“Vogliamo dar vita ad un Osservatorio sulle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, perché abbiamo visto quello che hanno fatto per i mondiali di sci di due mesi fa. E non possiamo permettere che si ripetano ancora promesse di interventi a impatto zero, mentre poi si sbancano le piste e la montagna”. Giancarlo Gazzola, vicepresidente di Mountain Wilderness Italia, svela il progetto che numerose associazioni ambientaliste stanno coltivando per tenere sotto controllo l’appuntamento che coinvolgerà Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige. Mancano ancora cinque anni, ma temono che con il miraggio olimpico si ripetano scempi ambientali. “Gli impianti, la pista da bob, gli sbancamenti… l’elenco è lungo”, continua Gazzola che mostra le foto di alcuni lavori eseguiti per i Mondiali. “E questo sarebbe stato l’impatto zero e niente cemento?”.

Nel Bellunese la Fondazione Dolomiti Unesco sta chiedendo alla Regione i veri progetti del carosello di impianti per collegare Cortina con Arabba e con Alleghe, attraverso l’incantato paesaggio delle Cinque Torri. In buona parte è un piano fantasma, anche se ne è stato anticipato un costo di una settantina di milioni, da suddividere a metà tra Regione Veneto e imprenditori dello sci invernale. E’ il bubbone principale che allarma gli ambientalisti. Un paio d’anni fa Luca Zaia si è sbilanciato annunciando una prima fase con il collegamento di Cortina alle Cinque Torri, che avrebbe dovuto essere pronto per i Mondiali. C’è poi la “fase 2”, in due parti. La prima: dalle Cinque Torri ad Arabba, passando per il Col di Lana, Passo Campolongo e l’Alta Badia, ma qui c’è la fiera opposizione di alcuni comuni, Livinallongo in testa. La seconda verso Alleghe, passando da Selva di Cadore, per sciare sotto la Civetta.

“C’è l’esperienza dei Mondiali e ci sono davanti a noi le Olimpiadi. Nel primo caso sono state ampliate le piste anche con l’esplosivo, anzi ne sono state create di nuove ed è stata sbancata tutta la zona dell’arrivo, sotto le Tofane, abbattendo ettari di alberi e aumentando il pericolo di valanghe”, è la prima denuncia di Gazzola. “Poi hanno rifatto la strada che porta al Falzarego, innalzando muraglioni. Si dimentica che Cortina è un paese, le Olimpiadi saranno terribilmente impattanti, altro che sostenibili com’è scritto nel Masterplan”. Mountain Wilderness ha preso posizione con alcuni commenti sull’esperienza iridata. Il presidente onorario Luigi Casanova scrive: “Mondiali disastrosi, Tofane cementificate. Hanno usato l’esplosivo per le piste Labirinti e Vertigine, hanno installato enormi bomboloni di gas contro le valanghe, hanno inserito salti impossibili e curvoni da Formula 1. Adesso ci attende una grande e lunga sfida, abbiamo bisogno del contributo di tutte le sensibilità e intelligenze per impedire i tre grandi collegamenti legati alle Olimpiadi, altrimenti lasceremmo ai nostri giovani in eredità le Dolomiti in alta quota definitivamente distrutte”. E conclude: “Bisogna costruire le necessarie alleanze, anche di profilo internazionale”.

Ecco il primo incubo di Gazzola: “Vogliono realizzare un mostro, la pista da bob che costerà ben di più dei 50 milioni preventivati. Sarà usata per 15 giorni, dicono che diventerà un polo futuro per questo sport, senza dire che in Italia conta su una quindicina di atleti. Luca Zaia vuole riciclarla d’estate per farci andare i bambini in giostra”. In effetti il governatore leghista ha detto di recente: “Le gare si disputeranno come nelle olimpiadi del ’56 nella pista Eugenio Monti, un pezzo della nostra storia e un patrimonio che racconta i successi del passato. Merita di rinascere”. Replica di Legambiente: “Non ripetiamo gli errori di Torino 2006 dove la pista di bob da 110 milioni non è mai più stata utilizzata”. A Cortina non si annuncia una “ristrutturazione”, ma un rifacimento completo.

Gazzola guarda anche all’altro secondo scempio: “Ci dicono che i collegamenti sciistici tra comprensori serviranno all’ambiente, non è vero: serviranno solo a spendere soldi pubblici e a far guadagnare qualcuno. Ci prendono in giro dicendo che il pubblico utilizzerà materiali plastic free e che saranno impiegate auto elettriche…”. Per questo le associazioni vogliono coinvolgere anche le istituzioni in un osservatorio che controlli, denunciando sprechi ed abusi.

La Fondazione Dolomiti Unesco ha chiesto inutilmente alla Regione i progetti del “carosello” bianco. Adesso si muove anche la politica. “Non capiamo perché Zaia e l’assessore al turismo Federico Caner non vogliano tirare fuori le carte e ancor meno perché non le vogliano dare alla Fondazione, nel cui cda siede la stessa Regione. Mettersi contro l’Unesco sarebbe un errore gravissimo”, denuncia Giacomo Possamai, capogruppo del Pd a Venezia, che ha presentato un’interrogazione. Lo stesso hanno fatto i Verdi con la consigliera regionale Cristina Guarda: “È inammissibile che non si discuta di un progetto di privati finanziato al 50 per cento con soldi pubblici. E’ un’attività produttiva con limitati benefici per l’occupazione che aggredisce le Dolomiti con progetti invasivi e speculativi e non tiene conto dei cambiamenti climatici e della necessità di ripensare il turismo in modo ecosostenibile”.

La giunta veneta però tira dritto e non spiega. Nel Piano Regionale di Ripresa e Resilienza ha inserito opere per 639 milioni di euro legate alle Olimpiadi. Si tratta di 500 milioni per interventi alla rete stradale e ferroviaria, 48 milioni per fogne e rete idrica di Cortina, 91 milioni di euro per impianti sportivi. In questa voce ci sono i 50 milioni per la pista da bob e 32 milioni per il Villaggio Olimpico. Naturalmente il masterplan è pieno di nobili intenzioni: “Il progetto verte sulla sostenibilità ambientale… nell’ottica di un turismo sostenibile… con una mobilità a basso impatto che preservi territori unici, valorizzi aree naturalistiche e limiti il consumo di suolo…”.

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