“La prescrizione ha stravolto questo processo. Questo è il punto fondamentale. Adesso voglio vedere i politici cosa diranno sulla prescrizione. E’ inutile che lo dicano oggi che sono contro la prescrizione, come hanno fatto per l’Eternit. E poi per le faccende di comodo invece tornano a favore della prescrizione. Il fatto che non ci sia la prescrizione non allunga i tempi processuali. Questa è una bugia che raccontano. Lo sappiamo bene anche noi oggi. Informatevi”. Davanti ai giornalisti, all’indomani della sentenza di Cassazione che ha dichiarato prescritti gli omicidi colposi plurimi per i 32 morti del disastro ferroviario di Viareggio, il portavoce dei familiari, Marco Piagentini, è un fiume in piena. Viareggio è solo un punto nella vergognosa mappa delle stragi italiane affossate dalla prescrizione. “La prescrizione nei disastri colposi come il nostro e nei disastri ambientali non deve essere neanche pensata. Perché il nostro Paese, quando succede un disastro colposo o ambientale, ha bisogno di sapere la verità, dopo un anno, dopo cinque, anche 30 anni dopo, come è successo con il Moby Prince. Io voglio sapere cosa è successo al Moby Prince. Voglio sapere – continua Piagentini – cosa è successo al Vajont. E chiediamoci perché non è stata fatta luce su queste stragi. Così come magari non sarebbe stata fatta luce sulla strage di Viareggio, su cui abbiamo l’attenzione grazie ai familiari. Perché non si raccontano queste verità? Perché sono le cose sporche di questo Paese. Dobbiamo avere il coraggio di raccontarle. Perché raccontandole, forse, diventeremo noi un pochino migliori”.

Nel comunicato stampa letto da Andrea Maccioni, fratello di Stefania, moglie di Piagentini, morta a 39 anni come due dei loro figli, Luca e Lorenzo, 4 e 2 anni, i familiari fanno sapere che “la Cassazione avrebbe avuto l’opportunità di salvare la vita a migliaia di persone e lavoratori, invece questo dispositivo è in forte dissonanza con quella che è la realtà del Paese. Dalla rilettura del dispositivo, amaramente si sono salvate le società per azioni, in modo che il sistema attuale continui. Per fare ciò, è bastato cancellare l’aggravante dell’incidente sul lavoro, facendo cadere l’impianto accusatorio sulle società. Abbiamo capito molto bene che gli amministratori delegati passano, ma le società rimangono”. In quello che i familiari definiscono un “Paese genuflesso ai poteri forti“, “è prioritario che le norme 81/08 (sulla sicurezza sul lavoro, ndr) siano estese al più presto anche alle ferrovie”.

Per Piagentini, però, la sentenza definitiva deve avere anche un risvolto etico. “Non è più un discorso giuridico, ma morale e civico. I condannati lascino i posti di amministratore delegato e non vadano più a insegnare alle università ai nostri figli“. Il riferimento implicito è a Mauro Moretti, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, che oggi sul sito del Politecnico di Milano figura tra i docenti nel Dipartimento di Ingegneria Gestionale. Ma anche a tutti gli altri manager che, dopo la sentenza di primo grado, in passato hanno continuato a ricoprire ruoli di spicco in aziende strategiche, anche statali.

L’uomo simbolo della strage si rivolge anche alla Ministra dei Trasporti Paola De Micheli. “Il sistema, come hanno detto già due sentenze, è fallace. E siamo qua a rinnovare la richiesta al Ministro dei Trasporti perché cominci a prendere in considerazione le motivazioni di quelle due sentenze che dicono che oggi il sistema ferroviario è totalmente fallace. Ci dispiace vedere il teatrino, ancora oggi, di una politica che litiga sui soldi e sul profitto. Questa è la cosa che ci schifa e che ci indigna”. L’associazione dei familiari però non si dà per vinta. “Adesso è il momento di vedere chi nella difficoltà riesce a dare il meglio di se stesso. Non per sé ma per gli altri Questo farà la differenza nei prossimi giorni, mesi, anni. E noi saremo sempre lì – conclude Piagentini – a combattere perché la verità emerga, nel campo della giustizia. Perché noi cercavamo giustizia ma abbiamo incontrato la legge”.

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