“Avevo 31 anni e ora ne ho 61. Metà della mia vita l’ho passata a lottare per questa vicenda”. A parlare è Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby Prince Ugo Chessa e presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “10 aprile” che riunisce parte delle famiglie dei 140 morti a bordo del traghetto Livorno-Olbia che la sera del 10 aprile 1991 entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Sono passati 30 anni ma i tasselli fondamentali per il raggiungimento della verità mancano ancora. Il Parlamento sta per dare il via alla seconda commissione d’inchiesta in 5 anni, su richiesta degli stessi familiari delle vittime. “Sono stati anni pesanti – prosegue Chessa – chiaro che abbiamo dovuto fare anche la nostra vita perché siamo tutte persone che hanno una famiglia, un lavoro, però sempre con questa ombra che ti perseguita ma è anche un aspetto importante grazie al quale noi siamo andati avanti e abbiamo lottato. Il sentimento più importante è la rabbia, perché ti aiuta a lottare meglio, ancora di più quando vai a scoprire che chi doveva fare certe cose non le ha fatte. Le persone sono morte per colpa di azioni non fatte e questo fa ancora più rabbia e ci porterà a lottare ancora di più “.

“La forza la trovi con le stesse persone che condividono il tuo lutto e soprattutto la voglia di sapere perché è successo ” spiega Nicola Rosetti, vicepresidente dell’associazione “140” che ha preso le redini dell’associazione dopo che il presidente Loris Rispoli, che in questi 30 anni non ha mai smesso di lottare per avere verità e giustizia, al momento è in riabilitazione dopo avere subito gravi problemi di salute. “Questa forza ce l’ha trasmessa lui, un grande uomo – spiega Rosetti – Questa persona è riuscita a prenderci per mano, a farci rialzare nei momenti più difficili”.

Dopo la conclusione della commissione d’inchiesta del Senato che dal 2016 al 2018 ha lavorato per far luce sulla strage aggiungendo nuove parti importanti per la ricostruzione del disastro, una nuova commissione d’inchiesta, questa volta in Parlamento, tornerà a indagare sulle cause della strage. “La commissione che ha lavorato con il presidente Silvio Lai ha fatto un lavoro ottimo ed è quella che ha ribaltato le verità processuali quindi ha fatto un lavoro davvero importante, purtroppo la fine della legislatura non ha fatto sì che potessero continuare a fare il lavoro che si erano probabilmente prefissi e questo comporta che è sicuramente importante riproporre una commissione parlamentare d’inchiesta, per andare a lavorare su quegli aspetti che la prima commissione non era riuscita a portare avanti, tra cui la causa dell’incidente“.

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