“Qui c’è stato un danno che è stato arrecato per una scelta del governo. E i danni vanno indennizzati”. È “mancato rispetto per i lavoratori della montagna”. Il ministro al Turismo, il leghista Massimo Garavaglia, attacca così il collega Roberto Speranza, scaricando sul ministro della Salute la responsabilità di aver deciso la proroga fino al 5 marzo dello stop agli impianti da sci, arrivata in extremis domenica sera alla vigilia della riapertura: “La normativa attuale prevede, per assurdo, che il ministro competente possa prendere le decisioni in autonomia“, dice Garavaglia. L’ordinanza che ha prorogato il divieto di aprire gli impianti in montagna, però, è stata sì firmata da Speranza ma condivisa dal governo e dal premier Mario Draghi , come ha confermato questa mattina Palazzo Chigi.

Garavaglia, che ha parlato durante una conferenza stampa insieme al presidente della Regione, Attilio Fontana, omette che il ministro della Salute non ha deciso da solo, perché, come ha appunto confermato la presidenza del Consiglio, c’è stata prima una verifica con il premier Mario Draghi, che ha approvato la proposta avanzata dal Comitato tecnico scientifico sulla base del report sulla variante inglese dell’Istituto Superiore di Sanità. Il ministro leghista non è l’unico all’interno della maggioranza ad attaccare Speranza: “Mi auguro che non avvenga più ciò che purtroppo è avvenuto ieri per le piste da sci. Spero che la sobrietà richiesta dal nuovo presidente del Consiglio Draghi imponga anche una diversa modalità di decisione e comunicazione per tutto il governo, ministro della salute compreso”, scrive in una nota il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci.

Gli attacchi a Speranza arrivano da Lega, Pd e non manca Italia Viva: “Adesso si cambi metodo”, scrive su Twitter il deputato Marco Di Maio. “Il presidente Draghi ha giustamente chiesto che si parli di meno e si faccia di più. È ciò che la politica è chiamata a fare in questa fase. La tempistica della chiusura degli impianti sciistici è stata inappropriata“. ha dichiarato anche la senatrice renziana Laura Garavini, intervenendo al Tg2. Tutti contro il ministro e a difesa di Draghi, ma criticano una decisione presa dal governo dal governo di cui fanno parte, con il benestare dello stesso presidente Draghi.

Con lo sci nasce la prima polemica interna alla nuova maggioranza, ad appena due giorni dal Consiglio dei ministri in cui lo stesso Draghi aveva chiesto “la massima collaborazione per “avanti uniti”, perché “i bisogni dell’Italia vengono prima di interessi di parte”. Intanto, dopo le critiche arrivate anche da gestori degli impianti e governatori, il ministro Speranza ha risposto: “Mai fatto polemiche in questi mesi. E non ne faccio ora. Dico solo che la difesa del diritto alla salute viene prima di tutto“.

Le polemiche sono andate oltre le dichiarazioni su Speranza. Il leader della Lega, Matteo Salvini, pur sottolineando che i ministri hanno la fiducia del Carroccio, ha chiesto di “cambiare qualche tecnico. La comunità scientifica è piena di persone in gamba”. L’attacco è anche alla linea del consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che è stato tra i primi a chiedere misure più rigide per far fronte al dilagare delle varianti del Covid. Un altro leghista, il presidente del Friuli Massimiliano Fedriga, si è scagliato invece contro il Comitato Tecnico Scientifico: “Nella scorsa settimana si era deciso di prorogare il divieto di spostamento tra regioni fino al 5 marzo: mi domando perché in quell’occasione non è stato fatto presente dal Cts di chiudere gli impianti sciistici se ne ravvisava la necessità“. Domenica, nel fornire il suo parere a Speranza, il Cts aveva però spiegato che non c’erano le condizioni per riaprire alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche“.

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