Sarà pure il governo del presidente. E sarà anche sostenuto da una maggioranza a larghe intese, anzi larghissime. Ma si tratta in realtà dell’unione di due schieramenti opposti: da una parte M5s, Pd e Leu, cioè la vecchia maggioranza che sosteneva Giuseppe Conte, dall’altra Lega, Forza Italia e Italia viva, coi renziani autori della crisi che portato alla caduta del vecchio esecutivo. Schieramenti che sono pronti a finire di nuovo muro contro muro ora che si tornerà ad aprire il dossier relativo alle riforme della giustizia. Con la “vecchia” opposizione, puntellata dai renziani, pronta ad andare all’assalto di una delle riforme simbolo del governo Conte: quella sulla prescrizione. Riuscirà la coalizione composta da Pd, M5s e Leu a bloccare i tentativi di controriforma?

I tentativi di controriforma – La prima mina che può far saltare in aria ogni presunto auspicio di unità nel governo di Mario Draghi rischia di esplodere a pochi minuti dal voto di fiducia. Subito dopo che il Parlamento darà il suo via libera al nuovo esecutivo – mercoledì al Senato e giovedì alla Camera – infatti, le commissioni torneranno al lavoro. E a Montecitorio quella che si occupa di Affari costituzionali dovrà passare in rassegna gli emendamenti al decreto Milleproroghe. È lì in mezzo che sono stati nascosti le norme ammazza – prescrizione di renziani e berlusconiani. E pure quelli di Enrico Costa, che è stato sia con Renzi che con Berlusconi e oggi è un deputato di Azione di Carlo Calenda. Formalmente, dunque, sostengono tutti il governo di Draghi. Nei fatti sono in guerra da sempre, senza soluzione di continuità. Soprattutto quando si parla di giustizia. Gli emendamenti di Forza Italia, Italia viva e Azione hanno come obiettivo quello di neutralizzare la legge di Alfonso Bonafede che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. I nemici della riforma – oltre a Costa, la renziana Lucia Annibali e i berlusconiani Pierantonio Zanettin e Francesco Paolo Sisto – chiedono di tornare al vecchio ddl Orlando (dal nome dell’ex guardasigilli del Pd, oggi ministro del Lavoro) che prevedeva solo uno stop di 36 mesi ai termini dopo il primo e secondo grado di giudizio.

I numeri in Parlamento – Se in commissione si andasse al muro contro muro l’alleanza tra Pd, M5s e Leu respingerebbe senza danni l’agguato di renziani e berlusconiani. Sul Milleproroghe, infatti, le commissione Affari costituzionali e Bilancio votano insieme. Allo stato la coalizione del Conte 2 avrebbe 49 voti, contro i 46 di LegaFdiForza Italia e renziani. I tentativi di neutralizzare la riforma Bonafede, dunque, sarebbero bloccati, anche nel caso in cui gli emendamenti venissero ripresentati al momento della votazione del testo in Aula: a Montecitorio, infatti, Pd e M5s hanno saldamente la maggioranza. Le incognite, però, non mancano. A cominciare dai tempi.

I renziani e l’atteggiamento del nuovo governo – Gli emendamenti al Milleproroghe sono migliaia, ma il decreto dovrà essere convertito in legge entro l’1 marzo. Per allora, dunque, dovrà essere passato pure al Senato. È per questo motivo che sono stati sfoltiti. Costa, acerrimo nemico di Bonafede, ha “segnalato” i suoi emendamenti: vuol dire che saranno discussi pure quelli per neutralizzare la prescrizione. La stessa cosa intendono fare i berlusconiani. Giorgiò Mulè già minaccia: “Continuiamo a sostenere che i disastri prodotti dal ‘fine prescrizione mai‘ sono quelli che riguardano i processi infiniti e quindi la giustizia negata. Occorre agire rapidamente e in profondità per togliere questi totem ideologici: il processo deve essere equo e sono sicuro che troveremo una sintesi in Parlamento”. Da capire come si comporterà Italia viva. Lucia Annibali non sembra disposta a rinunciare a una battaglia che porta avanti in prima persona da mesi. I renziani, però, sanno che questa volta la giustizia non è un manganello da agitare contro Conte, ma rischia di mettere in difficoltà l’esecutivo Draghi, il cui primo sponsor è lo stesso politico di Rignano. In più una spaccatura sulla prescrizione sarebbe il primo grosso problema per Marta Cartabia, nuova guardasigilli che gode della stima di Renzi. Per questo motivo gli emendamenti di Italia viva potrebbero essere ritirati all’ultimo minuto. A quel punto bisognerà capire come si comporteranno gli esponenti della ex opposizione: la Lega voterà gli emendamenti di Forza Italia? E salviniani e berlusconiani insieme sosterranno le norme di Costa?

I 5 stelle: “Prescrizione è uno dei presupposti per il nostro sostegno al governo” – C’è attesa poi per il comportamento che terrà il nuovo governo sui vari voti in commissione. Che parere darà? Si asterrà da darne, come filtra in queste ore, e darà parere contrario, visto che durante le sue consultazioni Draghi non ha mai citato la prescrizione, nè tantomeno l’ipotesi di cancellarne la riforma. “Se qualcuno abbatte la prescrizione noi ci ritiriamo dal governo“, ha detto Vito Crimi all’assemblea dei parlamentari M5s di sabato notte. “È evidente che questa maggioranza è tenuta al rispetto delle opinioni di ciascuna delle sue componenti. E che le provocazioni non possono essere accettate, del resto non sarebbero un buon viatico. La riforma della prescrizione di Bonafede per noi è una presidio di civiltà che ha portato in avanti l’Italia. Ora, si può discutere di come renderla più aderente al sistema e viceversa, ma non certo di cancellarla. Questo è uno dei presupposti perché ci sia il sostegno del M5S a questo governo”, ragiona Mario Perantoni, deputato del M5s e presidente della commissione Giustizia della Camera. Un luogo che nei prossimi mesi si preannuncia essere scenario di infuocate battaglie parlamentari. A cominciare dalla stessa riforma sulla prescrizione.

Le riforme e i soldi del Recovery – La legge Bonafede è entrata in vigore nel gennaio del 2020: è per bloccarne l’efficacia che nell’estate del 2019 Matteo Salvini fece cadere il governo gialloverde. Ed è sempre per lo stesso motivo che già lo scorso inverno Matteo Renzi era pronto a buttare giù Conte. Alla fine era stata trovata una mediazione, con un lodo che inseriva due meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Quella mediazione è inserita all’interno del ddl di riforma del Processo penale, attualmente fermo proprio in commissione Giustizia. Un disegno di legge che è legato a doppio filo ai fondi del Recovery. Lo spiegava dettagliatamente la relazione dell’ormai ex guardasigilli: “Non soltanto gli investimenti richiesti dal Ministero della Giustizia, ma l’intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà scrutinato tenendo conto della capacità di affrontare con riforme normative, investimenti e misure organizzative i problemi del processo civile e penale e di apprestare un’efficace prevenzione della corruzione”. E quindi non solo i 3 miliardi previsti per velocizzare i processi, ma tutti i 200 miliardi provenienti da Bruxelles sono vincolati alle riforme della giustizia.

L’Ue ci chiede solo la riforma civile? No vuole pure quella penale – I ncontrando i partiti durante le sue consultazioni Draghi non ha mai toccato il tema della giustizia penale, sostenendo che l’Europa ci chiede solo quella civile. Una mossa chiaramente orientata al fatto che si tratta di una riforma molto poco divisiva. Il disegno di legge delega di riforma della giustizia civile, approvato a dicembre 2019 e da allora bloccato alla commissione Giustizia del Senato a guida leghista, punta a snellire i tempi con la semplificazione del rito. Ma non è esatto che l’Ue non ci chieda d’intervenire sul penale. È vero che nelle raccomandazioni indirizzate al nostro Paese per il 2019 e il 2020 la Commissione Europea ci esorta ad “aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, ad attuare tempestivamente e a favorire l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, al fine di velocizzare i procedimenti di esecuzione forzata e di escussione delle garanzie e a rafforzare ulteriormente la resilienza del settore bancario”. Ma Bruxelles chiede anche di “favorire la repressione della corruzione, anche attraverso una minore durata dei procedimenti penali”. E dunque in qualche modo la questione della giustizia penale bisognerà prenderla in mano.

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