L’8 marzo scorso il gruppo Gang to Clito, fondato da Julia Petri, ha fatto galleggiare nell’aria un gonfiabile di 5 metri che riproduce perfettamente una clitoride. L’iniziativa si è svolta in piazza Trocadero, proprio davanti alla Tour Eiffel: “davanti al fallo più famoso di Parigi” – ha dichiarato alla stampa Julia Petri – “è stata compiuta un’azione simbolica per denunciare le disparità di trattamento e l’analfabetismo sessuale istituzionale”.

La clitoride è stata ignorata per secoli dalla scienza medica che la riteneva un fallo abortito, viene descritta in molti testi come “pene rudimentale” ma è un piccolo organo sofisticato capace di una sequenza di orgasmi. E’ stata cancellata dal linguaggio e anche purtroppo dal corpo delle donne attraverso la violenta pratica dell’infibulazione, un fenomeno ancora diffuso in una trentina di Paesi africani, in Medioriente e in Asia con in testa Egitto e Somalia per numero di donne che hanno subito la parziale o totale mutilazione dei genitali femminili esterni. La clitoride nell’universo patriarcale e fallocentrico è l’organo scandaloso che disconferma la centralità del fallo nel piacere sessuale delle donne e conferma una realtà inconfutabile: la fisiologia della sessualità femminile è un unicum perché attesta che il piacere delle donne può essere completamente slegato dalla riproduzione ed è fine a stesso, alla faccia dell’antico adagio “non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio”.

Sulla scandalosa clitoride sono state sparse cortine fumogene e nebbiose teorie, dal fintontismo di medici che per secoli si sono chiesti a cosa servisse (ma dai?), al paraculismo di Sigmund Freud che divise le donne tra clitoridee e vaginali: le prime psicologicamente immature e instabili, le seconde mature perché grate alla penetrazione. La teoria freudiana patologizzò l’orgasmo clitorideo e contribuì a diffondere false credenze sulla sessualità delle donne. In realtà recenti studi hanno messo una pietra tombale sulla fittizia distinzione di orgasmo clitorideo e vaginale fondata più sul pregiudizio che sulla scienza.

La rimozione simbolica e la mutilazione della clitoride sono state e sono la manifestazione di una guerra combattuta contro il desiderio e l’orgasmo delle donne per affermare un controllo totale su un corpo destinato ad essere silenziato e al servizio della riproduzione e del piacere sessuale maschile (che poi sulla qualità di un piacere sessuale unilaterale ci sarebbe da riflettere).

Questa strategia funziona ancora oggi se molte giovani donne non conoscono il loro corpo. Quasi cinquant’anni fa, i gruppi di autocoscienza femministi portarono alla luce il problema dell’insoddisfazione sessuale delle donne ma ancora oggi ci sono molte giovani che non conoscono il loro corpo, che vivono la masturbazione con imbarazzo o non la praticano mentre il principale veicolo di conoscenza della sessualità sono i siti porno con contenuti sempre più violenti e focalizzati ossessivamente sulla penetrazione di un corpo femminile.

Con quali conseguenze? Secondo uno studio del Chapman University dell’Indiana University e del Kinsey Institute, le donne eterosessuali sono quelle che in percentuale hanno meno orgasmi (solo il 65% ) rispetto alle donne lesbiche (86%), agli uomini etero (95%) e ai gay (89%) mentre il 95% delle donne ha un orgasmo immediato con la masturbazione.

“C’è una forte valenza simbolica costruttiva e propositiva – ha commentato con grande lucidità Monica Lanfranco – nel portare finalmente alla luce la clitoride, organo unico nella specie umana presente solo nei corpi femminili che presiede esclusivamente al piacere. Questa peculiarità è estremamente interessante perché, a differenza del pene e della vagina, non ha nulla a che fare con la ‘produzione’ e la finalizzazione (eventuale) ad altro (la gravidanza, l’eiaculazione). Piacere, sollievo, estasi, e basta, pare poco? Parlando per metafore si potrebbe sollevare un dubbio: se il simbolico millenario, invece che al fallo, si fosse ispirato alla clitoride forse avremmo avuto meno disastri causati dalla compulsione produttiva, e oggi vivremmo una civiltà fondata su una riproduzione sociale della specie più rilassata, pacifica e incline al piacere invece che al potere? Le giovani generazioni potrebbero mettere in nota questa dritta di noi anziane femministe”.

Vi segnalo il docufilm uscito l’8 marzo, Il mio nome è clitoride di Lisa Billuart e Daphnè Leblond (già disponibile su Mymovies) che prende le mosse da un proverbio croato: “Non cercare la verità in lungo e in largo, potresti trovarla in mezzo alle tue gambe” per raccontare l’esperienza di codici ragazze tra i 20 e i 25 anni che descrivono come hanno scoperto il proprio corpo e il rapporto con l’organo erettile femminile. Un documento che smantella la fallacia di alcune teorie fondate su pregiudizi e lascia la parola alle donne. Qua potete seguire il trailer.

Non c’è che da augurare a tutte l’avvento di una rivoluzione simbolica ispirata alla clitoride e forse la rivoluzione è già cominciata.

@nadiesdaa

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