Nell’ultima graduatoria per l’assegnazione delle case popolari a Ferrara tutti i 157 posti disponibili sono stati assegnati a famiglie italiane. Una modifica del regolamento, elaborata dalla giunta guidata dal sindaco della Lega, Alan Fabbri, ha scelto di favorire chi da più tempo risiede in città. Una decisione che sta già facendo discutere e che ha provocato la reazione anche della Curia di Ferrara che si augura che “nessuna famiglia che ne aveva diritto sia stata esclusa per ragioni di razza e nazionalità“. L’Associazione giuridica degli studi sull’immigrazione (Asgi) ha intanto annunciato che impugnerà l’atto.

Fabbri ha parlato di un “risultato rivoluzionario” raggiunto “grazie alla valorizzazione della residenzialità storica” dei richiedenti. “Abbiamo ristabilito una equità sociale che era stata cancellata dai finti buonismi delle amministrazioni Pd”, ha commentato il primo cittadino che ha aggiunto: “La casa popolare non deve più essere considerata un servizio dedicato quasi esclusivamente alle famiglie immigrate, ma un servizio a disposizione di tutti, utile come momento di passaggio che sostiene le famiglie nella ricerca di una autonomia economica futura”. I primi 157 in graduatoria si contano su 259 domande accolte in via definitiva, 473 con riserva e 14 escluse e comprendono anche nuclei stranieri che hanno acquisito la cittadinza. Oltre a chi risiede da più tempo nel comune, sono state favorite le giovani coppie e i nuclei monogenitoriali, compresi quelli di separati con figli.

Nel corso del 2020, l’amministrazione ferrarese era finita al centro di polemiche per i buoni spesa assegnati alle persone in difficoltà per la crisi economica dopo aver stabilito il requisito del permesso di soggiorno per gli stranieri extra Ue e una priorità a favore degli italiani. Una “condotta discriminatoria“, secondo il tribunale, che aveva accolto un ricorso presentato dall’Asgi, costringendo il Comune a rivedere i criteri. Ora sempre l’Asgi, attraverso l’avvocato Alberto Guariso, intende impugnare la delibera sulle case popolari. L’associazione ha dalla sua parte due precedenti significativi in Lombardia.

La Chiesa di Ferrara-Comacchio ha espresso soddisfazione “per le 157 famiglie che hanno ottenuto una casa”, sperando che nessuno sia stato discriminato per la sua nazionalità. “Se fosse così – scrive l’arcidiocesi ferrarese, guidata da monsignor Gian Carlo Perego – il nuovo bando non aiuta a costruire la città di domani, che non potrà vedere convivere persone di diversa provenienza con nuove risorse ed esperienze. Diversamente, una città è destinata a morire più che ad attrarre nuove persone e famiglie”.

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