di Paolo Rossi

Siamo tutti esausti dei limiti alla libertà di movimento che ci vengono imposti con la giustificazione di proteggerci dal contagio, potersi spostare è una delle libertà fondamentali che ci caratterizzano come persone e tale privazione è davvero insopportabile (e ci voleva il Covid per rendercene conto!).

Storicamente siamo disponibili a spendere cifre importanti delle (modeste) risorse disponibili per poterci muovere: il budget familiare prevede sempre cifre rilevanti per le auto e tutto ciò che ne consegue, tuttavia in genere ci sfugge una fetta rilevante di ricchezza che siamo costretti a spendere in modo affatto occulto senza che ci sia concessa alcuna libertà di scelta né sul quanto né sul come: mi riferisco all’ingente ammontare dei sussidi pubblici erogati al trasporto pubblico, in primis alle ferrovie.

Il recente libro di Marco Ponti L’Ultimo Treno ci informa, spietatamente, dell’enorme quantità di denaro speso in questo modo per decenni senza che ci fossero anche minime forme di gara o appalto pubblico, tramite affidamenti diretti al di fuori di ogni controllo, senza minimamente passare tramite valutazioni costi benefici indipendenti. L’opinione pubblica è rimasta sempre passiva, consenziente a questo sacco della ricchezza collettiva, senza rendersi conto dell’enorme fardello che graverà sulla vita dei nostri figli e nipoti.

Anche recentemente, quando le analisi costi benefici sono state fatte, si è poi deciso di ignorarle per motivi politici oppure per mera ideologia; pure questo famigerato Recovery plan afferma la necessità di ingentissimi investimenti in infrastrutture ferroviarie senza che sia stata portata a giustificazione la pur minima analisi costi benefici. Di fatto oggi si stima che un quarto dell’intero debito pubblico italiano sia stato generato dai sussidi al trasporto ferroviario, denari spesi in modo opaco e inefficiente.

La proposta del Prof. Ponti è davvero estrema: spenderemmo di meno chiudendo tout court due terzi delle ferrovie italiane e offrendo gratuitamente autobus sostitutivi. Analogamente per il traffico merci ci rimetteremmo di meno se trasferissimo tutto su camion riducendo al contempo le accise sui carburanti ed i pedaggi.

Tuttavia non possiamo arrenderci a questo devastante scenario: sappiamo bene quanto le nostre strade siano già sovraccariche di traffico e i quotidiani gravi incidenti causati dai mezzi pesanti sono una costante minaccia per chiunque frequenti le autostrade.

Un’altra soluzione va certamente ricercata e non può risolversi nella soppressione di questa tecnologia (il trasporto su ferro) che il Prof. Ponti valuta come obsoleta da punto di vista economico, in quanto strutturalmente non competitiva con il trasporto su gomma. In effetti esistono altri aspetti che impattano pesantemente sulla vita delle persone che non sono considerati nella spietata analisi economica: la qualità della vita subisce forti limiti dal traffico su gomma che semplicemente richiede troppo spazio, causa troppi pericoli, inquina troppo per poter essere ulteriormente sviluppato.

Il tema dell’efficienza della spesa è assolutamente prioritario: la divisione della rete in macroregioni in sostanziale competizione, la coesistenza di più operatori in concorrenza tra loro, il controllo della spesa tramite gare pubbliche sono elementi imprescindibili per mettere fine allo spreco, ma contemporaneamente l’analisi costi benefici, che pure deve diventare un elemento irrinunciabile nel processo decisionale, deve considerare i fattori impattanti sulla qualità della vita delle persone e non solo il mero costo economico di questa o quella tecnologia. Solo con questo elemento di trasparenza avremo coscienza del vero prezzo della libertà di movimento e la possibilità di operare scelte consapevoli.

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