I Musei Civici di Venezia non resteranno chiusi fino al 15 gennaio, come già deciso dal governo per tutte le strutture culturali italiane, ma fino al 1 aprile. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione della Fondazione Musei Civici di Venezia e riguarda tutte le sedi: Palazzo Ducale, Museo Correr, la Casa di Goldoni, Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, Palazzo Fortuny, i musei del Merletto, del Vetro e di Storia Naturale, la Torre dell’Orologio. La serrata comporterà la cassa integrazione per tutti i 70 dipendenti della Fondazione e dei circa 320 addetti delle cooperative che si occupano di biglietteria e controllo delle sale.

La decisione è stata comunicata ai sindacati che hanno reagito definendola “grave ed incomprensibile”. Daniele Giordano di Fp-Cgil e Mario Ragno di Uil-Fpl sostengono che la scelta “pregiudica la capacità di ripresa stessa delle attività della Fondazione e va in totale controtendenza con le esternazioni della giunta di Luigi Brugnaro che ha predicato costantemente la riapertura delle attività e invece, proprio sulla cultura, si comporta in maniera diametralmente opposta”. Il sindaco di Venezia è vicepresidente della Fondazione.

I sindacati denunciano “il fatto che si siano svolte due sedute della commissione VI del Consiglio comunale per affrontare le misure di gestione del Covid adottate dalla Fondazione, dai percorsi al piano informativo, come se i musei fossero pronti per aprire in sicurezza. Di chiusure non si era mai discusso, anzi era stata criticata la decisione del governo. Quanto determinato dal Cda ha anche gravi ricadute sui lavoratori che vengono messi in cassa integrazione al 100%. È bene ricordare come siano già stati in questo regime per gran parte del 2020, contribuendo a far risparmiare alla Fondazione ben 600mila euro”. Al Cda viene poi contestato di aver chiuso un bilancio in attivo di due milioni di euro grazie ai finanziamenti governativi e di voler ora risparmiare in tre mesi altri 620mila euro, nonostante abbia incrementato il proprio patrimonio, portandolo a 9 milioni di euro circa.

“Il lavoro dei dipendenti non è legato solo alla fruizione delle strutture – spiegano Giordano e Ragno – ma soprattutto alla programmazione, alla conservazione dei beni, alla progettazione scientifica. Le risorse non sono infinite e sorprende che a Venezia ci sia una classe politica che preferisce ‘mangiare dalle risorse pubbliche’ quando potrebbe invece utilizzare le proprie per investire, rilanciare l’attività e garantire reddito e occupazione ai lavoratori”.

L’assessore al bilancio del Comune, Michele Zuin, replica: “Sono le solite polemiche sindacali. I budget si fanno sfruttando le risorse messe a disposizione. E si ringrazi Dio che la cassa integrazione è prevista, dato che ci sono altre realtà, vedi Porto, che non ce l’hanno. La Fondazione ha l’obbligo di chiudere in pareggio, sarebbe irresponsabile non portare avanti un programma di bilancio che miri a mantenere equilibrio, senza tagli alla cultura”.

Severo, al contrario, il giudizio dello storico Giuseppe Saccà, eletto in consiglio comunale per il Partito Democratico. “È una scelta ragionieristica che non calcola il danno per la città. Al di là delle mille retoriche del sindaco Brugnaro su come rilanciare un turismo di qualità partendo dalla cultura, registriamo nei fatti il disinteresse a rendere fruibili il prima possibile i musei. È un fatto grave per le ripercussioni sui lavoratori, sull’attrattività e sull’immagine di Venezia”.

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