Erdogan dittatore. In una conferenza stampa spesso gonfia di buone intenzioni, di tanti auspici ma di poche decisioni, una parola chiara e definitiva il presidente del Consiglio l’ha detta. Il capo dello Stato turco è un dittatore anche se si traveste da presidente eletto. E le democrazie devono certo cooperare per tutelare i propri interessi ma non collaborare con chi viola i principi di libertà su cui si fonda la vita dell’Occidente.

L’Europa che spesso copre le sue vergogne con fiumi di ipocrite prese di posizione è stata appena umiliata da Erdogan con l’episodio, di rara scortesia e protervia, della poltrona fatta mancare alla presidente della Commissione von der Leyen durante il recente vertice ad Ankara.

Ci auguriamo che le parole di Draghi la sollecitino a rialzare la testa, spesso tenuta nascosta sotto la sabbia. Con la Turchia, con la Libia, con l’ungherese Orban e con dittatori di altra specie ma di eguale pericolosità come i giganti del web, monopolisti dell’economia digitale, lasciati liberi di non pagare le tasse (o quasi).

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