Sei anni di carcere, uno e mezzo in più rispetto a quanto aveva chiesto la procura. È la sentenza emessa dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma per Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo di Mario Monti. L’accusa è corruzione aggravata dalla circostanza della transnazionalità in riferimento ad un finanziamento da 54 milioni di euro concesso dal dicastero per il progetto New Eden che riguardava la riqualificazione di una zona dell’Iraq. Stessa condanna anche un professionista di Ferrara, Augusto Calore Pretner. Per entrambi la Procura aveva sollecitato una condanna a 4 anni e sei mesi. “Sono stato condannato dopo 8 anni in assenza di prove- dichiara Clini, difeso in giudizio dall’avvocato Attilio Soriano – e delle indagini che avevo chiesto sul mio lavoro in Iraq. Un rapporto di sintesi sul mio lavoro e sui riconoscimenti internazionali, a partire dalle Nazioni Unite e da Unesco e fino al premio di Barack Obama, è sul sito www.corradoclini.com. Ricorrerò, ovviamente, in appello”, dice l’ex ministro.

Il progetto, denominato New Eden, prevedeva interventi di bonifica in alcune zone della Mesopotamia. L’indagine era arrivata all’attenzione di pm di Roma dalla Procura di Ferrara per competenza territoriale. I finanziamenti erano stati erogati dal dicastero, a favore del progetto e gestito dalle società ‘Ong Iraq Foundation‘, prima, e ‘Nature Iraq‘, poi, per la riqualificazione del territorio iracheno. Secondo l’accusa, parte dei fondi sarebbe stata distratta dalla loro finalità da Clini quando era direttore generale del dicastero.

Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro. Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il Nucleo di polizia tributaria non trovarono alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.

Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finirono, secondon quello che sostenevano gli inquirenti nel 2014, in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, erano stati accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti. Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli neiparadisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui la somma, decurtata di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”. Questa la tesi dell’accusa alla quel i giudici di primo grado hanno dato ragione.

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