“Pericolo urgente di crollo” di 22 cavalcavia sull’autostrada Messina – Palermo (foto di archivio), adesso messi sotto sequestro mentre i vertici risultano indagati per omissione di lavori di manutenzione. Un tratto gestito dal Consorzio autostrade siciliane che già lo scorso anno aveva subito il sequestro di due cavalcavia per ordine della procura di Messina e da quella di Patti. Stavolta è la procura di Barcellona a chiederne il provvedimento, competente per il pezzo più ampio del tratto autostradale del Messinese (ed è nella città dello Stretto che ha sede l’Ente che gestisce la Messina-Palermo, la Messina-Catania-Siracusa e la Siracusa-Gela) dopo le indagini condotte dalla polizia stradale e la relazione dei consulenti. Un sequestro accordato dal giudice per le indagini preliminari, Salvatore Pugliese, che mette nero su bianco il risultato delle indagini degli esperti e che sottolinea: “Condizioni critiche talmente evidenti che i consulenti hanno rilevato il pericolo urgente per il crollo e la rovina in termini di alta probabilità – si legge nel decreto di sequestro – e tanto sulla sola base dei rilievi visivi, avendo gli stessi chiarito come, ai fini delle loro conclusioni, non è stata necessaria alcuna indagine strumentale o valutazione di calcolo”. Un pericolo urgente per un degrado visibile ad occhio nudo e che avanza da anni: “La stessa stabilità delle strutture secondo i consulenti è a rischio e si tratta di un processo di degrado attivo già da tanto tempo, tanto che le condizioni di ammaloramento hanno raggiunto un livello tale che si è già manifestata l’espulsione del copriferro, con conseguente produzione di calcinacci”.

Questo hanno rivelato i consulenti della procura secondo quanto riportato dal gip. Ma c’è di più: “Pezzi interi di calcinaccio dalle dimensioni ragguardevoli in alcuni punti cadono sul manto stradale ad elevata velocità di percorrenza”, causando “gravissimi pericoli”, sui quali intervenire in “termini di urgenza”.

Condizioni che durano “da anni” e secondo l’accusa fino a tutto gennaio del 2021: le richieste di sequestro dei cavalcavia della procura di Barcellona risalgono infatti a dicembre, ma il gip ha chiesto un’integrazione per attualizzare il rischio, così le consulenze depositate a giugno del 2020 sono state riaggiornate e depositate il 30 gennaio del 2021. Poco più di un mese fa, dunque, gli ingegneri a cui la procura guidata da Emanuele Crescenti, ha conferito l’incarico hanno ribadito che riguardo agli interventi la situazione era immutata mentre lo stato di degrado si è “aggravato”: “In particolare a seguito delle indagini integrative svolte in ordine alla attualità del pericolo – si legge ancora nel decreto di sequestro – è emerso come invero, oltre ad essersi aggravata la situazione in relazione a diversi dei cavalcavia in oggetto, nessun intervento strutturale è stato materialmente posto nonostante la evidente situazione di pericolo”.

Per questo risultano indagati per omissione di manutenzione di strutture in rovina, Salvatore Pirrone, direttore generale del Cas dal 2015 al 2018, Salvatore Minaldi attuale direttore generale Giovanni Raffa, direttore area tecnica e Alessia Trombino, presidente del Consorzio.

Mentre i cavalcavia sotto sequestro sono in corrispondenza dei comuni di Monforte San Giorgio, Pace del Mela, Milazzo, Barcellona, Terme Vigliatore e Furnari. Ma secondo Minaldi, gli interventi sono già in corso: “Com’è ormai noto, teniamo in grande considerazione il tema della sicurezza infrastrutturale di ponti, viadotti e cavalcavia, tanto è vero che tutte le strutture indicate nel sequestro, nessuna esclusa, sono interessate già da tempo o da interventi di manutenzione seguiti da esperti ingegneri strutturisti, o ancora da rilievi e indagini scientifiche, condotte tenendo in considerazione anche le linee guida fornite dal ministero”.

Aspetto ribadito dall’assessore regionale alle infrastrutture Marco Falcone: “Su 17 dei 22 cavalcavia dell’A20 posti sotto indagine, sono già in corso degli interventi di manutenzione. Su altri tre sono in corso indagini e carotaggi, mentre dei restanti due sovrappassi, il primo è un cavalcavia ferroviario su cui il Cas non può intervenire, e sul secondo sono stati già eseguiti lavori di messa in sicurezza degli appoggi. Sotto la vigilanza del governo Musumeci, dunque, monitoraggio e rilievi sono costanti per garantire la sicurezza di tutti e, del resto, in alcuni casi si è già provveduto all’inevitabile demolizione di cavalcavia ammalorati, come a Spadafora e Venetico”. Secondo Falcone, quindi, l’ente paga il prezzo della gestione passata: “Il raffronto con l’eredità del passato – continua in una nota l’assessore – ci consente di apprezzare appieno l’inversione di tendenza che, sul piano gestionale e infrastrutturale, il governo Musumeci, ha pazientemente impostato e attuato”.

Dichiarazioni dunque che sovvertono completamente il contenuto dell’aggiornamento dei consulenti della procura che secondo quanto messo nero su bianco dal gip, hanno ribadito poco più di un mese fa che quei cavalcavia sono in pericolo. Ma dall’ufficio stampa di Falcone insistono: “Abbiamo detto tutto quello che c’era da dire”, rispondono al Fatto. L’indagine fatta dai consulenti della procura è stata tuttavia aggiornata al gennaio del 2021 e i risultati dello scorso giugno sono stati ribaditi dai consulenti nell’aggiornamento depositato un mese fa, come ribadisce anche il procuratore Crescenti, che aggiunge: “Non spetta alla magistratura occuparsi della manutenzione delle strade e delle autostrade, ma, pur con problemi periodici di organico, andiamo a coprire omissioni e cattive gestioni delle amministrazioni”.

Di certo è vero che il passato del Consorzio siciliano è lungo, come sottolinea anche la Uil: “Il sequestro di oggi è solo l’ultimo anello in ordine di tempo di una lunga catena di carenze gestionali e infrastrutturali che il Cas ha inanellato negli anni balzando spesso alle cronache giudiziarie – commenta Michele Barresi, segretario provinciale Uiltrasporti -. Resta solo da sperare che la trasformazione in ente economico da poco approvata all’Ars consenta al consorzio autostrade, oggi ridotto a vecchio carrozzone, di cambiare pelle nell’interesse di oltre 300 dipendenti e di milioni di utenti siciliani”. Il Consorzio autostrade è da poco stato trasformato, infatti, Ente Economico. In passato era balzato agli onori della cronaca per l’alto numero di casellanti – a un certo punto se ne sono contati 400 per 28 caselli – oggi sono stati ridotti a 180 mentre di recente sono stati assunti due ingegneri e otto geometri, figure queste la cui assenza pesava sulla gestione delle autostrade. Un’assenza dovuta a pensionamenti, blocco delle assunzioni ma anche dal fatto che alcuni erano stati coinvolti nelle diverse indagini della procura di Messina in cui è rimasto coinvolto negli anni il Consorzio siciliano.

Foto di archivio

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