I numeri del Covid fatti registrare in India sono i più alti del mondo, al momento il paese di Modi risulta lo Stato che sta pagando in maniera più grave l’inefficienza della campagna vaccinale e l’esplosione delle nuove varianti. In queste ore si registra un nuovo record di casi con altri 375mila infettati in 24 ore e 3.645 decessi. I casi totali nel Paese sono 18,3 milioni, il secondo dato più alto al mondo dopo quello degli Usa. I morti ormai sono 204.832. Numeri che, secondo gli esperti, sono ampiamente sottostimati. L’India ha stabilito il record globale di casi giornalieri per sette degli otto scorsi giorni e fino a questo momento solo il 10% della popolazione ha ricevuto una dose, l’1,5% due dosi del vaccino. Il governo aveva promesso di vaccinare entro giugno 600 milioni di persone, ma le lentezze della produzione e l’ondata travolgente di casi delle ultime settimane ha messo il freno alla campagna.

Il quotidiano Times of India scrive che almeno dodici degli stati che hanno ordinato i vaccini alle due aziende farmaceutiche indiane, Serum Institute of India e Bharat Biotech, dichiarano di non avere avuto certezze sulle consegne. Il governo del Maharashtra fa sapere che potrà avviare la campagna solo alla fine di maggio, quello del Madhya Pradesh annuncia la sospensione di una settimana delle dosi agli over 45, per far posto ai più giovani, mentre anche il governo di Delhi informa che l’inizio sarà posticipato di qualche giorno. Questa fase della campagna, che permette l’accesso al vaccino a tutti gli indiani maggiorenni, prevede che siano i singoli stati ad approvvigionarsi e a gestire le forniture.

Intanto gli Stati Uniti hanno consigliato ai propri cittadini che si trovano in India di andarsene non appena sarà possibile farlo in sicurezza. Una nota sul sito dell’ambasciata degli Stati Uniti a New Delhi avverte che “l’accesso a tutti i tipi di cure mediche è sempre più seriamente limitato in India a causa dell’aumento dei casi di Covid-19” sottolineando che i decessi sono aumentati notevolmente. “I cittadini statunitensi che desiderano lasciare l’India dovrebbero approfittare delle opzioni di trasporto commerciale disponibili ora”, si legge ancora sul sito.

Il caos scoppiato attorno alla carenza di vaccini ha alimentato le proteste dei cittadini indiani contro il premier Modi, contro cui si sono scatenati in molti sui social. Ed è diventato un caso il comportamento di Facebook che avrebbe “inavvertitamente” oscurato per alcune ore i post che rilanciavano l’hashtag con la richiesta di dimissioni del primo ministro indiano per la gestione della pandemia. I post sono poi tornati visibili e il social media ha fatto sapere che il loro blocco è stato dovuto a un errore. “Abbiamo temporaneamente bloccato questo hashtag per errore, non perché il governo indiano ci ha chiesto di farlo, e da allora lo abbiamo ripristinato”, ha dichiarato un portavoce di Facebook, Andy Stone. Negli ultimi mesi il governo di Modi ha chiesto ai più noti social come Facebook, Twitter e a Google di rimuovere i contenuti che sostenevano la protesta dei contadini contro la riforma dell’agricoltura e in cui si criticava l’esecutivo per la gestione dell’emergenza Covid-19.

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