L’accordo firmato nel 2016, quando Heidelberg Cement ha acquisito la maggioranza del gruppo Italcementi, prevedeva alcune garanzie occupazionali e l’impegno di mantenere a Bergamo il centro di ricerca e sviluppo, i.Lab. Ma a dicembre l’azienda tedesca ha cambiato idea e comunicato l’intenzione di centralizzare la maggior parte delle attività di ricerca nella sede centrale di Heidelberg, in Germania “per meglio valorizzare le importanti competenze maturate a Bergamo, mettendole a disposizione di tutti gli oltre 50 Paesi che fanno parte del gruppo”. I sindacati non ci stanno e venerdì, in una video conferenza stampa in collegamento con tutti gli stabilimenti italiani, hanno chiesto un passo indietro.

FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno inviato una lettera aperta all’amministratore delegato Dominik Von Acthen e hanno scritto anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli chiedendo di “intervenire per mantenere in Italia oltre alle produzioni anche la punta di diamante rappresentata dalla ricerca su innovazione e sostenibilità“. Non si tratta solo della salvaguardia dell’occupazione per “32 tecnici di alto profilo professionale”, ricordano, ma anche della conferma degli accordi del 2016 che riguardano sei cementerie a ciclo completo, una per i prodotti speciali e sei centri di macinazione per un totale di circa 2.500 dipendenti.

HeidelbergCement, da parte sua, sostiene che “diversi ricercatori italiani” avranno l’opportunità di fare parte del nuovo progetto. Secondo il gruppo del cemento, parte delle attività di ricerca resteranno a Bergamo e saranno integrate nella struttura di Italcementi, in particolare quelle riguardanti lo sviluppo di materiali orientati all’economia circolare e alle performance ambientali. Dunque sarà ulteriormente valorizzata la ricerca su prodotti e soluzioni ‘green’. Il processo di rilocalizzazione ad Heidelberg delle attività di ricerca, in ogni caso, “sarà definito nei suoi particolari nel corso del 2021 e saranno contestualmente messe in atto tutte le possibili soluzioni per i lavoratori che ne risultassero coinvolti, con l’obbiettivo di minimizzare possibili effetti negativi, anche tramite offerte di ricollocazione interna o esterna”.

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