Anche l’Italia dovrebbe avere un ministero che renda la solitudine una funzione statale e preveda l’offerta di servizi pubblici ai reduci del distanziamento sociale. In alcuni paesi del mondo esiste il ministero della Solitudine. In Giappone, visto il significativo aumento di suicidi e tentativi di suicidio nell’ultimo anno in seguito alle restrizioni imposte per il Covid-19, è stato istituito un ministero (e un ministro) della Solitudine. Il Regno Unito ne ha uno già da qualche anno.

Il ministro giapponese della Solitudine ha un obiettivo ambizioso: porre fine all’isolamento degli individui e proteggere i legami fra le persone. Noi potremmo aggiungerne un altro: trasformare la solitudine in risorsa, insegnando alle persone a utilizzare la sofferenza come motore di cambiamento.

Il nostro ministero potrebbe avere tanti dipartimenti quante sono le solitudini, perché ognuno ha la sua solitudine, un personale modo di viverla ed esprimerla, anche se tutti stanno a rappresentare l’esperienza di sentirsi separato dagli altri, di percepire un senso di estraneità e non appartenenza, un senso di non condivisione. Sono stati d’animo che non si ha piacere di vivere, che si cerca spesso di allontanare. Da qui la paura della solitudine, la paura di ritrovarsi da soli con se stessi, con le proprie emozioni, e la difficoltà di stabilire un dialogo interiore, la difficoltà di incontrarsi.

La solitudine è uno stato d’animo che può riguardare tutti in qualche momento della vita. È una grande sofferenza e nello stesso tempo una grande risorsa. Ritirarsi in solitudine, chiudersi in se stessi, è un modo fisiologico di rigenerarsi. Il distanziamento sociale, poiché imposto, ha reso più difficile percepire la solitudine come risorsa. Ha portato a solitudini forzate, o per l’obbligo di isolamento o per eccesso di vicinanza, sì, perché anche la vicinanza eccessiva può stimolare solitudine. La coppia e la famiglia sono i luoghi in cui si sperimentano i più forti sentimenti di solitudine. Sentirsi incompresi dal partner o dai genitori è tra le sensazioni più difficili da sopportare. A volte presenze “assenti” fanno sentire profondamente soli.

Costretti in condizioni di solitudine, siamo stati obbligati a incontrare noi stessi, i nostri partner, i nostri figli. Siamo stati obbligati a costruire o ristabilire un dialogo interno e un contatto con le emozioni, cioè con la nostra parte più autentica, a costruire o ricostruire il dialogo con i nostri cari e ci siamo resi di conto di avere bisogno di mantenere una distanza minima da loro. Per sostenerci e continuare ad affrontare tutto questo, sarebbe davvero utile avere anche noi un ministero della Solitudine, che magari arrivi dove quello della Sanità non è ancora riuscito ad arrivare.

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