Il settore dei matrimoni ed eventi privati “è stato completamente escluso” dall’ultimo decreto del governo Draghi. “Sembra che gli unici untori siamo noi”, commenta Michele Boccardi, presidente di Assoeventi. Le riaperture decise dall’esecutivo riguardano ristoranti, musei, cinema, spiagge, perfino gli stadi o gli sport di contatto come il calcetto. Sono state fissate date per le fiere internazionali, per gli stabilimenti termali, per i parchi tematici. I matrimoni? Nemmeno nominati. Un settore che nel 2019 ha registrato un giro d’affari da oltre 60 miliardi di euro, di cui più di 15 miliardi di fatturato diretto del solo settore matrimoni, secondo i dati di Federmep. Gli eventi, inoltre, danno lavoro a circa 30 figure professionali: location, catering, sartorie, fiorai, fotografi, parrucchieri, wedding planner, artigiani, musicisti, solo per citarne alcuni. “Dobbiamo ripartire subito, a maggio, oppure falliscono buone parte delle aziende del comparto. Anzi, salta tutto”, avverte Stefania Vismara, presidente dell’associazione Insieme per il wedding, che lunedì 26 aprile sarà in piazza Montecitorio per chiedere che ci sia la garanzia di una ripartenza certa dei matrimoni dal prossimo mese. Le parole di Boccardi testimoniano la sofferenza del settore: “Se la nostra ripartenza sarà prevista dal prossimo decreto, a metà maggio, credo che ormai sarà troppo tardi per fermare l’emorragia“.

“Sono incongruenze ingiustificate e vessatorie. Noi non lavoriamo da 14 mesi e il problema dei contagi non si è risolto”, sottolinea Serena Ranieri, presidente di Federmep, commentando il decreto approvato mercoledì dal governo Draghi. Insieme per il wedding ha organizzato una nuova protesta a Montecitorio, a cui ora si è unita anche Unanime (Unione nazionale associazioni matrimoni ed eventi) con manifestazioni in 10 Regioni. “Il governo non ci ha dimenticati. A mio avviso stanno sperando che quante più coppie possibili rimandino il matrimonio prima che venga comunicata una data”, sostiene Ranieri. “Sta funzionando: già in molti stanno rimandando o perfino disdicendo. Vogliono anche aspettare per far saltare comunioni, cresime, battesimi. Per chi vive di programmazione senza una data però è impossibile lavorare“, spiega la presidente di Federmep. A queste condizioni, “anche il 2021 sarà un anno perso”.

“Fatturato crollato del 90%” – L’incertezza è un danno enorme per il settore wedding, perché nel migliore dei casi significa un ulteriore rinvio degli eventi: “Molte coppie però hanno ormai deciso di sposarsi comunque e non fare la festa“, denuncia Boccardi. A suo parere, inoltre, “si alimenterà un fenomeno bruttissimo, quello dell‘abusivismo. Il rischio, infatti, è che gli sposi organizzino delle cerimonie abusive“. A rimanere ferme, secondo i dati di Insieme per il wedding e di Federmep, sono circa 90mila aziende e partite iva, di cui almeno 50mila solo per i matrimoni. Si parla di un giro d’affari, tra indotto primario e indotto complessivo, che supera i 60 miliardi. Assoeventi riporta che il fatturato totale del solo comparto eventi nel 2019 è stato di 33 miliardi di euro: nel 2020 ha subito un calo del 90 per cento. Gli eventi annullati sono stati l’80% rispetto al 2019, con “una perdita prospettica dell’indotto di questo settore è di circa 60 miliardi”.

“I lavoratori senza tutele” – Senza dimenticare i lavoratori: solo gli addetti all’organizzazione di eventi sono un milione, di cui circa 800mila lavoratori stagionali nel settore wedding. “Nel 2020 queste persone non hanno lavorato e quindi quest’anno sono rimaste escluse da ogni tutela, non hanno ricevuto la Naspi e questa non è stata sostituita da alcun tipo di sostegno o ristoro”, denuncia Boccardi. Ora però rischiano di perdere il diritto all’indennità mensile di disoccupazione: “Se non lavorano nemmeno quest’anno, perdono definitivamente la Naspi e dovranno lavorare per due anni prima di riaverne il diritto. Significa 800mila famiglie sul lastrico“. “La crisi del settore diventerà una piaga sociale“: Ranieri ne è certa. Perché in un matrimonio sono coinvolti “circa 30 professionisti” e la maggior parte “sono stati abbandonati, perché i loro codici Ateco non sono stati inseriti nei decreti ristori“. Anche per questo, spiega la presidente di Federmep, “serve la ripartenza di tutto il settore. Vanno bene i limiti orari, vanno bene le restrizioni, ma non si può rinunciare alla forma del matrimonio“. Oltre “all’enorme danno economico, che è doppio perché si somma a quello dello scorso anno”, c’è anche un “dramma sociale” che riguarda tutte le persone che vivono di matrimoni, spiega Boccardi.

“Si uccide un intero comparto”- Di fatto, il settore è fermo dal primo dpcm del 4 marzo 2020. La breve parentesi di settembre ha consentito di svolgere alcuni degli eventi o matrimoni che erano stati rimandati nei mesi precedenti. “E’ terribile che non ci si renda conto di quello che sta accadendo, si uccide un intero comparto. I produttori sono fermi, i proprietari di dimore senza introiti, i catering disperati e con i dipendenti da pagare. Come si fa a stare due anni senza lavorare? Un settore non può reggere”, denuncia Vismara. Trascurando i matrimoni, sottolinea inoltre Boccardi, il governo fa un danno anche alla promozione del made in Italy: “Negli ultimi 5 anni, in particolare 5 Regioni italiane sono diventate tra le mete più ambite dagli stranieri per celebrare i loro matrimoni. In questi casi, oltre a un indotto che dura in media dai 3 ai 6 giorni, l’evento contribuiva a promuove gratuitamente il turismo in Italia e tutti i prodotti del nostro territorio”. In Italia nel 2019 erano stati realizzati 171mila matrimonio, di cui 9mila di coppie straniere, che però avevano contributo da sole a quasi il 30% del fatturato. Un fatturato che non solo per il 2020, ma anche per il biennio 2021-2022 è completamente annullato.

“Chiediamo una data a maggio”- Senza una data per la ripartenza, denunciano le associazioni, rischiano però di saltare tutti i matrimoni già programmati per il 2021. Il mese di maggio, insieme a giugno, luglio e settembre, è quello in cui si concentrano la maggior parte degli eventi. “Noi abbiamo iniziato questa battaglia da dicembre. Siamo scesi in piazza già a febbraio e a marzo, riempiremo anche lunedì la piazza con il popolo del wedding. Lavoriamo notte e giorno per essere ascoltati dal governo”, spiega Vismara. “Da sempre abbiamo chiesto una data, ma il governo non parla di matrimoni perché li confonde con grandi eventi. Il matrimonio invece è tracciabile e gestibile con un protocollo“. Un protocollo che era stato presentato già lo scorso 31 marzo e consegnato alla Regione Puglia, al ministro della Salute Roberto Speranza e alla ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini. “Avevamo avuto rassicurazioni che si potesse ragionare su una data per la ripresa dell’attività”, racconta Boccardi. L’ultima richiesta era stata fatta in extremis dalla Conferenza Stato-Regioni, ma i matrimoni non sono mai stati inseriti nel decreto legge.

“Il protocollo è già pronto” – Eppure, spiega il presidente di Assoeventi, il protocollo prevedeva almeno in una fase iniziale limitazioni molto più restrittive rispetto a quelle previste per qualsiasi altro settore toccato dalle riaperture: “L’obbligo di indossare la mascherina Ffp2, il distanziamento di 2 metri tra i tavoli (nei locali è di un metro), la presenza di un Covid manager per ogni 50 persone, il censimento dei partecipanti per garantire il tracciamento, un numero di invitati limitato in base alla superficie della struttura, il divieto di ballo“. Federmep lunedì consegnerà alle Regioni un manifesto con la richiesta di modifica del decreto“. Si chiede che sia esaminato e approvato il protocollo, consentendo la riapertura immediata o quanto meno comunicando una data certa per partire. Inoltre, viene chiesto di implementare il fondo previsto dal decreto Sostegni, prevedendone uno esclusivo per i professionisti del settore, gli unici che di fatto per ora non possono tornare a lavorare. Infine, nel manifesto viene annunciato l’avvio di una class action, “per far capire che siamo stati abbandonati”. Stefania Vismara ricorda che “anche gli sposi sono distrutti psicologicamente, i loro matrimoni sono stati rinviati in alcuni casi per 5 volte. Il matrimonio è un diritto”. Alla piattaforma online di Insieme per il wedding si sono registrati 183mila coppie, tutti in attesa di una data per la ripartenza.

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