Dopo aver messo il Ponte sullo Stretto tra i motivi imprescindibili per cui far cadere il governo Conte 2, richiesta archiviata rapidamente davanti a Mario Draghi, Matteo Renzi e Italia viva hanno trovato in Parlamento gli alleati per portare avanti la loro proposta: Lega e Forza Italia. E’ nato infatti in queste ore l’intergruppo parlamentare dal nome “Ponte sullo Stretto. Rilancio e sviluppo italiano che parte dal Sud”. Contro l’iniziativa degli alleati di governo, sono intervenuti i senatori M5s in commissione Lavori pubblici: “Un’insistenza miope”, scrivono, “che sa davvero di amarcord anni ’80“. Continuano, “la baldanza dei tre partiti oggi è sfociata addirittura in un intergruppo parlamentare del cemento dedicato ad hoc a questo progetto”. E “di certo”, concludono, “è un segnale importante per il quadro politico italiano, poiché sancisce finalmente l’ingresso di Matteo Renzi nell’alleanza-calderone del centrodestra. Un habitat naturale sicuramente più congruo al suo partito”.

Tra i promotori dell’iniziativa parlamentare ci sono appunto esponenti di Carroccio e Forza Italia, ma anche i parlamentari renziani. “Un’alleanza finalizzata allo sviluppo infrastrutturale italiano partendo dal Meridione che, capovolgendo il paradigma, è inteso come espressione di potenzialità socio-economiche”, si legge nella nota di presentazione. “Coinvolgendo diversi protagonisti della scena politica, caratterizzati da percorsi differenti ma animati da un’ambizione condivisa“. Questi i primi firmatari della proposta, per Italia Viva: Vono, Faraone, Magorno, Scoma, Sudano, Ungaro; per Forza Italia: Barboni, Barachini, Bartolozzi, Berardi, Caligiuri, Cannizzaro, Cesaro, D’Attis, Gallone, Giammanco, Mallegni, Mazzetti, Occhiuto, Papatheu, Paroli, Perosino, Prestigiacomo, Rizzotti, Russo, Schifani, Siclari, Siracusano, Sozzani; infine per la Lega: Furgiuele, Pagano, Pepe, Rixi, Rufa. “Nello spirito unitario che contraddistingue il governo Draghi“, scrivono i parlamentari, “come Italia Viva, Forza Italia e Lega abbiamo deciso di condividere questa attività per dare un sostegno concreto alla ripresa dell’economia in un periodo in cui le idee devono riacquistare valore al di là di ideologie per il buon governo dell’Italia”.

Contro Iv-Lega-Fi, si sono schierati i 5 stelle: “Il progetto pochi giorni fa è stato bollato nelle linee programmatiche come “fuori contesto” da Enrico Giovannini“, scrivono in una nota. “Il quale, lo ricordiamo, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo di cui Lega, FI e IV fanno parte”. Il riferimento è all’intervento in audizione sul Recovery plan in questi giorni: il ministro ha rimandato qualsiasi valutazione a dopo che la commissione tecnica sul ponte sullo Stretto avrà diffuso il suo rapporto. E, il 9 marzo scorso a SkyTg24, sempre Giovannini ha precisato: “È certamente un tema a cui il dibattito pubblico tiene molto e proprio per questo bisogna essere molto precisi e rigorosi. Rispetto a 10 anni fa sono state prese in considerazione anche ipotesi alternative, perché la tecnologia nel frattempo è evoluta, ma per questo bisogna fare un ulteriore set di analisi”. Oggi i 5 stelle, dopo la notizia della nascita dell’intergruppo, hanno rilanciato: “Evidentemente per questi parlamentari l’opera, ritenuta fuori dalla storia addirittura qualche decennio fa, è la panacea di tutti i mali per i ritardi infrastrutturali del Sud. Poco importa se i collegamenti per Reggio Calabria siano ancora complicatissimi, e peggio ancora che merci e persone per raggiungere Messina debbano affrontare un autentico calvario da ogni punto della Sicilia. Ragionare in termini organici di un grande piano infrastrutturale per il Meridione, per questi partiti, è una perdita di tempo: basta costruire il ponte e il gioco è fatto. Come M5s riteniamo che per rilanciare il Sud Italia ci sia bisogno di pensare a progetti seri, fattibili e interconnessi. Una cattedrale nel deserto non risolve nulla“.

Proprio di “cattedrale nel deserto” oggi ha parlato la ministra per il Sud Mara Carfagna: rispondendo a una domanda sul Ponte sullo stretto, è stata molto più fredda dei suoi compagni di partito di Forza Italia. “Siamo consapevoli del fatto che c’è bisogno di occuparsi del potenziamento dell’alta velocità della Salerno Reggio Calabria, altrimenti il collegamento stabile rischia di apparire come una cattedrale nel deserto”, ha dichiarato in audizione nelle commissioni Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato. E, ha concluso, sull’effettiva possibilità di realizzare l’opera “mi riservo di esprimere la linea del governo quando effettivamente questo dossier avrà ricevuto gli approfondimenti necessari”.

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