Un gruppo comune in Senato, composto da Pd-M5s-Leu, per “ripartire dall’esperienza positiva del governo Conte 2“. Per chi si aspettava un segnale dal presidente del Consiglio dimissionario, è arrivato proprio alla vigilia del primo voto di fiducia al governo Draghi in Senato. Anzi i segnali sono stati due: prima l’annuncio della nascita dell’intergruppo a Palazzo Madama, poi l’intervento dello stesso Giuseppe Conte. Che parlando già da leader in pectore della coalizione ha definito l’iniziativa “giusta e opportuna”: “Ora bisogna valorizzare il lavoro svolto”. Un modo per ricompattare l’alleanza prima della prova in Aula e la dimostrazione che dietro le quinte si lavora a tempo pieno al progetto di coalizione. Solo ieri Conte, intercettato in esclusiva da ilfattoquotidiano.it, aveva detto che l’alleanza “è una prospettiva a cui crede molto” e ha ribadito che non ha declamato il progetto “a caso”. Parole molto significative perché arrivano in un momento di grande confusione, tra i malumori dei 5 stelle per il nuovo esecutivo e le varie spinte dentro il Pd. La prossima tappa ora sarebbe quella di scrivere un documento programmatico comune che marchi le distanze rispetto a Lega e Fi. “Noi”, ha commentato poco dopo il segretario dem Nicola Zingaretti a Cartabianca su Rai3, “dobbiamo porci il problema serio che non si possono solo declamare contenuti e valori, il problema nella vita concreta è quello di realizzarli: per questo” si fanno “le alleanze, anche parlamentari”. Ma soprattutto, ha aggiunto, “l’intergruppo è importante perché dentro questa maggioranza così ampia, offre al presidente Draghi un’area omogenea per aiutarlo a raggiungere i propri obiettivi su un asse politico, quello dell’europeismo, che altrimenti sarebbe stato più debole”.

La nota di Giuseppe Conte mette il sigillo sull’iniziativa e, soprattutto, apre nuovi scenari per il futuro. “In questa fase”, si legge, “è ancora più urgente l’esigenza di costruire spazi e percorsi di riflessione che valorizzino il lavoro comune già svolto e contribuiscano ad indirizzare la svolta ecologica e digitale e le riforme di efficientamento della Pa e della giustizia nel segno di una maggiore equità e inclusione sociale”. Per questo, scrive Conte, i partiti che hanno supportato il governo giallorosso, devono lavorare su “proposte concrete” che permettano continuità anche con il nuovo esecutivo: “Le forze che hanno già proficuamente lavorato insieme devono nutrire la loro visione democratica e solidaristica con proposte concrete e con traiettorie riformatrici ben chiare, in modo da alimentare questo patrimonio comune e da affinare una condivisione di intenti e di obiettivi”. E ha concluso: “È questo il modo migliore per affrontare il voto di fiducia al nuovo governo che si preannuncia già domani in Parlamento”. La mossa di Conte era molto attesa soprattutto nel fronte M5s che, negli ultimi giorni, è stato travolto dalle polemiche per la decisione di sostenere il governo con Forza Italia e il nemico giurato Silvio Berlusconi. E proprio l’idea che stare al tavolo sia “fondamentale per difendere il lavoro svolto nello scorso esecutivo” è quella che i pontieri hanno più volte ripetuto in queste ore ai “dissidenti”.

L’annuncio della nascita della nuova formazione è arrivato con una nota congiunta firmata dai capigruppo in Senato: Ettore Licheri (M5s), Andrea Marcucci (Pd), Loredana De Petris (Leu). “Alla vigilia del voto di fiducia al nuovo governo Draghi”, si legge, “abbiamo deciso, sollecitati da senatrici e senatori dei tre gruppi parlamentari, di intraprendere un’iniziativa comune: la costituzione di un intergruppo parlamentare che, a partire dall’esperienza positiva del governo Conte II, promuova iniziative comuni sulle grandi sfide del Paese, dalla emergenza sanitaria, economica e sociale fino alla transizione ecologica ed alla innovazione digitale. Con questo spirito, da domani, saremo insieme per rilanciare e ricostruire il nostro Paese“.

Tra i primi a reagire in senso positivo c’è stato il ministro della Salute ed è esponente di Leu Roberto Speranza: “E’ un’ottima notizia e indica la strada giusta per coltivare un’idea di Paese che metta al centro la difesa dei beni pubblici fondamentali”. Sul fatto che però Conte sarà effettivamente il “federatore” del fronte, il segretario dem Nicola Zingaretti ha preso tempo: “Questo lo deciderà lui”, ha detto ancora a Cartabianca su Rai3. “Io penso che non dobbiamo banalizzare questo tema perché Conte è stato comunque uno dei coprotagonisti della possibilità che questo governo domani affronti la fiducia con piena serenità. E poi nel suo rapporto con i 5S si è messo a disposizione”. Quindi ha aggiunto: “Io penso che Conte ora abbia come obiettivo di contribuire a far rimanere unita questa alleanza e di aiutare il M5S – aggiunge -. Io rivendico con tutto me stesso la lealtà che abbiamo avuto in questi mesi nell’alleanza nel governo Conte II. Senza quella lealtà oggi noi non avremmo la possibilità di dire ‘si va avanti con Draghì. Ora possiamo dire: tutti uniti per vincere la sfida”. Un modo per temporeggiare anche perché dentro il Pd le posizioni non sono univoche. La minoranza, che spinge per il congresso del partito, mette in guardia da quelle che gli appaiono come “fughe in avanti“. “Siamo parlamentari del Pd”, ha scritto su Twitter Matteo Orfini. “Pensiamo a rilanciare l’iniziativa del Pd e a farlo uscire da questa assurda subalternità. Intergruppi che guardano al passato hanno davvero poco senso. Pensiamo semmai al futuro”.

Chi addirittura invece protesta per l’esclusione è Italia viva. Nonostante sia stata proprio Italia viva a far scoppiare la crisi del governo Conte 2 e costringere al governo con Lega e Forza Italia sotto la guida di Mario Draghi. “Non siamo stati invitati, ma non ci siamo stupiti perché noi siamo riformisti. E’ stata una loro scelta, rispettabile e forse affrettata”, ha detto la senatrice renziana Donatella Conzatti. Mentre per Ettore Rosato si tratta di una scelta che “apre una prateria per chi vuole costruire la casa dei riformisti. Italia Viva c’è e ci sarà. Per il riformismo, contro il populismo”.

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