La Federal Trade Commission (Ftc) statunitense ha ingiunto ad Amazon di restituire 61 milioni di dollari ad alcuni dei suoi corrieri. Secondo le accuse, società che vale in borsa 1.700 miliardi di dollari e macina ricavi per oltre 100 miliardi a trimestre, avrebbe infatti intascato le mance lasciate ai dipendenti. La “confisca” è andata avanti per due anni e mezzo, poi il gruppo di Jeff Bezos, ha interrotto la pratica dopo aver saputo di essere sotto indagine.

Le mance requisite erano quelle corrisposte ai fattorini assunti nell’ambito del programma Flex. Si tratta formalmente di soggetti indipendenti che utilizzano mezzi propri, il principio è un po’ lo stesso degli autisti Uber. Tuttavia, rileva la Ftc, Amazon pubblicizzava il servizio affermando che i partecipanti avrebbero potuto incassare tutte le mance oltre ad una paga base di 18 dollari l’ora. Amazon non ha reso noto quanto fossero i drivers coinvolti in questa pratica. Il servizio è comunque operativo in 50 città Usa e, secondo gli analisti, è stato incrementato durante la pandemia. La mancia veniva solitamente corrisposta attraverso l’app di Amazon, quindi il gruppo aveva gioco facile nel requisirla. Amazon avrebbe poi dirottato i soldi delle mance sulla retribuzione fingendo quindi di aver alzato a 25 dollari/ora la paga base.

“Invece di trasferire il 100% delle mance dei clienti ai conducenti, come promesso, Amazon ha utilizzato il denaro“, ha affermato Daniel Kaufman, direttore del Bureau of Consumer Protection della FTC. “La nostra decisione restituisce ai conducenti le decine di milioni di dollari in mance di cui Amazon si è appropriata indebitamente e richiede che d’ora in poi Amazon ottenga l’autorizzazione dei conducenti prima di modificare il trattamento economico”. La portavoce di Amazon ha replicato “Non siamo d’accordo sulla mancanza di chiarezza nella retribuzione che ci viene attribuita. Dal 2019 abbiamo comunque specificato meglio i termini di Amazon Flex e siamo felici di lasciarci questa vicenda alle spalle”.

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