Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non è intenzionato a indietreggiare di un millimetro e nulla sembra in grado di fargli cambiare idea. Né l’esplosione del numero di contagi e di morti per Covid-19 – ormai oltre il picco della prima ondata – né l’appello dell’Organizzazione mondiale della sanità ad adottare più efficaci misure di contenimento del virus di fronte alla “tragedia” in atto. Né tanto meno le lacrime dei governatori incapaci da soli di gestire la pandemia che manda in tilt il sistema sanitario. Il Capo dello Stato continua la sua personale battaglia contro l’uso della mascherina e contro l’adozione di misure di distanziamento sociale, arrivando a minacciare il taglio dei trasferimenti federali verso Stati e municipi che decidessero di adottare lockdown. È una guerra nella guerra quella che il Brasile vive ai tempi del Covid. Tra riduzionismo, caos e mancanza di volontà politica gli scenari futuri sono imprevedibili.

“Il periodo peggiore della pandemia, manca un coordinamento nazionale” – L’ultimo grido di allarme è stato lanciato dal presidente del Consiglio nazionale dei segretari della salute del Brasile (Conass), Carlos Lula. Il leader del consiglio che riunisce i responsabili della sanità dei 26 stati e del Distretto federale, ha pubblicato una lettera aperta invocando misure urgenti contro l’imminente collasso delle reti sanitarie pubbliche e private di fronte all’ondata di nuovi contagi. “Il Brasile sta vivendo il periodo peggiore della pandemia, con livelli elevati di contagio e morti in tutte le regioni“, sostiene Lula nella lettera in cui sottolinea che “manca un coordinamento nazionale unificato e coerente per contrastare la pandemia”. In particolare i Conass sostiene che “è necessario vietare gli eventi pubblici, comprese le attività religiose, sospendere le lezioni frontali in tutto il paese, adottare un coprifuoco nazionale, chiudere bar e spiagge, espandere la campagna di test e seguire i contagiati, oltre che un Piano sanitario nazionale di Comunicazione per chiarire alla popolazione la gravità della situazione” in tutto il territorio.

Contagi e decessi – Nel mese di febbraio 2021 sono stati registrati in Brasile 30.484 morti legati al coronavirus: è il secondo peggior dato mensile dopo quello di luglio 2020, considerato picco della prima ondata pandemica nel Paese. A preoccupare è il fatto che sia anche il terzo mese consecutivo in cui i decessi in un mese sono stati più numerosi di quelli del mese precedente. Alla data del 28 febbraio la media quotidiana dei decessi causati da patologie legate al contagio da Covid-19 ha raggiunto la cifra di 1.208 al giorno, la più alta mai registrata dall’inizio della pandemia. Una variazione superiore dell’11 per cento rispetto alla media delle precedenti due settimane. La media è, inoltre, da 40 giorni sopra quota mille morti al giorno. Quanto ai contagi, la media quotidiana degli ultimi sette giorni è stata di 54.547 nuovi casi, il 21 per cento in più rispetto al dato delle due settimane precedenti. Il 25 febbraio è stato il giorno in cui è stato registrato il record assoluto di morti in 24 ore: 1.582 persone. Il tasso di incidenza, in crescita costante sin dall’inizio della pandemia è cresciuto ulteriormente raggiungendo i 5.020 contagi ogni 100mila abitanti, mentre il tasso di mortalità si attesta a 121 decessi per 100mila abitanti.

La situazione negli ospedali – Di fronte all’ondata incontenibile del Covid, il sistema sanitario nazionale è prossimo al collasso generalizzato. Mentre a gennaio l’esaurimento dei posti letto e di tutte le scorte di ossigeno disponibili aveva interessato solo lo stato di Amazzonia, ora lo scenario rischia di ripetersi in praticamente tutto il paese. Otto dei 27 stati hanno già occupato oltre il 90 per cento dei letti disponibili, dieci oltre l’80 per cento. Secondo le proiezioni dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) dell’Università di Washington, il peggio deve ancora venire. La curva ascendente di contagi, morti e occupazione di letti in terapia intensiva rischia secondo gli scienziati di raggiungere il nuovo picco solo a giugno, quando il numero di decessi stimati potrebbe raggiungere quota 380mila.

I vaccini – Dopo una lunga battaglia, pressato all’interno del governo e dal settore produttivo, Bolsonaro ha fatto solo una piccola concessione: l’apertura verso l’acquisto di vaccini. Nonostante la contrarietà iniziale tra boicottaggi e numerose uscite pubbliche contro l’uso dei sieri anti covid, il capo dello Stato ha dovuto accettare almeno questa. Tuttavia tra ritardi, errori logistici e prese di posizione, il Piano nazionale di immunizzazione non decolla. Allo stato, solo il 3,20 per cento della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino. In larga parte è stato somministrato il siero dell’industria farmaceutica cinese Sinovac e poi quello di AstraZeneca, gli unici che hanno ricevuto autorizzazione all’uso emergenziale e con cui il governo ha firmato contratti. Le forniture, provenienti da Cina e India, sono però costantemente in ritardo e più volte stati e municipi hanno dovuto interrompere la campagna per esaurimento scorte. L’agenzia per la vigilanza nazionale ha autorizzato anche l’uso definitivo del vaccino Pfizer. La battaglia intrapresa da Bolsonaro sulle clausole legali del contratto, però, sta impedendo l’acquisto. L’impasse è causato da alcune clausole del contratto che il governo del Brasile non vuole accettare. In una in particolare, Pfizer chiede che il governo si assuma la piena responsabilità giuridica in caso di eventuali cause o processi intentanti per effetti collaterali o problemi causati dal vaccino. Una volontà che il governo ha mostrato di non avere. Insieme a tante altre.

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