Far sì che le dosi prodotte in Europa da aziende inadempienti restino in Europa, in tutto o in parte: i vaccini sono stati inevitabilmente il fulcro della discussioni tra i leader Ue, riuniti al tavolo del Consiglio europeo. Con la questione dello stop all’export che è il primo fronte di battaglia, ribadito anche dal premier Mario Draghi. Che ha sostenuto la necessità di non restare inermi di fronte agli impegni non onorati: “I cittadini europei hanno la sensazione di essere stati ingannati da alcune case farmaceutiche“, ha detto Draghi nel corso del suo intervento. Il premier ha dato il suo “pieno sostegno” alla proposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen di rafforzare il meccanismo europeo sulle esportazioni di vaccini. Per avere successo nella campagna di immunizzazione, confidano a Palazzo Chigi, potrebbe rivelarsi molto importante anche l’asse con gli Stati Uniti, cui sembra preludere la partecipazione di Joe Biden al vertice europeo. Oltre i vaccini, però, bisogna già porre le basi per la futura ripartenza. Draghi ha sottolineato la necessità di costruire da subito una politica fiscale comune che eviti di fare errori nella ripresa post pandemia e l’importante di rilanciare il progetto di un titolo comune europeo, quegli eurobond per i quali già si era battuto il suo predecessore Giuseppe Conte.

L’intervento di Biden: cooperazione con l’Europa dal Covid alla politica estera – Nel suo intervento in videoconferenza, il presidente americano ha garantito l'”impegno a rilanciare le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea“, come ha ribadito anche una nota della Casa Bianca, precisando che Biden ha sottolineato ai capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri che “un’Ue forte è nell’interesse degli Stati Uniti”. Biden ha chiesto ai leader europei “una stretta cooperazione” su alcune sfide comuni, a partire dalla lotta al Covid-19 e ai cambiamenti climatici, e un “rafforzamento” dei legami economici. Il presidente, prosegue la nota della Casa Bianca, ha inoltre espresso il desiderio di lavorare insieme su alcuni temi di politica estera, tra cui Cina e Russia. Inoltre, ha rilevato la necessità di un impegno continuo degli Stati Uniti e dell’Ue su alcuni dossier particolari come Turchia, Caucaso meridionale, Europa orientale e Balcani occidentali.

A fare gli onori di casa del vertice Ue è stato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha lavorato al successo di questo appuntamento, il primo dai tempi di Barack Obama, fin dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti nel suo breve collegamento alla videoconferenza dei leader – una mezz’ora in tutto – ha parlato del rilancio delle relazioni transatlantiche, di lotta ai cambiamenti climatici e della collaborazione sui vaccini, tendendo la mano al Vecchio continente. “L’accelerazione della produzione, della consegna e della diffusione” dei vaccini, è stato ribadito nella dichiarazione finale della videoconferenza, resta “essenziale per superare la crisi“, ma è altrettanto importante che le “aziende garantiscano la prevedibilità della loro produzione e rispettino le scadenze contrattuali di consegna”, hanno insistito i leader, riferendosi principalmente ad AstraZeneca, che delle 120 milioni di dosi previste dal contratto per il primo trimestre, poi ridotte a 30 milioni, ad oggi ne ha distribuite solo 18 milioni. Von der Leyen si dice pronta a giocare anche la carta delle vie legali e annuncia che il secondo trimestre promette di essere migliore, con 360 milioni di dosi previsti in consegna.

Non si può “restare inermi“, dice Draghi ai leader europei riuniti al tavolo del Consiglio Ue. Non si può stare fermi innanzitutto “di fronte a violazioni contrattuali che mettono a serio rischio la campagna vaccinale del Vecchio Continente”. Non ritiene giusto, chiede Draghi a Von Der Leyen dopo aver ripercorso la vicenda delle dosi ritrovare ad Anagni, far sì che i vaccini di Astrazeneca localizzati in Belgio, dove c’è un centro di smistamento, o in Olanda, in stabilimenti come quello per la produzione di Halix, restino in Ue, almeno in parte? “Saranno destinate alla Ue”, lo rassicura la presidente von Der Leyen. Draghi lavora anche per costruire un asse con gli Stati Uniti proprio sui vaccini. Due i piani possibili di trattativa: quello della concessione dei brevetti per la produzione in Europa e quello di un aumento dell’export da parte delle aziende di Big Pharma, in particolare di Johnson&Johnson, per quanto compatibile con la campagna vaccinale americana.

Quanto ai temi economici, afferma Draghi nel corso della discussione all’Eurosummit, “la priorità assoluta deve essere non commettere errori durante la ripresa economica”. Quindi bisogna “disegnare una cornice per la politica fiscale che sia in grado di portarci fuori dalla crisi“. Spinta alla ripartenza, spazio ridotto per l’austerity. Anche qui, l’esempio sono gli Stati Uniti: “Negli Usa hanno un’unione dei mercati dei capitali, un’unione bancaria completa e un safe asset”, fa notare il premier, aggiungendo che questi elementi sono la chiave del ruolo internazionale del dollaro. Draghi ha enfatizzato anche l’importanza di creare un titolo comune europeo. “Lo so che la strada è lunga, ma dobbiamo cominciare a incamminarci. È un obbiettivo di lungo periodo, ma è importante avere un impegno politico”.

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