Fu il primo comune in Lombardia – e finora l’unico – a essere sciolto per mafia. Era il 15 ottobre del 2013, quando l’allora ministro degli Interni, Angelino Alfano, commissariava Sedriano: poco più di 10mila abitanti nell’hinterland Milanese. Il sindaco, Alfredo Celeste, era stato arrestato un anno prima per corruzione nell’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica, assieme all’ex assessore regionale Domenico Zambetti e ad altre 17 persone. Al processo Celeste verrà assolto. Nel frattempo la Commissione d’accesso, nominata dalla Prefettura di Milano, cominciava un intenso lavoro negli uffici del municipio, arrivando alla conclusione che la mafia calabrese ne aveva condizionato il funzionamento. I cittadini reagirono e nel 2015 elessero il primo sindaco del Movimento 5 Stelle in Lombardia: un maresciallo della Guardia di finanza, Angelo Cipriani. Che a breve, alle elezioni del prossimo giugno (o al più tardi di settembre, se la situazione sanitaria lo richiederà), tenterà il bis. Ma si troverà come competitor proprio Celeste, lo stesso sindaco che fu il protagonista di quella stagione, che si concluse con lo scioglimento per mafia.

A chiedere a Celeste di tornare in campo è stato il centrodestra unito, che sembra aver dimenticato i fatti del 2013. Al punto da offrire la candidatura a sindaco a colui che, per Sedriano, continua a rappresentare il ricordo dello scioglimento. Ma i rappresentati locali di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non la pensano così. Anzi, hanno corteggiato l’ex sindaco – professore di religione con un passato nel Psi, prima di approdare a Forza Italia – fino a spingerlo a dire di sì. Quando però il fatidico annuncio sembrava vicinissimo, i vertici della Lega si sono messi di traverso, sconfessando i propri luogotenenti territoriali. C’è voluto l’intervento di un salviniano doc come Fabrizio Cecchetti, deputato e segretario regionale del Carroccio fresco di nomina, per fermare in extremis la riabilitazione dell’ex sindaco: “Abbiamo appreso dalla stampa locale – dichiara Cecchetti, interpellato dal ilfattoquotidiano.it – che ci sarebbe già un accordo nel centrodestra per proporre a Sedriano la candidatura a sindaco di Celeste. Ma per noi non è la persona idonea e non c’è da parte nostra condivisione sul suo nome. Riteniamo anzi necessario un rinnovamento”.

Il centrodestra va in tilt e Celeste ritira la sua disponibilità. Ma ormai il dado è tratto e il professore di religione annuncia “un’altra iniziativa per il futuro”. E’ il preludio alla formazione di una lista civica, con l’appoggio esterno di Forza Italia e Fratelli d’Italia, i cui vertici provinciali e regionali non hanno avuto nulla da ridire sul ritorno dell’ex sindaco nell’agone politico. Del resto, a Sedriano, i berlusconiani hanno la stessa classe dirigente del 2013 e il referente è sempre Danilo Patanè, già assessore nella giunta Celeste, suo strenuo difensore e famoso per una dichiarazione che passerà alla storia: “Se sciolgono Sedriano per mafia, mi mangio un gatto vivo”. Fratelli d’Italia, invece, ha ereditato la dirigenza di Alleanza Nazionale: il coordinatore è Maurizio Mucciarelli, anche lui fan di Celeste e anche lui celebre per una dichiarazione programmatica di una certa rilevanza. Candidato sindaco nel 2015 con i resti di un centrodestra in brandelli, rispose così a chi gli chiedeva di prendere le distanze delle dinamiche mafiose: “Voi non conoscete nessuno che è nel malaffare oppure un delinquente?”.

Celeste intanto non ha gradito il distinguo della Lega e in particolare le parole di Cecchetti: “Le dichiarazioni sulla mia candidatura non vi fanno onore. Non mi sono mai proposto, ma anzi voi e le altre forze politiche mi avete chiesto di guidare il centrodestra. Il vostro comunicato è solo un modo per colpire la dignità di una persona. Che io sia usato per rimediare a un contrasto interno (La Lega di Sedriano aveva già detto sì, ndr) è qualcosa di riprovevole e ignobile”. Poi l’ex sindaco veste i panni del martire: “Ho subito di tutto e sono risultato alla fine integro, onesto e inattaccabile, oltre che incorruttibile. Nessuno potrà mettere mai in dubbio questo”.

Inevitabile allora raccontare lo scioglimento per mafia di Sedriano, anche se la prima risposta all’ipotesi di un ritorno di Celeste è quello del sindaco grillino in carica: “Comprendo il desiderio di cancellare quell’ottobre 2013, ma non si può. Celeste continua furbescamente a mettere in relazione le sentenze di scioglimento con la sua assoluzione, ma sa benissimo che sono due procedure disgiunte. Penso che chi lo desidera possa partecipare alle elezioni. Ma allo stesso tempo, per Celeste non presentarsi sarebbe un gesto di affetto verso Sedriano, perché non riaccenderebbe i riflettori su quella triste vicenda”.

Il punto sembra essere proprio questo. C’è l’assoluzione dall’accusa di corruzione al processo penale, mentre lo scioglimento per mafia di un comune è una procedura amministrativa. In altre parole, i comportamenti di un pubblico ufficiale possono non configurare un reato, ma allo stesso tempo la gestione di un comune può comunque essere stata comunque infiltrata la criminalità organizzata. A Sedriano, secondo Tar e Consiglio di Stato, è successa una cosa del genere. Quando nell’ottobre 2013 il consiglio comunale (dove in maggioranza sedeva la figlia di un boss della ‘ndrangheta, il cui voto fu spesso decisivo per tenere in piedi l’amministrazione) viene sciolto, gli allora amministratori ricorrono al Tar.

Ma tre anni dopo, i giudici amministrativi confermano le infiltrazioni mafiose: “L’approfondita attività istruttoria della Commissione d’indagine, nonché il nucleo motivazionale della relazione prefettizia e della proposta ministeriale, sono fondate su circostanze specifiche e idonee a qualificare la presenza degli elementi concreti, univoci e rilevanti (…) in quanto fondati su esame documentale ed evidenze probatorie (…) La direzione verso cui si muoveva l’organizzazione comunale era stabile a beneficio, sia pure indiretto ma incontestabile, di esponenti della malavita stanziale di origine mafiosa (…) L’attività dell’ente era, sia concretamente che potenzialmente anche per il futuro, non impermeabile a possibili ingerenze e pressioni da parte della criminalità organizzata”. Parole pesantissime, contestate dai protagonisti di quella stagione. Tanto da andare fino al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della decisione. Senza successo, perché l’ultimo grado della giustizia amministrativa, confermava in toto la sentenza del Tar e rendeva lo scioglimento per mafia definitivo. Ora Celeste torna in campo. Se per l’attuale primo cittadino dei 5 stelle non si tratta di “un gesto d’affetto” nei confronti del comune, il candidato sindaco dem, Marco Re, non ha neppure voluto commentare il ritorno di Celeste: “Al momento non rilascio dichiarazioni”.

DIRITTO DI REPLICA

Si chiede la pubblicazione della presente ai sensi dell’articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981. “L’ex primo cittadino guiderà una lista civica appoggiata da Forza Italia e Fratelli d’Italia, dopo il passo indietro della lega”, Tale affermazione è una deduzione fantasiosa dell’articolista, in quanto non vi è alcuna mia dichiarazione né volontà in tal senso e anche perché le due forze politiche citate, Forza Italia e Fratelli d’Italia, non si sono sognate minimamente di supporre un’ipotesi del genere e mai lo faranno. Si ripete nell’articolo che sono “assolto” ma non come, lasciando spazio all’interpretazione, anche fuorviante, del lettore: la mia assoluzione è avvenuta con formula piena “perché il fatto non sussiste” (non c’è, ne mancavano completamente i presupposti), ai sensi art. 530 cpp. 1^ comma. Tale assoluzione è divenuta definitiva ed irrevocabile già dal primo grado, perché la procura non ha proposto appello.
“IL centro-destra va in tilt e Celeste ritira la sua candidatura”. La proposta della candidatura offertami dal centro- destra locale è stata da me rifiutata, dopo un periodo di riflessione in data 19/02 e il 21/02 ho inviato un comunicato stampa a “Settegiorni”. Il comunicato della Lega regionale è del 22/02 e quindi successivo alla mia avvenuta decisione. “ IL primo cittadino fu assolto ma lo scioglimento è stato confermato da Tar e Consiglio di Stato”. Come citato nell’articolo lo scioglimento del Comune di Sedriano, basato quasi interamente sulle motivazioni dell’accusa penale, è avvenuto nell’ottobre 2013, mentre la mia assoluzione nel febbraio 2017. Come si può constatare l’atto amministrativo di scioglimento, che è come dice il Consiglio di Stato un atto di “alta discrezionalità amministrativa” affidata al ministro, è avvenuto prima della fine del processo e non ha potuto quindi beneficiare delle sue risultanze finali assolutorie.

Alfredo Celeste

Al di là delle interpretazioni su ciò che succederà alle elezioni comunali di Sedriano, ci sono per ora due certezze. La prima: i partiti del centrodestra hanno chiesto a Celeste di ricandidarsi sindaco e solo uno di loro (la Lega, nella persona del suo segretario regionale, Fabrizio Cecchetti) ha sconfessato la propria sezione locale, dichiarandosi contrario a tale ipotesi. La seconda: Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno manifestato l’intenzione di andare avanti, dichiarandosi invece pronte a sostenere una lista civica guidata da Celeste. Lo abbiamo scritto e lo confermiamo. Vedremo cosa accadrà tra qualche mese. Quanto alle date, il comunicato della Lega è stato diffuso il 22 febbraio, ma la nostra interlocuzione con i vertici del partito risale a diversi giorni prima, per la precisione al 16 febbraio. Infine, l’articolo ricorda sia l’assoluzione al processo penale sia lo scioglimento per mafia del Comune di Sedriano, deciso dal ministro degli Interni, confermato dal Tar e reso definitivo dal Consiglio di Stato. Trattandosi di due procedure diverse (e non interdipendenti tra loro), è evidente come una non può aver condizionato l’altra. Può in ogni caso essere utile, a chi desidera farsi un’idea circa gli accadimenti di quegli anni, leggere le motivazioni delle due sentenze di Tar e Consiglio di Stato, che ricostruiscono attraverso le carte il funzionamento (giudicato in realtà un condizionamento) della macchina comunale tra il 2009 e il 2013, anno dello scioglimento di Sedriano per le infiltrazioni della ‘ndrangheta.

Ersilio Mattioni

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