Pur non avendone diritto, 145 condannati per mafia hanno percepito il redditto di cittadinanza. I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno quantificato in 1,2 milioni la somma percepita indebitamente dal 2019. Tra gli indagati, con l’accusa di dichiarazioni mendaci e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ci sono appartenenti alle famiglie mafiose della Kalsa, Resuttana, Passo di Rigano, Partinico e Carini. Nonché affiliati ai clan degli Inzerillo e dei Lo Piccolo.

Tra quanti hanno nascosto le condanne per percepire il sussidio figura Antonino Lauricella, boss della Kalsa detto “U Scintilluni”, che ha ricevuto un sussidio di oltre 7mila euro. Ma anche Maria Vitale, figlia del capomafia di Partinico, Leonardo. La donna era la “postina”, condannata per mafia quando si è scoperto che portava gli ordini del padre fuori dal carcere. O Bartolo Genova, che è stato reggente del mandamento di Resutanna, e ancora Alessandro Brigati, anche lui ritenuto vicino ai Vitale di Partinico, e Domenico Caviglia, esattore del pizzo agli ordini di Salvatore Lo Piccolo, capomafia di San Lorenzo.

Gli investigatori hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla Procura di Palermo, nei confronti di 26 soggetti per un ammontare complessivo di oltre 70mila euro. All’Inps spetterà adesso revocare il sussidio e recuperare il beneficio economico.

Le verifiche della Guardia di Finanza hanno riguardato circa 1.400 persone, ma a finire nel mirino sono stati tutti quelli che, a partire dal 2009, hanno subito condanne definitive per reati che impediscono di fruire del sussidio: associazione di tipo mafioso o reati aggravati dal metodo mafioso come tentato omicidio, estorsione, rapina, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di beni, detenzione di armi, traffico di sostanze stupefacenti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, scambio elettorale politico-mafioso.

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