Un ufficiale di Marina scoperto mentre vendeva documenti classificati Nato. A chi? A un militare russo. Il costo? Cinquemila euro. È una spy story che rischia di diventare un caso diplomatico dagli esiti imprevedibili quella che oggi ha portato i carabinieri del Ros a fermare Walter Biot, capitano di fregata della Marina militare italiana. L’ufficiale è stato trasferito in carcere ed è accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. Gli investigatori lo hanno bloccato durante quello che definiscono come “incontro clandestino” in un parcheggio di Roma. Beccato subito dopo la cessione di documentazione classificata della Nato. Che tipo di documenti? Carte sui sistemi di telecomunicazione militare. In cambio l’ufficiale ha intascato 5mila euro che gli sono stati allungati da un ufficiale delle Forze Armate russe in servizio all’ambasciata della Capitale. Il cittadino russo, protetto dalla guarentigie diplomatiche, è in consegna all’ambasciata. Biot è in stato di fermo per spionaggio e rivelazione di segreto.

Chi è l’ufficiale fermato – Classe ’66, in servizio allo Stato maggiore della Difesa, Biot è un capitano di fregata che ha fatto anche parte della commissione esaminatrice per aspiranti allievi marescialli. Era in servizio al al terzo reparto dello Stato maggiore della Difesa, ufficio Politica militare e pianificazione. Un settore delicato, ai più alti livelli dello strumento militare. Per molti anni è stato imbarcato, prima su cacciatorpedinieri poi sulla portaerei Garibaldi. Nel 2010 è passato allo Stato maggiore della Marina militare, presso l’ufficio stampa. Intorno al 2016 è transitato al Gabinetto del ministro della Difesa, occupandosi di cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne. Dopo un paio di anni, nel 2018, il passaggio allo Stato maggiore della Difesa, all’ufficio Politica militare. Il suo nome compare nel dossier Who is who, che annoverava tutti i componenti degli uffici del governo italiano, durante la presidenza del Consiglio Ue nel 2014: viene indicato come responsabile Pubblica informazione e Comunicazione e addetto alle relazioni Istituzionali del ministero della Difesa. All’epoca il dicastero era guidato da Roberta Pinotti, che al fattoquotidiano.it spiega: “Quell’ufficio non faceva parte del mio staff, non è di diretta collaborazione del ministro ma è un incarico di pertinenza delle forze armate”. Biot, insomma, non lavorava alle dipendenze della ministra ma all’ufficio comunicazione della Difesa, che gestisce le informazioni delle forze armate: da quell’incarico, al quale era stato assegnato nel 2010, venne allontanato nel 2015. “Il Biot non ha mai fatto parte dello staff del ministro della Difesa Roberta Pinotti. Ha lavorato, su designazione delle Forze Armate, nella sezione internazionale della Pubblica Informazione del dicastero della Difesa, dal dicembre del 2010 all’agosto del 2015. Si precisa inoltre che la responsabilità al dicastero della Difesa della senatrice Pinotti è iniziata a febbraio 2014 e si è conclusa a giugno 2018”, fanno sapere dall’ufficio stampa Pd al Senato.

L’inchiesta – C’era un’inchiesta più ampia, si è trattato di una soffiata? Al momento non si sa. Quello che si sa è che Biot è acusato di aver fotografato documenti militari classificati dal monitor del computer, per poi scaricarli su una pen drive che poi consegnava a un ufficiale delle forze armate russe. La pen drive, che è stata sequestrata, verrà ora analizzata dagli investigatori. Secondo quanto si apprende, i 5mila euro ricevuti in cambio dall’ufficiale russo erano all’interno di scatole. Biot e il russo sono stati bloccati nella serata di ieri dai carabinieri del Ros, sotto la direzione della procura di Roma. Ma in passato c’erano già stati alcuni incontri secondo quanto apprende il fattoquotidiano.it. L’operazione, condotta dall’Agenzia Informazioni Sicurezza Interna nell’ambito di una prolungata attività informativa con il supporto dello Stato Maggiore della Difesa, ha riguardato i due militari che avrebbero organizzato vari incontri nelle settimane precedenti. È stata l’Aisi a innescare l’indagine: il servizio segreto ha ricevuto un input sui rapporti tra i due qualche mese fa da quel momento sono scattate le procedure per i controlli dei movimenti. L’ufficiale italiano avrebbe ceduto, tra i dossier riservati, anche documenti Nato, quindi inerenti la sicurezza di altri paesi oltre l’Italia. L’udienza di convalida del fermo, richiesta dal pm titolare dell’indagine Gianfederica Dito, è fissata per domani. L’udienza si svolgerà in collegamento da remoto dal carcere di Regina Coeli. Sulla vicenda anche la Procura militare ha ovviamente aperto un fascicolo per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio. L’interrogatorio di di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari potrebbe tenersi già domani: a quanto si apprende al momento il militare italiano è difeso d’ufficio. Solo dopo la convalida del fermo si potranno conoscere più dettagli.

Il caso diplomatico: Farnesina convoca ambasciatore russo – Intanto la Farnesina rende noto che il Segretario Generale del Ministero degli affari esteri, Elisabetta Belloni, ha convocato al ministero questa mattina – su istruzioni del ministro Luigi Di Maio – l’ambasciatore della Federazione Russa, Sergey Razov. Dall’altra parte arriva il riscontro positivo dei fatti: “Confermiamo il fermo il 30 marzo a Roma di un funzionario dell’ufficio dell’Addetto Militare e sono in corso le verifiche delle circostanze dell’accaduto. Per adesso riteniamo inopportuno commentare i contenuti dell’accaduto. In ogni caso – dicono dall’ambasciata – ci auguriamo che quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra la Russia e l’Italia”. Il ministro, Luigi Di Maio, ha annunciato l’espulsione di due funzionari russi: “In occasione della convocazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell’ambasciatore russo in Italia, abbiamo trasmesso a quest’ultimo la ferma protesta del governo italiano e notificato l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda”. Il ministro degli Esteri è stato poi audito al Senato, dove ha definito la vicenda come “un atto ostile di estrema gravità” per il quale “abbiamo assunto immediatamente i provvedimenti necessari”.

La reazione di Mosca: pronti a rispondere – Il Cremlino, da parte sua, ha inviato un comunicato per dire che la Russia spera che i legami con l’Italia possano essere “preservati” nonostante la vicenda di Roma. Il ministero degli Esteri russo, inoltre, ha fatto sapere: “Ci dispiace per l’espulsione da Roma di due dipendenti dell’ambasciata russa. Stiamo approfondendo le circostanze di questa decisione. Faremo un ulteriore annuncio sui nostri possibili passi in relazione a questa misura, non adeguata al livello delle relazioni bilaterali, saranno annunciati in seguito”. Il presidente della commissione della Duma per gli Affari Internazionali, Leonid Slutsky, ha detto a Interfax che “la decisione delle autorità italiane di espellere i due funzionari russi è infondata e avrà un impatto negativo sulle relazioni italo russe. La ‘spiomania’ è arrivata anche in Italia. L’espulsione dei diplomatici è un passo estremo. Sono sicuro che per questo non vi erano ragioni così forti”. Sulla vicenda si schiera anche il Regno Unito, con il ministro degli Esteri Domic Raab che esprime “solidarietà” all’Italia e alle azioni intraprese “contro le attività maligne e destabilizzanti della Russia che puntano a danneggiare il nostro alleato nella Nato”. Fonti americane, invece, hanno detto all’Adnkronos di aver reagito con “preoccupazione” al fermo di Biot.

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