È di 13 positivi (11 pazienti e 2 infermieri) il bilancio di un focolaio di Covid-19 scoperto sabato sera al policlinico San Martino di Genova, causato con ogni probabilità da un’infermiera che aveva rifiutato il vaccino. Il reparto interessato è quello di Malattie respiratorie e allergologia, al primo piano lato est del padiglione Maragliano: una clinica che nelle intenzioni dell’ospedale doveva rimanere “pulita”. “Lì dentro entrano solo pazienti con tampone molecolare negativo”, conferma a Ilfattoquotidiano.it il direttore generale Salvatore Giuffrida. “Dopo che l’infermiera è risultata positiva, abbiamo trovato il virus anche nei degenti. Ora potremmo dover essere costretti a trasformarlo in reparto Covid, andando in sofferenza di posti letto Covid-free”. E nulla si può fare, spiega, per evitare nuovi casi simili: “Purtroppo abbiamo le armi spuntate. Non possiamo imporre la dose agli infermieri, né adottare provvedimenti disciplinari contro chi la rifiuta. Nessuno si vuol prendere questa responsabilità”.

A seguito della vicenda, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, ha annunciato di voler introdurre, con legge regionale, l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori della sanità. “Ho dato mandato ai miei uffici di valutare la possibilità di intervenire per obbligare questa categoria a vaccinarsi”, ha detto Toti. “Chi fa questo lavoro e rifiuta di proteggere se stesso con il vaccino non protegge i pazienti di cui dovrebbe prendersi cura. E questo è inaccettabile”. Il nodo da sciogliere è quello della competenza: un trattamento sanitario obbligatorio, infatti, può essere disposto solo da una legge dello Stato: “È un problema di cui il governo dovrebbe farsi carico”, polemizza il governatore. Qualche settimana fa, però, la Regione Puglia ha adottato un provvedimento (finora non impugnato da Roma) che vieta agli operatori non vaccinati l’accesso ad alcuni reparti “a rischio”, tra cui le pneumologie. Ed è questa la strada che si vorrebbe seguire anche in Liguria.

Aprendo però un altro fronte, quello della carenza di personale: “Al San Martino gli infermieri non vaccinati sono 400 su 2.600. Come faccio a tenerli tutti fuori da determinati reparti? Senza l’obbligo non si va da nessuna parte”, argomenta il dg Giuffrida. Che a febbraio si era rivolto all’Inail chiedendo se il caso di 15 infermieri della struttura, contagiati senza essersi voluti immunizzare, dovesse essere considerato come un infortunio di origine professionale, con le tutele che ne conseguono. L’Istituto aveva risposto di sì, aprendo però alla possibilità di escludere il risarcimento del danno da parte del datore di lavoro.

Ora al Policlinico si lavora per “salvare” il reparto colpito dal focolaio: l’obiettivo è reperire in fretta nuovi letti dove spostare i contagiati, mantenendolo Covid-free. “La verità è che un infermiere non vaccinato farebbe meno danni in un reparto sporco che in uno pulito – spiega Giuffrida – Ma ovviamente non si possono assegnare soltanto ai reparti Covid, anche perché sono più a rischio degli altri. E si entra in un circolo vizioso. Si è scelto di non affrontare il problema a livello nazionale e ne stiamo pagando le conseguenze”.

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