La casa farmaceutica statunitense Pfizer ha annunciato che delocalizzerà in Romania parte delle sue attività attualmente svolte nel centro di Zaventem in Belgio. Questo comporterà la riduzione del 15% dell’organico con il licenziamento di 38 dipendenti su 238. La decisione ha suscitato accese proteste da parte dei sindacati anche a causa della tempistica della decisione. “Negli ultimi mesi il personale è stato impegnato in turni di lavoro doppi rispetto al normale per consentire la produzione del vaccino contro il Covid. L’annuncio dei licenziamenti è uno schiaffo a questi dipendenti”, ha affermato Bart Deceukelier, segretario del sindacato belga ACV. “Pfizer è principalmente una macchina per profitti” ha continuato Deceukelier, riecheggiando la definizione della casa farmaceutica data da un ex consulente “Una strategia finanziaria in forma si azienda”. Il sindacato avverte “Quello che oggi accade qui, domani potrebbe accadere in altri dipartimenti”.

“È una vergogna inaudita. Anche grazie ai fondi europei stanziati per la ricerca sul vaccino la multinazionale Pfizer si aspetta quest’anno un utile di 3,3 miliardi di euro. L’intenzione di delocalizzare in Romania parte della propria attività belga trasferendola dove il lavoro costa meno, è l’ennesimo pugno in faccia all’Europa e a milioni di cittadini che chiedono giustizia sociale e non furberie”, afferma Daniela Rondinelli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. Presentando il bilancio 2020 Pfizer ha anche indicato che nel 2021 si attende un aumento dei ricavi di 15 miliardi di dollari grazie al medicinale contro il virus. Pfizer ha sviluppato il vaccino con la tedesca BioNtech, il primo ad essere autorizzato dalle autorità di vigilanza sui farmaci. Gli investimenti per lo sviluppo del farmaco hanno superato i 2,5 miliardi di euro, in parte grazie a risorse pubbliche, soprattutto nella fase iniziale, più rischiosa. Da Unione europea e Germania sono arrivati oltre 400 milioni di euro.

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