Di fronte all’impennata del Covid-19 in tutto il mondo e a notizie negative che riguardano l’Italia, il governo assurdamente reagisce con l’abrogazione delle restrizioni. Un comportamento assurdo, criticato fortemente anche dal Professor Galli, direttore dell’Ospedale Sacco di Milano. Tutto questo perché l’attenzione del governo si è spostata dalla tutela della salute a quella dell’economia, ma anche in questo campo le soluzioni governative risultano assurde e contraddittorie.

Mario Draghi, da buon neoliberista, punta sulla concorrenza, che costituisce l’anima del perverso attuale sistema economico patologico, predatorio e anticostituzionale ispirato a quel pensiero. Secondo Draghi, che ha dato l’impressione di essersi adeguato alle richieste di Matteo Salvini e della destra, per avere lo sviluppo ci vuole più concorrenza. Egli non ha chiara l’idea che la concorrenza aiuta i più forti sul piano economico e non i più deboli, e che l’Italia dovrebbe difendersi da questa, specie se straniera, nazionalizzando (cioè rendendole inalienabili, inusucapibili e inespropriabili) le fonti di produzione di ricchezza nazionale e non mettendosi in concorrenza con chi è più forte di lei in modo da perdere tutto.

Si tratta di pura logica e non occorre essere economisti della Bocconi per rendersi conto di questa verità. Ma il neoliberismo usa il sistema della menzogna e fa passare nell’immaginario collettivo come buone delle idee perniciose e a questo ci siamo abituati da molto tempo. Quanto sia negativa per noi la concorrenza senza limiti è stato dimostrato dalla distribuzione dei finanziamenti fatti dalla Commissione europea alle aviolinee. La parte del leone è stata assunta da Francia, Germania e Finlandia, oltre ad altre aviolinee economicamente più stabili.

Con la giustificazione che dovessero essere premiate le compagnie aeree che prima della pandemia erano in condizioni migliori, la distribuzione degli aiuti ha dato luogo alla seguente graduatoria, riportata sul sito del Corriere della Sera: “Per ogni passeggero trasportato nel 2020 Air France si è visto riconoscere un ‘supporto’ di 396,6 euro (escludendo l’ulteriore miliardo di euro approvato di recente da Bruxelles), il dato più alto considerando le aviolinee dell’Unione europea. Al secondo posto la tedesca Lufthansa (380 euro a cliente), al terzo la finlandese Finnair (354,4 euro), quindi l’olandese Klm — che fa parte di un gruppo con Air France — con 302,8 euro. Bisogna scendere al quattordicesimo gradino per trovare Alitalia che si è visto riconoscere 47,1 euro di indennizzo per viaggiatore”.

Questo, del resto, è il sistema previsto dai Trattati. Un sistema del tutto contrario ai principi e ai diritti fondamentali della nostra Costituzione, che si fonda sul principio di eguaglianza e non su quello dell’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, proprio mediante la concorrenza, e ci chiediamo a questo punto perché Draghi, che ha tanto ascendente sulla Commissione europea, non abbia mosso un dito per aiutarci.

È da sottolineare che i giureconsulti romani hanno distinto fra cose in commercio, e cioè quei beni che si producono in grande quantità e hanno un limitato valore economico, e beni fuori commercio, che sono essenziali per il godimento e la fruizione da parte di tutti i cittadini, mentre il pensiero neoliberista mette tutto sul mercato, svendendo persino i territori, pezzi di mare, l’aria (in base ai crediti di inquinamento), insomma tutto quello che il giurista Marciano, del III secolo d.C., definiva ‘cose comuni di tutti’ (res communes omnium).

In questo sconvolgimento di idee i nostri governanti non sono in grado di distinguere, nella confusione generalizzata, il bene dal male. E il male per noi è la concorrenza estesa ai settori e agli elementi essenziali per mantenere in piedi la vita del popolo e la struttura stessa dello Stato-comunità. Insomma il governo, certamente in modo inconsapevole, rischia di agire contro il popolo, e contro la proprietà dei beni essenziali che spettano al popolo stesso a titolo di sovranità, e quindi devono essere ritenuti esclusi dalla concorrenza.

Si tratta, come più volte ho ripetuto, dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, di cui parlano gli articoli 1, 3, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

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