di Claudia Di Maio

Ogni volta che guardo IOApp sul cellulare, penso a come il governo Conte 2 stesse affrontando il problema dell’evasione fiscale – circa 200 miliardi di euro annui e cioè il 12% del Pil italiano – con un approccio diverso, più sentito e tangibile dai cittadini.

Viviamo in una realtà dove la “piccola evasione”, che poi tanto piccola non è visto che si tratta di circa 10 miliardi l’anno, è sotto ai nostri occhi costantemente; in quella del Sud – dove vivo – giornalmente ogni cittadino vede scontrini non erogati o riportanti importi inferiori, sente domandarsi “vuole la fattura?”, o ancora “con fattura 120 euro, senza fattura 100”… per non parlare dei piccoli market che ancora elargiscono il resto a suon di chewing gum.

Il cashback è un ottimi stratagemma atto a spronarci all’utilizzo della moneta elettronica, generando una serie di risvolti positivi su altri campi: ostacola le “brutte abitudini” sopracitate di molte imprese, riduce la possibilità di furti e smarrimenti a causa della diminuzione del denaro contante che portiamo con noi, indirizza i cittadini verso acquisti in loco e non sul web (cosa agognata da molti commercianti), ci prepara alla moneta del futuro e all’utilizzo dei nuovi sistemi di pagamento.

E’ snervante sentir parlare del cashback solo al fine di demolirlo o nella misura in cui la solita parte di popolazione “furbetta” – e cioè senza coscienza sociale – ha trovato il modo di truffare sul numero di transazioni per l’extra bonus.

Forse sul piano tecnico si poteva far meglio, ma ciò non toglie che sia un sistema valido per allontanare i cittadini dalla diseducazione civica nei confronti dell’evasione fiscale, che è sempre stata una delle piaghe più grosse del nostro Paese con risvolti devastanti su molti fronti.

Personalmente non ho visto nessun articolo di giornale o servizio televisivo che parlasse esaustivamente con dati alla mano dei risultati di questa iniziativa. Nessun confronto tra le percentuali di pagamenti fatti in contante e con moneta elettronica nel mese di dicembre 2020 e i primi mesi del 2021, nessuna osservazione sul fatturato delle aziende pre e post cashback. Eppure penso che se ognuno di noi guardasse la propria realtà di vita, come me si accorgerebbe dei risvolti.

Personalmente i miei acquisti online si sono decimati, ho constatato che molte attività che forniscono da sé un servizio di delivery si sono muniti di Pos portatili così come molti venditori ambulanti, non mi è più stato precluso un pagamento con bancomat con la solita scusa del dispositivo guasto, ho visto gente mai stata avvezza ai pagamenti con moneta elettronica passare quasi all’utilizzo esclusivo del bancomat.

Quando venne annunciato il cashback vidi in tv Salvini lamentarsi della costrizione al pagamento contante; e tweet come “Il cashback? Nel mio negozio faccio uno sconto del 20% a chi paga in contanti”. Non solo non c’è nessuna costrizione bensì un incentivo e quindi – come sempre – dimostra solo di voler fare baccano e disinformazione, ma ho trovato penoso che un politico inneggi al denaro contante, dichiarando su RepTv: “Se fosse per me, non ci sarebbe alcun limite alla spesa in denaro contante. Perché ognuno è libero di usare i soldi del suo conto corrente come vuole, dove vuole e pagando quello che vuole” (quindi anche droga e mercenari).

L’evasione fiscale non è una problematica che dovrebbe avere un colore, perché l’ammanco di soldi che ne deriva andrà a pesare sulle casse dello Stato indipendentemente dal governo in carica, ma ovviamente molti politici non si fanno scrupoli a sciorinare qualsiasi cosa pur di fare propaganda. Trovo sconfortante il fatto che si debbano dare incentivi come il cashback per educare la popolazione, ma confido che grazie ai risultati si possa acquisire una coscienza sociale e uscire dall’effetto “Ouroboros” in cui annaspiamo da anni.

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