L’atto compiuto da Twitter, sospendere l’account del Presidente degli Stati Uniti uscente, è una vera e propria censura che cambia radicalmente la storia di Internet per come l’avevamo conosciuto fino a ora.

In questo momento la comunità di Twitter deve fare a meno di Donald J. Trump, 88 milioni di follower in tutto il mondo: #TrumpBanned è in cima alle discussioni da questa notte in Italia, le prime luci del giorno negli Stati Uniti.

Non è retorica ma fatemelo dire è un giorno triste per l’America, per la libertà di pensiero, per la democrazia, per la specie umana, per Internet tutta. Un punto di non ritorno pericoloso, non c’è niente di buono nella scelta fatta da Twitter e quella che si appresta a fare anche Facebook.

Trump parla di “social di sinistra” ma sarebbe riduttivo annoverare il tutto in uno scontro tra destra e sinistra, qui c’è in gioco la libertà di parola, qui ci sono in gioco le fondamenta della nostra comunità democratica.

Twitter e Facebook non possono trasformarsi in un altro qualsiasi editore come il New York Times, Fox News, e tutti i mainstream media al seguito.

Se Facebook e Twitter avessero fatto rispettare queste severe regole a tutti sin dalla loro nascita, potete starne certi non sarebbero cresciuti così tanto: 2 miliardi e mezzo di iscritti Facebook e 1,3 miliardi di utenti Twitter. E’ chiaro questo? Se Facebook e Twitter dovessero applicare a tutti le stringenti regole applicate a Donald Trump, addio social network, addio libertà di parola, torneremmo al mondo precedente, dove l’opinione pubblica era quella cosa di cui ogni tanto qualche sondaggio, pubblicato su qualche giornale del sistema, riusciva a cavarne un’opinione.

Molti attivisti pro-Trump da mesi si sono già trasferiti su Parler (che conta a malapena 10 milioni di iscritti), ma qualsiasi tentativo di rifare una piattaforma social usabile è del tutto velleitario: Facebook, Twitter e Instagram sono il frutto di miliardi di investimenti, miliardi di ore di lavoro di ingegneri, sociologi, filosofi, comunicatori, specialisti di dati, designer etc…

Nessuno potrebbe ambire in tempi brevi a creare un social alternativo. Ho appena aperto un account su Parler (la piattaforma social che piace ai trumpisti) e ad una prima impressione sembra un social dei primi anni 2000 non del 2021. Qui non è ancora presente Donald Trump, ma c’è Brad Parscale (ex spin doctor di Trump, licenziato a luglio di quest’anno), Candace Owens (intellettuale sovranista) o Ted Cruz (senatore repubblicano del Texas trombato alle primarie) ma anche una testata internazionale come il Daily Mail.

Ho fatto appena in tempo a scaricare l’app Parler sullo smartphone che – notizia dell’ultima ora – Google ha sospeso il download dai dispositivi Android. Chiunque si scandalizza per quello che accade da anni in Cina, dovrebbe scandalizzarsi anche per questo, subito, ora, prima che sia troppo tardi.

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