Gli equilibri che sembravano ritrovati, almeno in parte, dopo i segnali positivi seguiti ai colloqui di Vienna sono di nuovo saltati tra Iran e gli altri Paesi parte dell’accordo sul nucleare Jcpoa, dopo il sabotaggio alla centrale nucleare di Natanz che Teheran attribuisce a Israele. La Repubblica Islamica ha infatti annunciato che la settimana prossima comincerà ad arricchire l’uranio al 60% proprio nell’impianto nucleare colpito dall’attacco alla rete elettrica. “Ciò migliorerà in modo significativo sia la qualità che la quantità dei prodotti radiofarmaceutici”, ha dichiarato l’ambasciatore Kazem Gharibabadi, rappresentante iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Una decisione che genera “grave preoccupazione” per Gran Bretagna, Francia e Germania, i tre Paesi europei firmatari dell’accordo.

Mahmoud Vaezi, capo di gabinetto del presidente Hassan Rohani, ha ribadito che sono state raccolte “alcune prove che il regime sionista ha condotto il recente sabotaggio terroristico nel sito nucleare di Natanz”, annunciando che d’ora in poi “nei siti nucleari verranno applicate misure di sicurezza rafforzate, utilizzando strumenti moderni”. Parole che suonano come risposta all’opposizione conservatrice in Parlamento, in vista delle prossime Presidenziali, che aveva accusato il governo di “debolezza”. Il presidente Rohani puntualizza che i piani di arricchimento sono una risposta al “terrorismo nucleare”: “Se volete fermare la tecnologia pacifica dell’Iran e attaccarci, noi agiamo comunque nel rispetto della legge. Il vostro lavoro è stato terrorismo nucleare, il nostro è legittimo – ha sostenuto Rohani citato dall’agenzia iraniana Mehr – Se i sionisti intraprendono azioni contro di noi, noi rispondiamo. Hanno avuto la prima risposta. Se create problemi alle centrifughe Ir-1 noi avviamo le Ir-6″. “Non si possono commettere crimini a Natanz e aspettarsi che restiamo in silenzio”, ha poi aggiunto ribadendo però che “le nostre attività nucleari saranno assolutamente pacifiche“.

Mentre il ministro degli Esteri, Javad Zarif, lancia un messaggio all’amministrazione americana chiedendo una chiara presa di posizione sul dossier iraniano: “Il terrorismo nucleare a Natanz ha innescato la pericolosa spirale che può essere contenuta solo ponendo fine al terrorismo economico degli Stati Uniti avviato da Trump – ha twittato il capo della diplomazia di Teheran riferendosi alle sanzioni Usa – Biden/Harris hanno una scelta chiara da fare. O l’accordo Obama/Biden o la campagna di ‘massimo fallimento’ di Trump. Non ci sono alternative. E non c’è molto tempo”.

La nuova tensione a Teheran preoccupa però i Paesi europei firmatari dell’accordo tra Iran e 5+1. Francia, Germania e Regno Unito, con una nota congiunta diffusa dal ministero degli Esteri francese, ritengono la decisione di arricchire l’uranio al 60% uno sviluppo “grave” che costituisce “un passo importante nella produzione di un’arma nucleare. L’Iran non ha un bisogno credibile di arricchire a questo livello per scopi civili”, dicono smentendo di fatto le parole di Rohani. E così chiedono a Teheran di fare un passo indietro, respingendo “tutte le misure di escalation di qualsiasi attore e chiediamo all’Iran di non complicare ulteriormente il processo diplomatico. Gli annunci dell’Iran sono particolarmente deplorevoli e contrarie allo spirito costruttivo, dato che arrivano in un momento in cui tutti i partecipanti al Jcpoa e gli Stati Uniti hanno avviato discussioni sostanziali con l’obiettivo di trovare una rapida soluzione diplomatica per rilanciare e ripristinare il Jcpoa”.

Situazione cavalcata anche dall’Arabia Saudita, principale avversario di Teheran nell’area mediorientale insieme a Israele, che con una nota hanno chiesto a Teheran di evitare un’escalation e impegnarsi seriamente nei colloqui con le potenze mondiali: “Stiamo seguendo con preoccupazione i recenti sviluppi del programma nucleare dell’Iran – scrivono -, l’ultimo dei quali è la volontà di aumentare il livello di arricchimento dell’uranio al 60%. Questo non può essere considerato un programma che ha scopi pacifici”.

Intanto, si complicano anche le relazioni diplomatiche tra la Repubblica degli ayatollah e i Paesi europei. Dopo la decisione del Consiglio Ue di prorogare fino al 13 aprile 2022 le sanzioni nei confronti dell’Iran per violazioni dei diritti umani, allungando la lista dei soggetti sanzionati, Zarif ha convocato Carlos Costa, ambasciatore del Portogallo, Paese presidente di turno dell’Ue, per esprimere “la forte protesta del Paese” per l’azione “illegale” dell’Ue. Nel corso dell’incontro, le autorità iraniane hanno definito le sanzioni “motivate politicamente” ed è stata avanzata la possibilità che l’Iran a sua volta imponga sanzioni all’Ue, oltre alla sospensione della cooperazione nella lotta al terrorismo, al narcotraffico e sui rifugiati.

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