Quest’anno l’8 marzo c’era ben poco da “festeggiare”, e molto da riflettere. È ormai evidente che sono soprattutto le donne a subire le conseguenze nefaste della pandemia. Nel 2020 la crisi ha tagliato ben 300mila posti di lavoro occupati da donne, il triplo rispetto agli uomini. Così il tasso di occupazione femminile è crollato al 49,6%, cioè 19 punti al di sotto di quello maschile. E mentre aumenta il già grave gender gap, secondo Vox Diritti, l’Osservatorio che fotografa l’odio che viaggia sul web, le donne sono persino l’oggetto privilegiato delle campagne d’odio su internet.

Pare poi che, a oltre vent’anni dall’ingresso delle donne nelle Forze armate, il sessismo e la misoginia non siano stati ancora banditi dalle caserme. È del 4 marzo la notizia della condanna definitiva di un colonnello per frasi e comportamenti offensivi nei confronti di personale femminile. Le prevaricazioni e il disprezzo dell’ufficiale potevano investire tutti, ma se il bersaglio era una donna allora l’offesa aveva sempre uno sfondo sessuale. La Cassazione non ha accettato la tesi difensiva secondo la quale, in fin dei conti, si trattava di “goliardia” e di “battute da caserma”.

Magari è giunta l’ora di archiviarlo, il cosiddetto “linguaggio da caserma”, becero e intriso di inaccettabile arroganza. Le parole sono importanti e, in una democrazia, la cura della qualità del linguaggio dovrebbe essere doverosa per tutta la pubblica amministrazione. I nuovi sindacalisti militari potranno fare molto per debellare quelle sacche di barbarie che taluni ufficiali continuano a creare col loro modo incivile di gestire i collaboratori. Sul fronte della tutela delle lavoratrici in divisa sarà certamente prezioso il loro contributo.

Proprio in occasione della Giornata internazionale della donna, il Sibas-Finanzieri e il Nuovo Sindacato Carabinieri (Nsc) hanno organizzato insieme un webinar dal titolo “La divisa delle donne. Una riflessione a più di 20 anni dalla legge sul servizio militare per le donne”. Sara Lucaroni, giornalista sensibile al tema dei diritti dei militari e dei poliziotti, ha intervistato Cira De Marco, da trent’anni dirigente del Siulp della Polizia di Stato, e Monica Giorgi, presidente del neonato Nsc. È stato un confronto ricco di passione e di speranza. Se nelle Forze di polizia la parità di genere, non solo formale ma sostanziale, non può dirsi pienamente raggiunta, è anche vero che negli ultimi anni, grazie soprattutto all’impegno dei sindacati di polizia, sono stati fatti enormi passi avanti.

Le battaglie per i diritti del Coordinamento donne del Siulp negli anni Novanta sono state recepite in larga misura dalle leggi dello Stato che tutelano oggi la maternità, sia nel comparto sicurezza che nel comparto difesa. E nel novembre 2020, per la prima volta è stata nominata una donna vice capo della Polizia: il prefetto Maria Luisa Pellizzari. È un buon segno, senza dubbio.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Vaticano, il documento contro le unioni gay non fermerà il rinnovamento

next
Articolo Successivo

Siria, dieci anni dopo ancora non si vede la fine del conflitto

next