I pessimi dati relativi all’inquinamento in Lombardia devono necessariamente fare riflettere, anche perché è francamente sbalorditivo che si superi per quattro giorni consecutivi il limite di 50 µg/m³ di Pm10 mentre è in vigore la zona rossa.

Il persistente sforamento ha portato all’adozione di misure di primo livello in tutti i comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli che, eventualmente, volessero aderirvi su base volontaria. Già questo è un po’ curioso, visto che di aria inquinata si muore. Ancora più sorprendente mi è sembrata la reazione dell’assessore lombardo all’Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo alla pubblicazione sulla prestigiosa rivista The Lancet di uno studio dal quale emerge che Brescia e Bergamo hanno il tasso di mortalità da particolato fine (Pm 2.5) più alto in Europa.

Secondo l’esponente di Regione Lombardia tale studio si basa su dati vecchi, mentre quelli in possesso di Arpa Lombardia “documentano come dal 2015 al 2020 le concentrazioni del Pm 2.5 si sono ridotte in tutta la Lombardia. In particolare nelle stazioni di Bergamo e Brescia si è registrata una riduzione del 20%”.

Insomma, l’aria sarebbe persino migliorata, cosa che Cattaneo rivendica come “frutto di un impegno di Regione che prosegue da oltre due decenni”. L’assessore inoltre accoglie così la proposta di incontro proveniente dal ministro dell’Ambiente: “Apprendiamo con favore dagli organi di stampa una disponibilità da parte del ministro Sergio Costa a incontrare le Regioni del Bacino Padano, per discutere i temi che riguardano la qualità dell’aria. Una disponibilità che abbiamo chiesto da tempo e che fino ad ora non ha trovato riscontro. Anche perché sulla qualità dell’aria c’è una procedura d’infrazione che coinvolge l’intero Paese e che ha bisogno d’interventi significativi e straordinari anche a livello nazionale. E questo mal si concilia con il fatto che nella bozza del Recovery Plan non c’è traccia di alcun intervento specifico nel Bacino Padano”.

Se è giusto porre in discussione un approccio complessivo al tema, perché è evidente che le politiche ambientali non possono essere condotte a livello solo locale, suggerirei di partire proprio dalla Lombardia, dove colpisce la distanza tra i provvedimenti implementati dal Comune di Milano per incentivare la mobilità sostenibile e la posizione della Regione sul tema. Oltre ad apparire un po’ meno sensibile (e questa potrebbe essere una mia impressione sbagliata), il centrodestra non disdegna nemmeno di irridere alcune scelte prese nel capoluogo, da dieci anni governato dal centrosinistra, come ad esempio sulle ciclabili. E questo è un dato di fatto facilmente riscontrabile.

Bene, quindi, che la Lombardia e le altre regioni del Bacino Padano concertino dei provvedimenti con il ministro all’Ambiente, ma altrettanto urgente sarebbe trovare una linea comune con il Comune di Milano: se davvero si ha a cuore l’aria che tutti respiriamo (a prescindere dall’orientamento politico), è difficile spiegare perché da un lato ci siano azioni come Area C e la lotta alla sosta selvaggia, mentre dall’altro persistano quelle carenze strutturali nel trasporto pubblico che i pendolari conoscono benissimo e che non fanno altro che incentivare il trasporto privato su gomma, una delle principali cause dei tragici dati sull’inquinamento nella Pianura Padana.

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