“Ferie forzate o trasferimenti per chi non si è vaccinato”: il primo a fare un salto in avanti, usando il pugno duro, è stato il direttore sanitario dell’ospedale Perrino di Brindisi, una struttura covid, che nelle scorse ore è passato alle vie di fatto nei confronti degli operatori sanitari che rifiutano di sottoporsi alla vaccinazione, provocando una dura reazione dei sindacati.

La Asl di Brindisi, competente su tutte le strutture del territorio, non ha però ancora formalizzato alcuna disposizione. Si sa che in tutta la provincia, su circa 4mila operatori sanitari, al momento in 400 non hanno ancora ricevuto la prima dose “Pfizer”: circa il 10 per cento. E’ stata quindi avviata una indagine interna per comprendere se si tratti di “defezioni” informate e consapevoli, o semplicemente di camici ancora in attesa, che non hanno ancora potuto procedere per cause di forza maggiore: “Abbiamo avviato approfondimenti – spiega il direttore generale Giuseppe Pasqualone – per accertare quali siano state le ragioni alla base della mancata vaccinazione, in modo tale da procedere con ulteriori decisioni. Se effettivamente dovesse risultare che il personale sanitario non intende vaccinarsi, allora non solo sarà posto in ferie forzate, ma si renderà necessario l’ulteriore provvedimento di trasferimento in ospedali no Covid”.

La presa di posizione istituzionale dell’azienda sanitaria è attesa in serata. Tutto ha avuto inizio, come si diceva, da un ordine di servizio valido solo per l’ospedale Perrino di Brindisi, assunto in autonomia: a casa medici, infermieri, operatori sociosanitari non vaccinati. In alcuni casi, trasferiti in settori meno esposti. Il riferimento normativo è alla legge regionale pugliese, di recente approvazione, che vincola proprio al vaccino anti-covid, l’idoneità a lavorare in reparti come pneumologie, malattie infettive e terapie intensive.

Da qui il coro di polemiche: il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Brindisi, Pancrazio Tedesco, ha protestato destinando una lettera di contestazione tanto al direttore generale, quanto a quello sanitario del Perrino. Ha espressamente riferito di “missive giunte a molti infermieri impegnati in reparti a rischio in cui si invitano i primari a disporre ferie d’ufficio per i soggetti interessati, in quanto non ritenuti idonei a lavorare nei reparti Covid”. “Il rifiuto di vaccinarsi – ha quindi affermato – non è paragonabile al Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), altrimenti sarebbe stato normato dalla legge italiana, a tal proposito facciamo espresso riferimento al fatto che le disposizioni in materia sanitaria appartengono unicamente alla normativa nazionale e non possono essere derogate da altre non eventi carattere di norma primaria. A nulla può valere la disposizione punitiva di porre in ferie forzate il dipendente anche perché cade in piena contraddizione con il lavoro effettuato da tutti i dipendenti dell’Asl dal febbraio 2020″.

Di tutt’altra opinione il direttore geenrale Pasqualone, che fa presagire interventi altrettanto severi, in tutto il territorio di competenza, ma da attuare dopo aver identificato i “no vax” e averli distinti da quanti avrebbero voluto sottoporsi al trattamento, ma per varie ragioni non hanno potuto: “E’ dovere della direzione sanitaria della Asl – spiega – rispettare gli obblighi di legge in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, il che significa che la Asl deve adottare tutti quei provvedimenti a tutela della salute dei lavoratori e, al tempo stesso, garantire la prosecuzione del servizio in favore dei pazienti. Ed è quello che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare, a dispetto di quanto sostengono alcuni sindacalisti”.

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