“Fermo restando che medici, infermieri e Rsa devono essere vaccinati, ci sta anche che si facciano gli over 80. Ma poi non si può continuare a scendere seguendo la fascia anagrafica“. Solo l’1,1% dei morti in Italia ha meno di 50 anni e solo il 3,1% non aveva altre patologie, ma Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, ora consulente della Lombardia per il piano vaccinale è convinto che una volta terminata la campagna per gli ultra80enni si debbano somministrare le dosi a chi lavora. La sua premessa, spiega in un’intervista all’Eco di Bergamo, è che “il Paese deve ripartire. Quindi sotto con chi lavora, chi sta in fabbrica, chi si muove, chi non ha potuto lavorare in questi mesi come bar e ristoranti”. “Rivoluziona priorità sanitarie ed etiche: prima chi lavora, poi anziani e fragili”, è il commento critico del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Su Twitter interviene anche Matteo Cesari, professore in Geriatria all’Università Statale: “Le statistiche dicono che la mortalità aumenta esponenzialmente dopo i 50 anni. Tuttavia, Bertolaso indica di cambiare le priorità sulla vaccinazione e lasciare indietro gli anziani. Solamente uno schifo…”.

Il piano vaccinale italiano prevede ad oggi che dopo la fase 1 (vaccinazione di operatori sanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani e over 80 anni), si procede con le somministrazioni alle altre categorie più a rischio, partendo dalle persone estremamente vulnerabili, che per le loro patologie hanno un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid. Subito dopo viene la categoria di età compresa tra 75 e 79 anni per poi passare alle persone tra 70 e 74 anni. Nel frattempo, tra l’altro, con il vaccino AstraZeneca – che per l’Aifa non può a essere somministrato a persone sopra i 65 anni – è già cominciata la vaccinazione dei lavoratori appartenenti ai servizi essenziali, come forze dell’ordine e insegnanti.

Ora però Bertolaso propone di stravolgere queste priorità: “Lo so, mi spareranno addosso, ma questa cosa va detta…”, sottolinea all’Eco di Bergamo. Il piano strategico però ha individuato queste categorie sulla base dei dati su pazienti gravi e decessi: in Italia l’età media delle persone morte per Covid è 81 anni, ma soprattutto solo l’1,1% dei deceduti erano persone di età inferiore ai 50 anni (941 decessi al 27 gennaio). Significa che vaccinare chi ha meno di 50 anni non serve a evitare nuovi morti, che invece si concentrano soprattutto tra gli over 80 e poi nelle persone poco più giovani: il 35% dei morti in Italia aveva tra 60 e 79 anni. Il piano di vaccinazione prevede inoltre che la priorità nella Fase 2 vada a chi ha gravi patologie: anche in questo caso, i dati al 27 gennaio mostrano che solo il 3,1% del totale dei morti non aveva nemmeno una patologia oltre al Covid.

La proposta di Bertolaso arriva dopo che, poco più di un mese, l’assessora al Welfare della Lombardia, Letizia Moratti, aveva parlato della possibilità di inserire come parametro per la distribuzione dei vaccini il “contributo” delle Regioni al Pil nazionale. Moratti aveva poi smentito, ma l’audio esclusivo ottenuto dal Fatto Quotidiano aveva dimostrato che la proposta era stata realmente avanzata di fronte ai capigruppo. “Dall’ipotesi Moratti – scrive Cartabellotta su Twitter – al piano di somministrazione Bertolaso che rivoluziona priorità sanitarie ed etiche: prima chi lavora, poi anziani e fragili“.

Le critiche arrivano anche dal Pd: “Dunque Bertolaso sostiene che chi ha 79 anni non debba essere vaccinato in via prioritaria. Son allibito dal caos“, commenta l’eurodeputato milanese Pierfrancesco Majorino. “Ricordo al commissario Bertolaso che con i vaccini Pfizer e Moderna va conclusa la campagna per il personale sanitario e degli ospiti e personale delle RSA e gli over 80 che in Lombardia è da poco e lentamente iniziata“, dichiara la deputata, Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari sociali di Montecitorio. Dopo la Fase 1, ricorda Carnevali, “il Piano vaccinale prevede prioritariamente ‘le categorie di individui con aumentato rischio clinico‘, cioè le persone immunodepresse, con disabilità e noi vorremmo anche i loro caregiver, diabetici , oncologici ecc. Cioè coloro che vengono indicati come estremamente vulnerabili“.

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