Un altro ritardo nelle consegne dei vaccini da parte di Pfizer-Biontech. Il commissario Domenico Arcuri, nel corso di un vertice con le Regioni, ha annunciato che “nel corso della prossima settimana non solo non verranno consegnate in Italia le dosi che sono state unilateralmente e senza preavviso non consegnate in questa settimana, pari al 29%, ma ci sarà una pur lieve ulteriore riduzione delle consegne“. Un fatto gravissimo, ha detto Arcuri ai governatori, spiegando che sul tavolo c’è l’ipotesi di presentare un esposto in procura: “La tutela della salute dei cittadini italiani non è una questione negoziabile”, si legge in un comunicato. “Di conseguenza si è discusso quali azioni intraprendere a tutela dei cittadini italiani e della loro salute in tutte le sedi, civili e penali, in cui ciò sarà possibile. Si è unanimemente deciso che tali azioni verranno intraprese a partire dai prossimi giorni in un quadro unitario”. Una linea condivisa dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, che ha parlato di possibili “azioni legali concordate” con l’Unione europea, dal momento che il foro competente è quello di Bruxelles. “Pretendiamo chiarezza e rispetto per il nostro paese sugli accordi europei presi”, ha dichiarato, sottolineando la necessità che non vi siano più “riduzioni unilaterali senza preavviso“.

Gli uffici del commissario hanno già messo insieme un dossier e l’hanno condiviso con l’Avvocatura generale dello Stato in modo da “valutare – ha detto Arcuri – i diversi profili di responsabilità in caso di inadempienza” da parte della casa farmaceutica. Il contratto con Pfizer-Biontech è stato firmato a livello europeo per tutti gli Stati membri dalla Commissione e i suoi contenuti sono secretati. Ma stanno iniziando a trapelare i primi dettagli. A partire dall’esistenza di penali in caso di ritardi, che però scattano solo se l’azienda non rispetta i tempi di consegna su base trimestrale: nel caso dell’Italia, solo se il nostro Paese non dovesse ricevere entro marzo 8 milioni e 749mila dosi, così come prevede il Piano vaccini. Il governo quindi ha le mani legate? Non proprio. Come fanno sapere fonti vicine al commissario Arcuri, c’è anche un’altra clausola. E cioè l’obbligo di distribuire il farmaco in modo omogeneo a livello nazionale. Cosa che in questi giorni non sembra stia accadendo, dal momento che alcune Regioni hanno continuato a ricevere lo stesso numero di vaccini di prima e altre hanno subito tagli fino al 50%.

Dal canto suo, Pfizer ha fatto sapere che il parziale stop andrà avanti fino a fine mese, giusto il tempo di aumentare la produzione nel suo impianto in Belgio. Versione che l’Agenzia europea del farmaco conferma, sostenendo che alla base dei disguidi c’è la difficoltà di Pfizer di “fare scorte di materie prime” a fronte della quantità di ordini ricevuti dagli Stati di tutto il mondo. Ma il timore, surrogato dagli ulteriori ritardi registrati nel nostro Paese in questi giorni, è che i tempi possano allungarsi. Al taglio di 165mila dosi settimanali annunciato venerdì, il colosso farmaceutico ha fatto sapere solo alle 17 di lunedì, quando le fiale di vaccino sarebbero già dovute essere in Italia, che avrebbe ritardato ulteriormente la distribuzione, portando a destinazione la maggior parte delle fiale, poco più di 241mila, solo mercoledì. E ora è arrivato l’annuncio di una ulteriore riduzione delle consegne per la settimana prossima. Tra i corridoi degli uffici del commissario Arcuri serpeggia quindi diffidenza nei confronti dell’azienda, accusata di rilasciare comunicazioni vaghe, di non dare date precise nelle email ufficiali con il governo e – soprattutto – di decidere in modo unilaterale a quali Regioni italiane tagliare del 29% le dosi e a quali no.

Sullo sfondo aleggia anche un sospetto che lo stesso Arcuri non ha smentito: e cioè che Pfizer sia stata costretta a ridurre le consegne in Europa per favorire Paesi che pagano di più, dagli Stati Uniti agli Emirati Arabi. Interpellato sul punto a Domenica In, il commissario è stato sibillino: “Non posso rispondere, le posso fare un sorriso…”. Le conseguenze dell’intoppo, qualunque sia la causa, sono già visibili: la somministrazione per gli over 80 e i 400mila pazienti oncologici, ematologici e cardiologici è stata posticipata di due settimane. Poi c’è il nodo della seconda dose per i richiami, prevista 21 giorni dopo la prima. I ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza hanno incontrato le Regioni con il commissario all’emergenza per evitare che vengano vanificati gli sforzi fatti finora, garantendo al milione e 200mila italiani che hanno già fatto il vaccino di poter fare anche il richiamo. L’ipotesi di un ‘meccanismo di solidarietà‘ tra regioni – chi ha conservato più dosi ne cederebbe una parte a quelle che hanno somministrato di più senza tenere le scorte, la Campania e il Veneto su tutte – resta ancora in piedi, anche se tra i governatori una linea comune non c’è. Tutti chiedono garanzie, come ribadisce il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini: le riduzioni “siano solo temporanee”. E che sia il governo a decidere dove devono andare i vaccini, non Pfizer. Per questo l’ipotesi più concreta è di rivedere il piano della distribuzione in modo che siano gli uffici del Commissario a stabilire la rimodulazione delle quantità e dei luoghi di consegna. Garantendo in maniera equa, sulla base dei criteri già definiti, meno dosi ma per tutti. Almeno per ora.

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