L’apertura della crisi di governo con il ritiro delle ministre di Italia viva complica ma non sbarra il percorso del quinto e ultimo decreto Ristori, per il quale occorre un nuovo scostamento di bilancio quantificato da Roberto Gualtieri in 24 miliardi. Martedì sera, prima del cdm che ha visto le esponenti renziane astenersi sul Recovery plan, il titolare dell’Economia parlando a Radio popolare aveva avvertito che per varare la richiesta di autorizzazione al Parlamento occorre “un governo nella pienezza delle sue funzioni” e questo “non è compatibile con una crisi“. Un esecutivo dimissionario, è il ragionamento, potrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione. E l’ulteriore aumento del deficit, dopo i 100 miliardi aggiuntivi autorizzati durante il 2020, non rientra nell’ordinario.

Questo non significa che la strada sia chiusa: da via XX Settembre fanno notare che nonostante l’uscita di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti ci sono molti percorsi alternativi che potrebbero consentire di approvare la misura propedeutica a nuovi aiuti alle attività danneggiate dalle restrizioni anti contagio. Ora che Matteo Renzi ha ufficializzato il loro ritiro, Giuseppe Conte potrebbe informare il Colle ma non dimettersi e assumere ad interim le loro deleghe: in questo modo il provvedimento potrebbe comunque passare al consiglio dei ministri di giovedì sera.

Poi ci sarebbe ovviamente il passaggio a maggioranza qualificata in Aula (la Camera si esprimerà il 20 gennaio). Ma l’ex premier di Rignano ha garantito che Italia viva non farà mancare i voti per questo passaggio cruciale così come per l’approvazione parlamentare del Recovery plan.

Ipotizzando infine che il presidente del Consiglio vada al Quirinale a dimettersi, le decisioni sarebbero ovviamente nelle mani di Sergio Mattarella che in queste ore assiste con “sgomento” all’apertura della crisi in piena pandemia. Il presidente potrebbe ovviamente respingerle, chiedere a Conte di formare un nuovo governo oppure rinviarlo alle Camere per verificare l’esistenza di una nuova maggioranza. A seconda dei passi istituzionali prescelti, dunque, resterebbero comunque spiragli per mettere in sicurezza le risorse necessarie per le categorie in difficoltà.

articolo aggiornato alle 20:14 del 13 gennaio

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