici.

“Siamo sorpresi, aspettiamo di leggere le motivazioni però se la Corte ha deciso così ci spiegherà e se non saremo d’accordo procederemo davanti al giudice superiore“, commenta l’avvocato della Lazio, Gian Michele Gentile, parlando all’Adnkronos. Adesso il club si appellerà quindi al Collegio di garanzia del Coni, ultimo grado di giudizio sportivo. Se i 12 mesi di inibizione per Lotito dovessero essere confermati, il presidente della Lazio non potrebbe più ricoprire incarichi federali. Come ricorda La Gazzetta dello Sport, infatti, in virtù dei due mesi di inibizione che Lotito ha già ricevuto nel 2012, supererebbe la soglia dei 12 mesi più un giorno di squalifica nell’arco di un decennio che determina l’impossibilità di essere eletti a vita per un incarico federale. Lotito attualmente è consigliere federale.

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