Ormai ci siamo, domani il piano nazionale di ripresa e resilienza sarà sul tavolo di palazzo Chigi per l’approvazione ed entro fine mese dovrà essere inviato a Bruxelles. Le nuove bozze indicano interventi che valgono in tutto 220 miliardi di euro. Di questi 190 arrivano dall’Ue (120 miliardi di prestiti e 70 di trasferimenti) e altri 30 miliardi sono finanziati attraverso deficit . Queste ultime sono quindi risorse nazionali, più flessibili nell’impiego poiché non hanno gli stessi vincoli di destinazione, tempi e scadenze di quelli europei. Ci sono poi un’altra quindicina di miliardi tra programma React Ue (13,5 mld) e Just transition fund (1,5) che alzano la “potenza di fuoco” a disposizione di palazzo Chigi per spingere la ripesa fino a quasi 240 miliardi di euro

L’architettura del piano rimane più o meno la stessa del governo Conte: 6 macro missioni (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; transizione verde; infrastrutture e mobilità; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute) che si dettagliano in 16 capitoli ciascuna. Anche le cifre non cambiano molto, vengono suddivise tra piano e fondo a deficit in cui sono inseriti interventi che necessitano di vincoli più blandi. Nel complesso vengono individuati 135 investimenti e 7 riforme. Tra queste 3 riguardano la pubblica amministrazione (trasformazione, accesso e competenze), poi c’è la riforma del sistema della proprietà industriale, quella della formazione obbligatoria per la scuola, le politiche attive del lavoro e la riforma della medicina territoriale.

La missione che assorbe più risorse rimane la “rivoluzione verde” a cui vanno 57 miliardi di euro del Recovery fund e 12 miliardi dal fondo nazionale. Otto miliardi in particolare vengono destinati a ecobonus e sismabonus fino al 110%, agevolazione che però si esaurirà al 2022 e non viene prorogata al 2023. Allo sviluppo di fonti rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico) vengono destinati circa 7 miliardi di euro. Altri 4 miliardi serviranno per il miglioramento delle reti. Un aspetto importante perché reti di nuova generazione ed efficienti consentono anche di sfruttare meglio le fonti rinnovabili consentendo di gestire gli “accumuli” che rimangono inutilizzati (ad esempio l’energia prodotta da pale eoliche durante la notta che può essere usata per pompare a monte acqua degli impianti idroelettrici).

La voce digitalizzazione e innovazione vale 42,5 miliardi, attinti dai finanziamenti europei e circa 6 dal fondo nazionale. Il più (18,4 miliardi) serve per la transizione verde, altri 6 miliardi per digitalizzazione dalla Pubblica amministrazione. Tramite fondo a deficit viene stanziato un miliardo di euro per la banda ultra larga e il 5G. A turismo e cultura vengono attribuiti 6,1 miliardi di euro. Venticinque miliardi di euro del Recovery fund verranno usati per le infrastrutture e la mobilità. La dotazione sale sopra i 30 miliardi attingendo anche ai fondi in deficit. Le tratte ad alta velocità del Mezzogiorno vanno 4,6 miliardi, quasi il doppio per i collegamenti tra Nord del paese ed Europa. Alle linee regionali vengono destinati poco meno di due miliardi. Trentadue miliardi, il 17% del totale, vanno a istruzione e ricerca, principalmente per rafforzare il sistema educativo. Quattro miliardi e 600 milioni serviranno per asili nido e scuole materne, quasi 7 miliardi per lo sviluppo della ricerca integrata università-imprese. Alla missione “inclusione” arrivano 19 miliardi, più tre miliardi dai finanziamenti a deficit. Infine la voce salute a cui vanno 15,6 miliardi attinti dal Recovery a cui si sommano 2,4 miliardi dal fondo nazionale e 1,7 da React Eu per un totale di 19,7 miliardi, invariato rispetto alle bozze precedenti.

Esce dal piano il cash back, vale a dire il programma di incentivazione dei pagamenti elettronici che quindi non sarà più finanziato con soldi del recovery fund. Il programma resta comunque attivo e al momento, secondo quanto si apprende, si stanno solo valutando dei correttivi per evitare un utilizzo improprio, in particolare dei micropagamenti, per scalare le classifiche e entrare nella fascia dei primi 100mila che utilizzano di più le carte e che beneficeranno del ‘supercashback’ da 1.500 euro.

Nelle previsione governative contenute nella bozza nel 2026 il Pil sarà di 3 punti percentuali più alto grazie agli interventi. La crescita media del Pil tra il 2022 e il 2026 sarà di 1,4 punti più alta rispetto al periodo 2015-2019. Viene indicato l’obiettivo di incrementare la produttività attraverso innovazione, digitalizzazione, investimenti in capitale umano. Per quel che riguarda la governance del Pnrr, c’è la “responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri ed enti locali e territoriali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati e la gestione regolare corretta ed efficace delle risorse”, si legge nella bozza. “Monitoraggio, rendicontazione e trasparenza”, si legge, saranno “incentrate al Ministero dell’economia che monitora e controlla il progresso dell’attuazione di riforme e investimenti e funge da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione Ue”.

Ieri intanto il Portogallo è stato il primo paese europee a presentare il alla Commissione il suo piano per l’utilizzo dei fondi. Un atto che secondo quanto scrive in una nota la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen “segna l’inizio di una nuova fase nel processo di implementazione dello strumento di recupero e resilienza. Continueremo a impegnarci intensamente con gli Stati membri per aiutarli a realizzare piani di alta qualità. Il nostro obiettivo resta quello di adottare tutti i piani entro l’estate. Per poter effettuare i primi pagamenti, è necessario che tutti gli Stati membri abbiano approvato la decisione sulle risorse proprie. Sono fiduciosa che tutto sarà a posto entro l’estate”. Stessi toni usati dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, che twitta: “La presentazione del piano portoghese per il Recovery segna l’inizio di una nuova fase per ricostruire meglio la nostra economia europea. Nelle prossime settimane riceveremo e valuteremo i piani di quasi tutti i Paesi dell’Unione trasformando Next Generation Ue in realtà”.

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