Il ‘rischio ragionato’ di Draghi? C’è una sostanziale differenza tra rischio ragionato e rischio calcolato. Il primo è una valutazione complessiva di tipo politico, il secondo è qualcosa di esclusivamente tecnico. Prendiamo atto che si tratta di una decisione politica, però le regole devono continuare a essere rispettate, perché se questo viene inteso come un “liberi tutti”, la situazione da metà maggio in poi cambierà“. È il commento pronunciato ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che aggiunge: “Draghi ha sottolineato che il rischio ragionato incontra le aspettative dei cittadini e si traduce in un’opportunità straordinaria, purché si fondi su una premessa fondamentale: tutte le regole, cioè obbligo di mascherine, distanziamenti, l’evitare gli assembramenti, devono essere osservate. Mai come adesso deve essere enfatizzato il concetto di alleanza tra politica, servizi sanitari e comportamenti dei cittadini perché questa è una fase molto, molto delicata. Se con le riaperture dovesse ripartire la curva, rischiamo di giocarci la stagione estiva, che poi è il momento più importante per il rilancio dell’economia”.

E spiega: “La circolazione del virus è ancora molto rilevante, anche se con notevoli differenze regionali. È vero che i nuovi casi di positività si stanno progressivamente riducendo, ma ieri sera avevamo ancora 504mila casi positivi, peraltro un numero sottostimato per l’insufficiente attività di tracking, essendo ormai saltato da settembre il tracciamento. Sul versante ospedaliero, abbiamo raggiunto il picco dei ricoveri il 6 aprile. I ricoveri si sono ridotti quasi del 20% in 11 giorni, però i numeri assoluti sono ancora molto elevati – continua – Ci sono oltre 23.600 persone ricoverate, con una soglia di saturazione del 40%, superata da ben 5 regioni. In terapia intensiva va ancora peggio: anche qui il picco è stato raggiunto il 6 aprile, ma la discesa è più lenta e con una media di ingressi giornalieri pari a 200. Dobbiamo quindi essere consapevoli del fatto che le riaperture, come decisione politica, stanno avvenendo un po’ sul filo del rasoio. Non possiamo permetterci di far risalire la curva”.

Cartabellotta chiosa: “Per le prossime 3 settimane vedremo una riduzione di nuovi casi e di ospedalizzazioni, perché, di fatto, vediamo con 3 settimane di ritardo gli effetti delle zone rosse o arancioni. Quando torneremo alle zone gialle, che non hanno alcun effetto sulla riduzione dei contagi, è ovvio che si rischia di far risalire la curva. Abbiamo oltre mezzo milione di casi attualmente positivi, quindi con l’allentamento delle misure restrittive immaginare di arrivare in due mesi a 50 casi per 100mila abitanti come incidenza settimanale, soglia stabilita dall’Iss per poter riprendere il tracciamento, è sostanzialmente impossibile – conclude – Sicuramente entro la metà di giugno riusciremo a mettere in sicurezza anziani e fragili, ma questo avrà un effetto prevalente sulle ospedalizzazioni, non sulla circolazione del virus, perché ci sarà una fetta enorme di persone che ancora non è stata vaccinata. Quindi, la gradualità delle riaperture e la prudenza nei comportamenti sono i due ingredienti fondamentali per evitare di ritrovarci a metà maggio con la curva in risalita“.

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