Niente congresso anticipato. Nel corso della Direzione nazionale del Pd che si è svolta online, il segretario Nicola Zingaretti ha chiuso all’ipotesi di mettere subito in moto la macchina congressuale del partito, sempre più diviso dopo il cambio della guardia a Palazzo Chigi e la nomina di ministri dem tutti al maschile. Come previsto dallo Statuto, quindi, le primarie per la leadership si terranno nel 2023. Zingaretti non sbarra però le porte a chi, soprattutto le donne dem, chiede una discussione interna e una riflessione sui ruoli nella segreteria. “Non ho paura della discussione ma deve essere senza caricature, senza abiure, ma con onestà”, ha dichiarato nel corso del suo intervento.

In Direzione, riunitasi via internet, sono intervenute molte parlamentari (Alessia Rotta, Lia Quartapelle, Giuditta Pini, Monica Cirinnà, Laura Boldrini) stigmatizzando ancora una volta l’esclusione delle donne dem dai ministri indicati a Mario Draghi e chiedendo un ravvedimento al segretario: Cirinnà ha chiesto che la parità di genere ci sia tra i due capigruppo di Camera e Senato, e Boldrini che queste cariche siano a rotazione, con una alternanza uomo-donna. In serata è stato votato un ordine del giorno che tra l’altro prevede un’altra vicesegretaria donna e di, “introdurre una riflessione sull’ipotesi di mutuare l’esperienza della guida duale” al vertice del partito. In sostanza una diarchia come avviene nella sinistra in Germania, dove ci sono un segretario donna ed uno uomo (anche se la Linke domenica ha eletto due donne). Il pacchetto di proposte è stato approvato all’unanimità.

L’appuntamento, quindi, che doveva affrontare solo la questione di genere, ha rischiato di trasformarsi in una resa dei conti sull’identità e il futuro di tutto il partito. Dopo le ripetute richieste di un congresso reiterate in giornata dal sindaco di Firenze Dario Nardella, pure Gianni Cuperlo ha inaspettatamente sollecitato di accelerare la discussione, osservando che il Pd non vince un’elezione in modo netto dal 2006, il che dimostra la necessità di un ripensamento della presenza dem nel Paese. Andrea Orlando ha evitato di pronunciare la parola congresso ma ha invitato a ripensare la stessa struttura del Pd, che ormai è “un partito degli eletti”, il che favorisce il correntismo.

Nella sua replica Zingaretti non ha nascosto l’insofferenza per una narrazione del dibattito interno che contrappone le alleanze alla vocazione maggioritaria. A questa, ha detto, semmai “si è rinunciato” alle elezioni del 2018, quando era segretario Renzi, è quando “si è scambiato l’orgoglio con il settarismo”. Insomma, insiste, serve un confronto “onesto” e non “una caricatura”. Quindi sì a una discussione sull’identità che per Zingaretti “deve essere forte” con un Pd al centro di “alleanze competitive” perché poi le elezioni vanno vinte, o si fa solo “testimonianza”. Un modo per blindare, ancora una volta, l’asse con Leu e il Movimento 5 stelle, malvisto da una certa parte del Pd nostalgica del renzismo. In ogni caso la discussione non si tradurrà in un congresso che elegge il segretario: questo appuntamento resta confermato nel 2023. Secondo Base Riformista, che si riunirà martedì pomeriggio, adesso la priorità è sostenere il governo Draghi nella campagna vaccinale e sul decreto ristori, così come i candidati sindaci alle amministrative. Per l’area di Guerini e Lotti occorrerà poi definire i termini della discussione che non può non essere di “rango congressuale” e in tempi ragionevoli. Rinviarla di due anni, ragionano, viene interpretato come un arroccamento del segretario e dei suoi.

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