Il Kosovo ha la seconda presidente donna della sua storia, Vjosa Osmani-Sadriu. In un paese intriso di patriarcato, Vjosa Osmani sostiene di essere una femminista progressista che vuole dare un nuovo slancio al proprio paese combattendo la corruzione e i crimini, inclusi quelli di guerra.

Lei stessa in una intervista ha detto che si sente di appartenere a quel gruppo di giovani donne leader politiche che si stanno affermando nel mondo come Jacinda Ardern in Nuova Zelanda, Sanna Marin in Finlandia e più recentemente Kaja Kallas in Estonia: “In tutto il mondo, le donne hanno aperto una nuova era nel modo di fare politica, con azioni responsabili ed etiche”.

Il Kosovo è un paese molto spesso definito “un caso speciale” o “sui generis”. Da sempre nelle mire della Serbia, dopo il conflitto nel 1998-1999, si è proclamato indipendente nel 2008 grazie anche alla protezione internazionale degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della importante presenza Nato.

In un paese da sempre in bilico e nell’instabilità di potenziali conflitti, gli ingranaggi internazionali hanno permesso di far crescere una nuova generazione di donne e uomini che hanno voglia di pensare al futuro malgrado il Covid. In particolare per le donne in Kosovo l’agenda su pace e sicurezza legata alla risoluzione del consiglio di sicurezza 1325 e seguenti è stata un’occasione per dare loro voce e costruire percorsi che hanno permesso a fasi alterne, a donne talentuose, di partecipare ai processi di negoziazione della pace e alla costruzione della storia e della democrazia in questo paese.

La stessa Osmani ha iniziato il suo percorso che l’ha portata oggi ad essere la presidente, difendendo la legalità dell’indipendenza del Kosovo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja. È così che nell’arco di una ventina di anni le istituzioni del Kosovo hanno visto qualificarsi donne che partecipano come agenti attive al cambiamento e guidano gli sforzi di mediazione e negoziazione.

La nuova presidente, oltre ad uno sguardo internazionale ed europeista, ha a cuore le donne. “Le ragazze hanno il diritto di diventare ciò in cui credono. Ogni vostro sogno può diventare realtà” ha esordito appena eletta. Oggi si trova con un governo che ha sei ministre su 15 totali. Un terzo dei 120 deputati sono donne, un livello mai raggiunto prima in un territorio dove le idee patriarcali sono profondamente radicate.

Lei stessa si è spesa molto per contrastare la violenza sulle donne e il sessismo. È stata, come spesso accade alle donne che ricoprono ruoli decisionali, bersaglio di allusioni e scherno anche da parte di politici. In particolare Ardian Kastrati, professore universitario, nonché deputato dell’opposizione, ha fatto battute allusive al corpo della Osmani su Facebook in riferimento alle donne in posizioni di potere. Ma le nuove generazioni non sono state a guardare e gli e le studentesse dell’università di Pristina sono scesi in piazza per sostenere l’allora parlamentare Osmani e chiedere l’espulsione del sessismo dall’università.

E che ci sia voglia di cambiamento sicuramente si capisce non solo per l’elezione di Vjosa Osmani ma anche da altri importanti segnali, come ad esempio dal fatto che in piena pandemia, il 25 settembre 2020, l’Assemblea Nazionale del Kosovo ha adottato un emendamento alla Costituzione che permette di attuare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – Convenzione di Istanbul. Un segno importantissimo per una giovane popolazione che sceglie di vivere un futuro diverso da quello passato.

Mentre il quadro internazionale si complica tra Ue, Turchia e non solo, mentre continua l’attacco ai diritti delle donne ovunque in Europa e nel mondo, continua impervio il cammino delle donne in politica. Benvenuta Osmani.

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