Ogni anno dai bilanci dello Stato mancano 107 miliardi di euro: è la somma delle tasse che milioni di contribuenti disonesti continuano a non pagare, pesando di fatto sulle spalle di chi invece paga fino all’ultimo centesimo. Ma quanti sono gli evasori fiscali? Perché restano impuniti? Con quali complicità politiche? Tutto quello che c’è da sapere su uno dei più grandi scandali della Repubblica da oggi lo si può leggere in “Parassiti – Ladri e complici: così gli italiani evadono (da sempre) il fisco“: si tratta del libro-denuncia scritto dal senatore M5s Primo Di Nicola e dai giornalisti Antonio Pitoni e Ilaria Proietti. Edito da PaperFirst (208 pagine, 15 euro, da oggi in tutte le librerie e disponibile anche in formato ebook), contiene anche una grottesca carrellata su tutti i regali fatti agli evasori con condoni, scudi fiscali e rottamazioni varie. Qui sotto la presentazione degli autori del libro.

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Promettono, promettono ma alla fine sono tutti uguali. Dalle vecchie cariatidi della prima Repubblica agli ultimi salvatori della Patria. Tutti compiacenti con gli evasori fiscali. Da Luigi Preti a Mario Draghi. “Basterà spingere un bottone e avremo i nomi degli evasori”, aveva giurato agli inizi degli anni Settanta, l’allora ministro socialdemocratico delle Finanze, Preti, lanciando l’avveniristico Progetto Athena, il rivoluzionario embrione dell’anagrafe tributaria, rivelatasi poi un fiasco completo. La stessa guerra totale promessa, solennemente, mezzo secolo dopo, dall’attuale presidente del Consiglio Draghi nell’intervento sulla fiducia il 17 febbraio 2021 nell’Aula del Senato, lanciando “un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale“. L’ennesima promessa non mantenuta, smentita appena un mese dopo, dall’ennesimo condono a favore di furbetti e furboni del Fisco, inserito nelle pieghe del decreto Sostegni. E questa volta senza neanche nasconderlo agli attoniti contribuenti onesti: “Sì, è un condono…”, ha ammesso candidamente l’ex presidente della Bce.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere di fronte ai numeri della grande vergogna: 107,2 miliardi di euro di evasione fiscale – 95,9 di mancate entrate tributarie e 11,3 miliardi di mancate entrate contributive – stando alla stima ufficiale dell’ultima rilevazione dell’apposita commissione per la redazione della relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva presieduta dall’attuale ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. La punta dell’iceberg di una gigantesca evasione che, al 30 giugno 2020, ha portato il carico residuo delle cartelle esattoriali ancora da riscuotere alla cifra monstre di 986,7 miliardi. Soldi che lo Stato non si è rivelato in grado di incassare. E che adesso Draghi, con la sua variegata maggioranza, ha deciso in parte di condonare lanciando un messaggio devastante alla platea dei contribuenti. In un Paese in cui, su 60 milioni 359 mila 546 cittadini residenti a fine 2018, solo 41 milioni 372 mila 851 hanno presentato la dichiarazione dei redditi e appena 31 milioni 155 mila 444 hanno versato almeno un euro di Irpef.

Morale: quasi la metà degli italiani, 29 milioni 204 mila pari al 48,38 per cento, risulta senza reddito e campa sulle spalle di qualcuno altro. Alla faccia delle roboanti dichiarazioni contro l’evasione fiscale lanciate negli ultimi decenni da politici e governi di ogni estrazione e colore. E che avrebbero dovuto trasformare l’amministrazione finanziaria in una macchina da guerra. Peccato che gli accertamenti fiscali si siano rivelati un’autentica burla; che la riscossione coattiva sia stata solo una parodia; che la giustizia tributaria sia un autentico colabrodo e, in molti casi, fonte di scandali e corruzione. Per non parlare degli applausi tributati agli evasori, specie se Vip, quando vengono beccati, come in questo libro documentiamo. Tutto in perfetta linea con la sinfonia e il crescendo di proclami di capi di governo, ministri e presunti leader che dimostrano come in Italia nessuno abbia mai avuto il coraggio di mettersi contro i milioni di cittadini che evadono le tasse e i cui voti, evidentemente, fanno gola a tutti.

Ecco qualche esempio delle tante balle rintracciabili negli annali parlamentari e sui giornali solo degli ultimi quindici anni.

Stabilità vo’ cercando: “Dobbiamo proporre una politica fiscale stabile, accompagnata da un rafforzamento della lotta all’evasione…”. Francesco Rutelli, 16 maggio 2005, vice presidente del Consiglio dal 2006 al 2008.

Più o meno: “Venendo meno le una tantum e la stagione dei condoni, l’attenzione si sposterà alla lotta all’evasione…”. Domenico Siniscalco, ministro dell’Economia, 20 maggio 2005

La Lega vede nero: “Abbiamo un ampio margine se ci impegniamo nella lotta all’evasione fiscale…”. Roberto Maroni, ministro del Lavoro, 26 maggio 2005

Siamo seri!: “La lotta all’evasione va fatta con accertamenti seri, ma soprattutto attraverso lo strumento del contrasto di interessi”. Mario Baldassarri, Alleanza Nazionale, viceministro dell’Economia, 27 maggio 2005

Regole prima di tutto: “Rispettare le regole e fare una vera lotta all’evasione fiscale…”. Vincenzo Visco, 2 giugno 2005, pluriministro delle Finanze

Feroci, miei Prodi: “Lotta feroce all’evasione e far emergere il sommerso”. Romano Prodi, 5 luglio 2005, due volte presidente del Consiglio

Quel fenomeno del Cav: “L’evasione fiscale sarà una priorità per il governo”. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, 15 luglio 2005

Compagni, che classe!: “La lotta all’evasione fiscale è una lotta di classe…”. Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista, 29 settembre 2005

Chez Giulio: “L’evasione è mal contrastata. Si combatte abbassando le aliquote”. Giulio Tremonti, pluriministro dell’Economia, 8 novembre 2006

Re Giorgio va alla guerra: “Basta debolezze nella lotta all’evasione”. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, 22 agosto 2011

Mari e Monti: “Io penso che l’Italia si trova in difficoltà soprattutto a causa dell’evasione fiscale: siamo in uno stato di guerra…”. Mario Monti, presidente del Consiglio, 18 agosto 2012

All’ultimo respiro: “La lotta senza quartiere all’evasione proseguirà e lo faremo con interventi di più lungo respiro”. Enrico Letta, presidente del Consiglio, 11 luglio 2013

L’evasione secondo Matteo: “Meno si parla, più si agisce e più siamo seri”. Matteo Renzi, presidente del Consiglio, 7 giugno 2014

Meloni, presente!: “Se volete veramente combattere l’evasione, beh, allora andate a farlo dove sta davvero”. Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia 20 ottobre 2019

La resa di Conte: “La politica non ha il coraggio di affrontare di petto la questione dell’evasione”. Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, 16 ottobre 2019.

di Primo Di Nicola, Antonio Pitoni e Ilaria Proietti

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